Sinner Medvedev finale Indian Wells

26 Marzo 2026

Stefano Cagelli

I big del tennis si compattano: ecco la grande proposta che può cambiare il sistema

Negli ultimi giorni, il mondo del tennis è stato attraversato da un’ondata di discussioni dopo la diffusione virale di un video sui social, sostenuto da giocatori di primo piano come Jannik Sinner e Daniil Medvedev. Il contenuto, chiaro e diretto, mette nero su bianco una richiesta sempre più condivisa: riformare profondamente il sistema economico del tennis professionistico.

Un malcontento che cresce

Da tempo si avverte un cambiamento nel clima all’interno del circuito. I giocatori, sia nel circuito maschile che in quello femminile, stanno progressivamente alzando la voce nei confronti delle principali istituzioni del tennis mondiale, come ATP e WTA, ma soprattutto verso i tornei dello Slam.

Il nodo centrale è economico: mentre i ricavi complessivi del sistema continuano a crescere — grazie a diritti televisivi, sponsor, biglietteria e merchandising — la quota destinata ai protagonisti, i giocatori, aumenta molto più lentamente.

E questo squilibrio è ormai sotto gli occhi di tutti.

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Un business in espansione, ma non per tutti

Il tennis vive una fase di grande espansione globale. Gli stadi sono pieni, l’interesse mediatico cresce e i grandi eventi registrano numeri record. Eppure, secondo molti giocatori, i benefici di questo boom non vengono distribuiti equamente.

È vero che, dopo la pandemia di COVID-19, la sostenibilità economica per i tennisti di fascia più bassa è migliorata. Tuttavia, resta ancora molta strada da fare, soprattutto se si considera quanto poco dei ricavi complessivi finisca effettivamente nelle tasche degli atleti.

I numeri del divario

I dati circolati insieme al video sono particolarmente significativi:

  • Nei tornei Masters 1000 e WTA 1000, ai giocatori va circa il 22% dei ricavi totali, percentuale che può salire fino al 26% includendo bonus.
  • Nei tornei del Grande Slam — Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open — la quota scende invece tra il 12% e il 15%.

Una differenza che molti definiscono “inaccettabile”, considerando che sono proprio i giocatori il principale richiamo dello spettacolo.

Il focus sui tornei dello Slam

Se da un lato l’ATP ha introdotto negli ultimi anni diverse misure a sostegno dei giocatori — come il rafforzamento del circuito Challenger e forme di tutela economica — il vero punto critico resta il modello di gestione degli Slam.

Questi tornei, infatti, operano come entità indipendenti e stabiliscono autonomamente la distribuzione dei premi, senza un coordinamento diretto con ATP o WTA. Una posizione di forza che, secondo i giocatori, si traduce in un sistema poco equo.

Le proposte dei giocatori

Dal confronto tra gli atleti sta emergendo una piattaforma di riforma ben strutturata, articolata in tre punti principali:

1. Creazione di un Consiglio dei Giocatori per gli Slam
Un organismo che permetta agli atleti di partecipare attivamente alle decisioni chiave: prize money, calendario e regolamenti.

2. Aumento progressivo dei premi
L’obiettivo è portare la quota destinata ai giocatori almeno al 16% dei ricavi, con un incremento graduale fino al 22% entro il 2030.

3. Programmi di welfare finanziati dagli Slam
Si propone la creazione di fondi dedicati al benessere dei giocatori, includendo:

  • pensioni
  • supporto per infortuni
  • assistenza sanitaria
  • servizi per la salute mentale
  • congedi di maternità

Il piano prevede un investimento iniziale di 4 milioni di dollari per torneo, fino ad arrivare a 12 milioni entro il 2030.

Una sfida aperta

Le proposte sono già oggetto di discussione e trovano un ampio consenso tra i giocatori, consapevoli che una redistribuzione più equa potrebbe rafforzare l’intero sistema.

Resta ora da capire quanto i tornei del Grande Slam saranno disposti a cedere parte del loro potere economico. La partita è appena iniziata, ma il fronte dei giocatori non è mai stato così compatto.