8 Luglio 2025

Stefano Maffei

I più famosi e stravaganti rituali prima dei servizi

Il tennis è uno sport fatto di tecnica, resistenza, intelligenza tattica e, soprattutto, abitudini.
Ogni punto giocato è una battaglia a sé stante, ma l’elemento che spesso fa la differenza tra
una vittoria e una sconfitta è la mente. Per questo motivo molti tennisti si affidano a rituali
particolari prima di servire, piccoli gesti ripetuti con precisione millimetrica, a metà tra
scaramanzia, concentrazione e routine mentale. Alcuni di questi rituali sono diventati talmente
celebri da essere riconoscibili in tutto il mondo, trasformandosi in veri e propri tratti distintivi
dell’identità dell’atleta.

La routine come ancora mentale

In un contesto altamente competitivo come quello del tennis professionistico, dove anche un
secondo di distrazione può costare un break o un match, la ripetizione di gesti familiari può
offrire un punto d’appoggio psicologico. Gli psicologi dello sport concordano: avere una
routine pre-servizio aiuta il giocatore a entrare in uno stato mentale ottimale. I gesti ripetuti
non sono meri tic: diventano un modo per resettare il cervello e prepararsi all’azione. Il
servizio, essendo l’unico colpo interamente sotto il controllo del giocatore, è anche il più
soggetto a influenze emotive.
È proprio in questo momento, prima del lancio della palla, che molti tennisti si trasformano
in personaggi rituali, offrendo agli spettatori uno spettacolo che va oltre la tecnica. C’è chi lo
fa per scaramanzia, chi per concentrazione e chi perché senza quella sequenza precisa di gesti
si sente perduto.

Rafael Nadal: il re dei rituali

Impossibile parlare di rituali nel tennis senza menzionare Rafael Nadal. Il fuoriclasse
maiorchino aveva una vera e propria coreografia da seguire prima di ogni punto, tanto da far
pensare che esistano delle istruzioni dettagliate dietro ogni movimento. Prima del servizio,
Nadal sistema i capelli dietro le orecchie, poi tira il pantaloncino da entrambi i lati, controlla
le corde della racchetta, fa rimbalzare la palla con precisione e solo allora si prepara a servire.
Ovviamente, il tutto entro i 25 secondi come da regolamento.
Questo insieme di gesti, a tratti ossessivi, è diventato famoso quanto il suo diritto mancino.
Nadal ha spesso dichiarato che questi rituali lo aiutano a mantenere la concentrazione e a
sentirsi in controllo della situazione. Anche se molti li considerano eccentrici, per lui sono
un’arma psicologica essenziale.
Oltre al servizio, anche la cura maniacale nella sistemazione delle bottigliette d’acqua durante
i cambi di campo è diventata celebre.

Novak Djokovic: rimbalzi infiniti

Anche Novak Djokovic ha la sua routine e il suo gesto distintivo è il rimbalzo della palla. Il
serbo è famoso per far rimbalzare la pallina a terra anche oltre 15 volte prima di servire,
soprattutto nei momenti più delicati. Questo ha spesso provocato l’irritazione degli avversari
e persino del pubblico, ma per Djokovic non si tratta di provocazione, bensì di preparazione
mentale.
Il numero dei rimbalzi può variare, ma aumenta visibilmente nei momenti di maggiore
tensione, come un match point o una palla break. È un modo per rallentare il gioco, prendere
tempo, raccogliere le idee e sottrarre attenzione all’avversario. Non è un caso che Djokovic
sia uno dei tennisti mentalmente più solidi della storia.

Serena Williams: la concentrazione è tutto

Anche nel circuito femminile i rituali non mancano. Serena Williams, una delle più grandi
tenniste di tutti i tempi, aveva la sua personale sequenza prima del servizio: un piccolo salto,
qualche rimbalzo della palla e uno sguardo fisso all’altro lato del campo. La sua routine non
era tanto spettacolare quanto quella di Nadal, ma era altrettanto precisa e invariabile.
Serena ha sempre posto grande enfasi sulla psicologia del gioco e il suo modo di approcciarsi
al servizio rifletteva il suo atteggiamento dominante. La sua routine serviva a entrare nel mood
giusto per colpire con potenza e decisione, tratti che hanno definito la sua carriera.

