Alexander Zverev

25 Ottobre 2025

Valeria Lorenzi

Zverev, il gigante incompiuto del tennis: oggi la semifinale con Musetti a Vienna

Alexander Zverev torna protagonista. Oggi il tedesco affronta Lorenzo Musetti in semifinale all’ATP 500 di Vienna, in un momento chiave della sua stagione. Con la qualificazione già in tasca per le ATP Finals di Torino, il 28enne di Amburgo cerca conferme e continuità, ma soprattutto un segnale di quella maturità tennistica e mentale che ancora gli manca per conquistare il suo grande obiettivo: il primo titolo del Grande Slam.

Origini e formazione di un predestinato

Nato il 20 aprile 1997 ad Amburgo, Alexander “Sascha” Zverev è cresciuto in una famiglia interamente dedicata al tennis. Il padre, Alexander Sr., e la madre, Irina Zvereva, erano entrambi professionisti originari di Soči, trasferitisi in Germania negli anni ’90. Anche il fratello maggiore, Mischa, ha avuto una carriera ATP di buon livello.

Zverev ha impugnato la racchetta a soli cinque anni, mostrando da subito un talento naturale, sostenuto da un’intensa disciplina familiare. A soli 16 anni era già tra le migliori promesse del circuito junior, vincendo l’Australian Open Boys nel 2014 e arrivando rapidamente ai tornei professionistici.

Un dettaglio spesso dimenticato è la sua battaglia quotidiana contro il diabete di tipo 1, diagnosticato quando aveva appena quattro anni. Nel 2022, Zverev ha fondato la Alexander Zverev Foundation, che sostiene bambini affetti dalla stessa malattia e finanzia la ricerca scientifica. Un impegno che racconta anche l’aspetto umano di un atleta spesso descritto come freddo o distaccato.

L’ascesa nel circuito ATP

Zverev è diventato professionista nel 2013 e, nel giro di pochi anni, ha bruciato le tappe: già nel 2017 entrava stabilmente nella Top 10, vincendo il suo primo Masters 1000 a Roma contro Novak Djokovic.
Negli anni successivi ha consolidato il proprio status di top player, conquistando 24 titoli ATP, tra cui le ATP Finals nel 2018 e nel 2021, e la medaglia d’oro olimpica ai Giochi di Tokyo 2020 (disputati nel 2021).

Dotato di un servizio devastante e di una solidità da fondo campo impressionante, Zverev ha dimostrato di poter battere chiunque. Tuttavia, la sua carriera è stata segnata da una costante dualità: il talento e la potenza da numero uno, contro la fragilità mentale nei momenti decisivi.

Il tabù Slam: una barriera mentale più che tecnica

Nonostante i successi, Zverev non è ancora riuscito a vincere un titolo del Grande Slam. Ci è andato vicino più volte: US Open 2020, perso contro Dominic Thiem dopo essere stato avanti di due set; Roland Garros 2024, battuto in finale da Carlos Alcaraz; Australian Open 2025, sconfitto da Jannik Sinner.

Tre occasioni mancate, che hanno alimentato la percezione di un giocatore incompiuto.
Roger Federer, suo ex rivale e grande estimatore, ha dichiarato di recente che “Zverev ha tutto per vincere uno Slam, ma deve ancora imparare a gestire i momenti che contano”.

Il tedesco, dal canto suo, ha spesso sottolineato come la costanza e la fiducia nei punti cruciali siano il vero margine su cui lavora: “Non credo sia una questione di livello tecnico, ma di riuscire a far rendere il mio tennis quando la pressione è al massimo”.

Le sfide con la nuova generazione: Sinner e Alcaraz

Negli ultimi due anni Zverev ha trovato sulla sua strada due autentici ostacoli generazionali: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.
Contro entrambi il bilancio è negativo. Alcaraz lo ha battuto nella finale del Roland Garros 2024, mentre Sinner lo ha superato nell’ultima finale Slam a Melbourne. Entrambi rappresentano esattamente ciò che a Zverev è mancato finora: leggerezza mentale, istinto vincente e capacità di dominare i momenti più tesi.

Zverev rimane tuttavia una minaccia costante per chiunque. La sua capacità di tenere il campo, la potenza del servizio e la solidità in risposta ne fanno ancora oggi uno dei giocatori più completi del circuito.

I problemi personali e la rinascita d’immagine

Negli ultimi anni, il tedesco ha dovuto affrontare anche momenti difficili fuori dal campo. Nel 2023 un tribunale di Berlino aveva aperto un caso per presunta violenza domestica nei confronti dell’ex compagna. Il procedimento è stato chiuso nel 2024 dopo un accordo extragiudiziale, ma l’episodio ha lasciato un’ombra sulla sua immagine.

Da allora, Zverev ha scelto un profilo più sobrio, concentrandosi sul gioco e sul suo impegno sociale. L’attuale stagione lo ha visto tornare tra i primi cinque del mondo, simbolo di una maturazione personale e professionale che, forse, potrebbe essere preludio al salto definitivo.

Vienna come tappa simbolica

La semifinale di oggi contro Lorenzo Musetti è più di una semplice partita.
È una prova di solidità e un’occasione per chiudere l’anno con fiducia prima delle Finals di Torino. Musetti, con il suo tennis elegante e imprevedibile, rappresenta un test interessante: un avversario che può mettere in difficoltà Zverev sul piano tattico e mentale.

Per il tedesco, vincere oggi significherebbe confermare che la crescita è reale e che il tanto atteso Slam non è più un miraggio, ma una questione di tempo.


Alexander Zverev resta uno dei talenti più puri e affascinanti del tennis moderno: un campione olimpico, un habitué dei tornei più prestigiosi, un uomo che ha imparato a convivere con la fragilità e con le aspettative di un Paese intero. Il suo cammino non è stato lineare, ma ogni volta che torna in campo, come oggi a Vienna, lo fa con la stessa ambizione: rompere finalmente quel muro invisibile che separa il grande tennista dal campione immortale.