Alla vigilia dell’Australian Open 2026 Jannik Sinner si presenta a Melbourne in uno stato d’animo profondamente diverso rispetto a dodici mesi fa. Allora, l’arrivo in Australia fu accompagnato da incertezze e pensieri pesanti legati al caso clostebol; oggi, invece, il numero due del mondo parla con lucidità e serenità di un percorso che lo ha cambiato dentro, prima ancora che sul campo.
«L’anno scorso è stato difficile, perché non sapevo cosa sarebbe successo. Era qualcosa che avevo sempre in testa quando scendevo in campo», ha raccontato in conferenza stampa. «Non è stato complicato solo per me, ma anche per la mia famiglia. Ho cercato di stare vicino alle persone che amo: a volte ha funzionato, a volte è stato più duro». Da quell’esperienza, però, Sinner dice di aver tratto una lezione decisiva: «Tutto ha una ragione. Mi ha reso più forte come persona, più maturo. Oggi vivo lo sport in modo più rilassato, dando comunque il massimo. I risultati sono un extra: la cosa più importante è l’equilibrio».
La scelta di non giocare prima di Melbourne
In questa nuova fase rientra anche una decisione ormai consolidata: nessun torneo ufficiale prima dell’Australian Open. Una linea seguita negli ultimi due anni e confermata anche per questa stagione. «Voglio avere una pre-stagione molto buona, più lunga», spiega Sinner. «A volte giocare un torneo preliminare non aiuta, perché vivi situazioni diverse da quelle di uno Slam».
In questo contesto si inseriscono le esibizioni, come quella disputata contro Carlos Alcaraz: «È stata un’esperienza diversa. Non avevo ancora la sensazione di essere al 100% in partita e non provavi il nervosismo di un match ufficiale. Però è fantastico tornare davanti a una folla: ti dà una sensazione di relax». Utili anche i match di allenamento, come quello programmato con Felix Auger-Aliassime: «Il risultato non conta. L’importante è ritrovare la sensazione della competizione e prendere confidenza con il campo».
Dettagli tecnici e adattamento
La preparazione è stata mirata, senza rivoluzioni ma con grande attenzione ai particolari. «Abbiamo lavorato molto sul gioco di transizione verso la rete e fatto qualche piccolo aggiustamento al servizio. A questi livelli sono i dettagli a fare la differenza», sottolinea Sinner. I primi match serviranno soprattutto ad adattarsi al ritmo partita e alle condizioni: «Il caldo cambia tutto, è molto diverso giocare di giorno o in sessione serale».
La ricerca di maggiore varietà non nasce pensando a un avversario in particolare: «Non lo faccio per battere qualcuno. Se aggiungi qualcosa al tuo tennis, lo fai per migliorare come giocatore. L’obiettivo è sentirsi a proprio agio in ogni situazione». Centrale anche il lavoro fisico e mentale: «Il tennis oggi è velocissimo, le partite possono essere lunghe e intense. Devi restare al top fisicamente e mentalmente per tutta una stagione che è molto lunga».
Un altro anno con Cahill
In questo percorso pesa anche la presenza di Darren Cahill, ancora un altro anno nello staff: «È fondamentale per tutto il team. Mi conosce non solo come giocatore, ma anche come persona. Ha tutto sotto controllo, è un po’ il padre di tutti noi. Con lui ti senti al sicuro».