Maria Sharapova e il silenzio rituale

Maria Sharapova, celebre per il suo stile aggressivo e i suoi iconici urli in campo, aveva una
routine molto marcata. Prima di servire, camminava lentamente verso la linea di fondo,
sistemava i capelli, toccava il viso e si prendeva un momento di silenzio assoluto. Era come
se volesse isolarsi completamente dal contesto e tornare a un punto zero emotivo.
Il gesto più caratteristico, però, era l’atto di voltarsi di spalle subito dopo il punto, per poi
ricominciare la sequenza da capo. Anche nei momenti di difficoltà, Sharapova appariva
imperturbabile grazie alla sua rigida routine. Era il suo modo per rimanere nel presente e non
lasciarsi trascinare da ciò che era appena accaduto.

Ivo Karlovic e la semplicità del gigante

Non tutti i tennisti hanno rituali vistosi o teatrali. Alcuni, come il croato Ivo Karlovic, erano
noti per la loro essenzialità. Karlovic, uno dei migliori battitori della storia grazie alla sua
statura imponente, si limitava a pochi rimbalzi e un colpo secco. La sua filosofia era semplice:
meno pensi, più agisci.
Anche questa apparente semplicità, però, è un rituale. Karlovic sapeva che ogni secondo in
più a pensare avrebbe potuto sabotare la naturalezza del suo servizio, la sua arma principale.
Così il suo non-rituale diventava in realtà una routine personale fatta di immediatezza e
fiducia.

Le giovani generazioni e i nuovi gesti

Con l’arrivo delle nuove generazioni, anche i rituali si sono evoluti. Carlos Alcaraz, ad
esempio, mostra già una certa tendenza a costruirsi una routine personale, fatta di gesti
ripetitivi e pause calibrate. Più istintivo e meno maniacale di Nadal, Alcaraz sembra trovare
l’equilibrio tra concentrazione e spontaneità.
Jannik Sinner, dal canto suo, mantiene una routine molto essenziale, fedele alla sua immagine
di giocatore razionale e composto. Pochi rimbalzi, una preparazione rapida e uno sguardo
fisso: tutto è improntato all’efficienza e al controllo. È il riflesso di una nuova generazione
che tende a ottimizzare tempi e movimenti, pur non rinunciando al bisogno di stabilità
mentale.

I rituali come parte dello spettacolo

Oltre alla funzione psicologica, i rituali pre-servizio hanno anche un valore estetico e
spettacolare. Diventano parte del personaggio pubblico del tennista, elementi che lo rendono
riconoscibile e che rafforzano il legame con i tifosi. Molti appassionati riescono a identificare
un giocatore solo guardando i suoi gesti prima di servire.
Questo legame tra sport e spettacolo è ormai imprescindibile, e i rituali pre-servizio ne sono
una manifestazione perfetta. I tennisti sono diventati interpreti di una narrazione sportiva in
cui ogni gesto ha un valore simbolico. In un’epoca dominata dalle immagini e dalla
comunicazione visiva, i piccoli tic diventano icone.

Quando il rituale diventa ossessione

Tuttavia, non va dimenticato che l’eccessiva dipendenza dai rituali può trasformarsi in
un’arma a doppio taglio. Alcuni atleti finiscono per sviluppare vere e proprie forme di
ossessione compulsiva, sentendosi incapaci di giocare se qualcosa nella routine va storto. È
un rischio reale in uno sport individuale dove la pressione è enorme.
Gli allenatori e gli psicologi lavorano spesso per bilanciare l’efficacia dei rituali con la
necessità di flessibilità mentale. Un tennista troppo rigido nella sua routine rischia di andare
in crisi al primo imprevisto e nel tennis, si sa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Bonus track: Isner e i suoi imitatori

Meno spettacolare, ma sicuramente iconico è il palleggio tra le gambe che John Isner ha
sempre fatto prima dei suoi devastanti servizi. Un gesto semplice, dopo aver aperto le gambe,
che gli ha sempre dato fiducia, sia su punti importanti che ad inizio partita.
Dopo di lui, moltissimi altri tennisti hanno iniziato a farsi rimbalzare la pallina tra le gambe.
I più famosi? Sicuramente Nick Kyrgios e Denis Shapovalov che hanno dato una loro
personale interpretazione al semplice gesto del tennista americano.