25 Luglio 2025

Stefano Maffei

Quando il talento non basta per emergere nel tennis

Dietro il successo dei grandi campioni si cela spesso una realtà molto più dura, fatta di sacrifici silenziosi, viaggi interminabili e, soprattutto, spese ingenti. Per ogni Carlos Alcaraz o Jannik Sinner che conquista le prime pagine dei giornali, ci sono centinaia di giovani talenti che lottano quotidianamente per emergere, spesso ostacolati non dalla mancanza di talento, ma dalla mancanza di mezzi.

Il circuito minore: un passaggio obbligato, ma proibitivo

Per un giovane tennista, il percorso per raggiungere i livelli più alti del professionismo passa necessariamente attraverso il circuito ITF (International Tennis Federation) e successivamente i tornei Challenger. Questi tornei rappresentano il terreno di crescita per i giocatori in erba, ma anche la fase più dura e costosa della carriera. I montepremi offerti nei tornei ITF sono bassi, spesso non sufficienti nemmeno a coprire le spese sostenute per la partecipazione.

Un singolo torneo può comportare costi tra viaggio, alloggio, iscrizione e alimentazione che si aggirano facilmente tra i 1.000 e i 2.000 euro. Quando si considera che un giovane dovrebbe partecipare ad almeno una trentina di tornei l’anno per avere una reale possibilità di scalare il ranking, il conto diventa rapidamente insostenibile per molte famiglie. A ciò si aggiungono le spese per l’allenamento quotidiano, il coach, il preparatore atletico, il fisioterapista e l’attrezzatura. Il tennis, dunque, diventa una sfida che si gioca prima ancora sul campo: quella di trovare i fondi per continuare a giocare.

Meritocrazia a metà, se il talento non basta

Lo sport, almeno in teoria, dovrebbe essere il regno della meritocrazia, dove i più bravi emergono indipendentemente dal ceto sociale o dalla provenienza geografica. Nel tennis, però, questa regola è spesso tradita. Un giovane che nasce in una famiglia benestante avrà accesso a migliori strutture, potrà viaggiare con facilità, sostenere economicamente periodi di risultati negativi e assumere uno staff qualificato. Al contrario, chi proviene da contesti meno agiati si trova presto a dover decidere se proseguire il sogno o arrendersi alla realtà economica.

Molti giovani promettenti sono costretti a interrompere la carriera ancor prima di averla veramente iniziata, non per mancanza di talento, ma per mancanza di risorse. Si crea così un paradosso: potenzialmente, alcuni dei futuri top100 mondiali potrebbero non essere mai emersi solo perché non potevano permettersi di partecipare ai tornei giusti nei momenti giusti.

Le difficoltà psicologiche legate al denaro

L’aspetto economico non è solo una questione pratica, ma anche psicologica. Quando ogni partita rappresenta la possibilità di ripagarsi il viaggio o guadagnarsi il diritto di partecipare al torneo successivo, la pressione diventa insostenibile. Il tennis è già di per sé uno sport solitario che richiede un’enorme forza mentale. Aggiungere la costante preoccupazione per il denaro significa spesso compromettere la serenità e la concentrazione, elementi fondamentali per la performance in campo.

Molti ragazzi, pur avendo un livello tecnico e fisico adeguato, cedono sotto il peso di una tensione che nulla ha a che vedere con l’avversario dall’altra parte della rete. Quando il tuo futuro dipende da ogni singolo punto giocato, il margine di errore si assottiglia fino a diventare insopportabile.

Sponsorizzazioni come miraggio per pochi

Un altro nodo cruciale è quello delle sponsorizzazioni. Contrariamente a quanto si possa pensare, non basta essere bravi per ottenere il supporto di sponsor tecnici o finanziari. Le aziende cercano visibilità e difficilmente investono su giovani che militano nei circuiti minori, spesso lontani dai riflettori mediatici. È un circolo vizioso: senza risultati di alto livello non si attraggono sponsor, ma senza sponsor è difficile ottenere i risultati che ti porterebbero alla ribalta.

Solo chi ha già un nome, magari perché seguito da un coach noto o perché si allena in un’accademia prestigiosa, riesce ad attrarre qualche attenzione in più. Ancora una volta, si torna al nodo economico: accedere a queste strutture ha un costo elevatissimo.

L’Italia e il sostegno ai giovani

Negli ultimi anni, in Italia si è fatto qualche passo avanti per sostenere i giovani tennisti, grazie anche ai risultati di una nuova generazione di campioni. La Federazione Italiana Tennis e Padel ha avviato progetti di supporto economico e tecnico, ma il numero dei beneficiari è comunque limitato rispetto alla domanda reale. I criteri di selezione, per quanto oggettivi, lasciano fuori molti talenti che magari stanno vivendo un momento difficile o che semplicemente non sono ancora riusciti a dimostrare il proprio valore per mancanza di opportunità.

Le accademie private, pur offrendo spesso un percorso tecnico di altissimo livello, non sono accessibili a tutti. Così, anche in un sistema che cerca di essere più inclusivo, la differenza la fa ancora una volta il conto in banca.

Le eccezioni che confermano la regola

Ogni tanto, qualche storia riesce a rompere lo schema. C’è chi riesce ad emergere partendo da contesti complicati, grazie alla propria determinazione e a un pizzico di fortuna. Proprio perché sono eccezioni, non dovrebbero diventare il metro di giudizio per un sistema che rimane in gran parte elitario. Il fatto che qualcuno ce la faccia nonostante tutto non significa che quel tutto non sia un problema sistemico da affrontare.

Anzi, molte di queste storie diventano narrative strumentali, usate per alimentare il mito del se vuoi, puoi, che ignora le disuguaglianze strutturali e sposta la responsabilità del fallimento esclusivamente sull’individuo.

Verso un tennis più equo?

La domanda che ci si dovrebbe porre è se davvero il tennis voglia diventare uno sport più equo e accessibile o se preferisca continuare a premiare chi parte avvantaggiato. Un cambiamento reale richiederebbe interventi strutturali: premi economici più alti nei tornei minori, fondi di solidarietà, regolamenti che incentivino le federazioni a sostenere i talenti emergenti senza gravare sulle famiglie.

In un mondo ideale, il talento dovrebbe essere sufficiente per emergere. In quello reale, troppo spesso, è il denaro a fare la differenza tra un sogno che si realizza e uno che si spegne.

Il talento silenzioso

In fondo, dietro ogni giovane che rinuncia al sogno del tennis professionistico potrebbe nascondersi un futuro campione che non ha avuto la possibilità di dimostrare il proprio valore. Il talento, da solo, non basta più. Serve un ecosistema che sappia valorizzarlo, sostenerlo e accompagnarlo, indipendentemente dalle condizioni di partenza.

Il tennis continuerà a offrire spettacolo e grandi storie di successo, ma finché non si affronteranno con decisione le disuguaglianze economiche che lo attraversano, resterà uno sport parzialmente meritocratico, dove non sempre i migliori riescono ad arrivare fino in cima. Questo, per chi ama davvero il tennis, non può che essere una sconfitta.