Il tennis, sport in cui la tradizione convive con l’innovazione, ha sempre lasciato spazio alla creatività. Tra i colpi più discussi e controversi, il servizio da sotto occupa una posizione particolare. Non è solo un gesto tecnico, ma una vera e propria dichiarazione tattica. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta di un’invenzione recente. Il servizio da sotto affonda le sue radici nell’epoca in cui il tennis era giocato con racchette di legno e abiti bianchi inamidati, quando era comune colpire la palla con movimenti più contenuti e meno esplosivi rispetto a oggi. Tuttavia, l’utilizzo moderno del colpo ha assunto significati molto diversi rispetto a quelli originari. L’evoluzione del servizio da sotto riflette l’evoluzione stessa del gioco: dalla sua funzione marginale di colpo per principianti o gesto di disperazione, è diventato un’arma tattica raffinata nelle mani dei suoi migliori interpreti.
L’episodio che ha segnato una svolta
Il momento che più di ogni altro ha riportato il servizio da sotto sotto i riflettori è legato a una partita epica del Roland Garros 1989. Michael Chang, allora diciassettenne, si trovava in una situazione quasi disperata contro il numero uno del mondo Ivan Lendl. Colpito dai crampi, visibilmente debilitato, Chang adottò una serie di soluzioni tattiche fuori dagli schemi. Una di queste fu il servizio da sotto, eseguito nel quinto set, quando l’incontro era sul filo del rasoio. Quel gesto destabilizzò Lendl, gli fece perdere concentrazione e fu determinante nella vittoria di Chang. Non fu solo un punto, ma un messaggio: anche un colpo apparentemente umile, se usato con intelligenza, può ribaltare una partita. Da quel momento, l’immaginario collettivo ha associato il servizio da sotto a Chang, che è tuttora considerato il suo pioniere moderno.
Tra tabù e strategia
Nonostante l’episodio di Parigi, per molti anni il servizio da sotto ha continuato a essere visto con diffidenza. La cultura tennistica, specialmente quella anglosassone, ha spesso interpretato questo gesto come una mancanza di rispetto nei confronti dell’avversario. Giocatori, allenatori e persino commentatori lo consideravano un trucco, più che una soluzione legittima. Tuttavia, dal punto di vista regolamentare, non c’è nulla di illecito. La regola è chiara: il colpo deve essere eseguito dietro la linea di fondo e la palla colpita prima che tocchi terra. Tutto il resto rientra nella libertà del giocatore. Con l’evoluzione del tennis, però, le percezioni stanno lentamente cambiando. I ritmi di gioco sono diventati frenetici, gli scambi da fondo campo sempre più lunghi e molti giocatori rispondono alla battuta da metri dietro la linea di fondo. In questo contesto, il servizio da sotto si propone non come provocazione, ma come risposta strategica alla posizione estremamente arretrata dell’avversario.
Nick Kyrgios e la rinascita del colpo
Se Chang è stato l’antesignano, Nick Kyrgios è senza dubbio il promotore della rinascita moderna del servizio da sotto. Il tennista australiano ha fatto del colpo un tratto distintivo del suo stile di gioco irriverente e imprevedibile. Non si tratta solo di stupire il pubblico, ma di utilizzare il colpo nei momenti chiave per sorprendere l’avversario. Celebre fu il suo utilizzo del servizio da sotto contro Rafael Nadal nel torneo di Acapulco nel 2019, un gesto che scatenò reazioni contrastanti. Nadal, noto per la sua posizione molto arretrata in risposta, fu colto di sorpresa. Al termine dell’incontro, il maiorchino criticò l’australiano, definendo il suo atteggiamento poco rispettoso. Kyrgios, dal canto suo, difese il gesto come pienamente legittimo. In molte interviste successive, ha sottolineato come il tennis moderno abbia bisogno di varietà e che il servizio da sotto sia semplicemente un’arma in più, esattamente come una smorzata o una palla corta.
Alexander Bublik, il funambolo kazako
Un altro interprete di grande rilievo del servizio da sotto è Alexander Bublik. Il tennista kazako, noto per la sua vena creativa e per il gusto dello spettacolo, ha portato l’uso del colpo a un nuovo livello. Durante Wimbledon 2022, in un match del secondo turno, Bublik ha eseguito ben sei servizi da sotto nello stesso game, tra lo stupore del pubblico e dei commentatori. Non era uno show fine a sé stesso: Bublik ha vinto quel game. La sua abilità nel mascherare l’intenzione del colpo fino all’ultimo momento, alternando servizi classici e servizi da sotto con rapidità e fluidità, dimostra che si tratta di una scelta pensata, non casuale. Il kazako ha spesso dichiarato che l’obiettivo non è far spettacolo, ma costringere l’avversario a ripensare la propria posizione in risposta.
Daniil Medvedev e l’intelligenza tattica Tra i tennisti di vertice, Daniil Medvedev è forse quello che ha saputo integrare il servizio da sotto in modo più razionale. Il russo, noto per il suo gioco meticoloso e imprevedibile, lo ha utilizzato in diverse occasioni nei tornei masters1000 e persino alle ATP Finals. A differenza di Kyrgios o Bublik, Medvedev non lo usa per stupire, ma per vincere. In un’intervista postpartita, ha spiegato che non gli interessa come appaia il gesto: se il colpo funziona e gli fa guadagnare punti, è più che valido. La sua capacità di leggere il posizionamento dell’avversario e decidere il momento giusto per eseguire un servizio da sotto testimonia un’intelligenza tattica fuori dal comune.
Corentin Moutet, il mancino imprevedibile
Un altro nome che merita attenzione tra i migliori interpreti del servizio da sotto è quello di Corentin Moutet. Il francese, mancino dotato di una sensibilità sopraffina e di un gusto marcato per l’improvvisazione, ha inserito il servizio da sotto nel suo repertorio con naturalezza, facendone uno strumento tattico, ma anche una forma espressiva. In diverse occasioni del circuito ATP, il francese ha sorpreso i suoi avversari servendo da sotto non solo in situazioni disperate, ma anche in momenti inaspettati di equilibrio. Il suo stile di gioco, basato su ritmo spezzato, smorzate, slice e improvvise accelerazioni, trova nel servizio da sotto una perfetta continuità. Più che una trovata occasionale, per Moutet questo colpo è parte integrante della sua visione del tennis: un gioco fatto di intelligenza, variazione e istinto. Il pubblico ha imparato ad aspettarsi da lui l’inaspettato e questo contribuisce a renderlo uno degli interpreti più intriganti del colpo nella scena attuale.
L’effetto psicologico sull’avversario
Un aspetto meno discusso, ma fondamentale del servizio da sotto è l’effetto mentale che può avere sull’avversario. Essere sorpresi da un colpo così inaspettato può causare frustrazione, perdita di concentrazione, addirittura irritazione. Alcuni giocatori, sentendosi derisi o presi in giro, commettono errori nei punti successivi, dimostrando che il colpo ha un impatto che va oltre il semplice esito di un punto. È per questo che alcuni lo considerano un’arma psicologica, capace di spostare l’equilibrio mentale di un incontro. Non è raro vedere giocatori che, dopo aver subito un servizio da sotto vincente, iniziano a rispondere da una posizione meno arretrata, modificando così il loro piano tattico. Uno strumento per il futuro
Oggi, il servizio da sotto non è più un tabù. Sempre più giocatori del circuito ATP e WTA lo sperimentano in allenamento e alcuni lo portano anche in partita. Il cambiamento di mentalità è in corso: non si tratta più di un’eccezione folkloristica, ma di un colpo da conoscere e, all’occorrenza, padroneggiare. Non è escluso che in futuro possa essere addirittura integrato nei programmi di formazione giovanile, come già avviene per altri colpi non ortodossi. Il tennis, dopo tutto, premia chi sa innovare, chi sa uscire dagli schemi senza infrangerli. Il servizio da sotto è, a tutti gli effetti, la dimostrazione che anche un gesto semplice può cambiare il corso di una partita.