L'ultima vittoria allo US Open di Rafa Nadal

3 Agosto 2025

Stefano Cagelli

La tripletta nordamericana è davvero qualcosa di irripetibile?

In un periodo in cui si moltiplicano le critiche al nuovo calendario tennistico, sempre più fitto e logorante, è bene volgere lo sguardo al passato e ricordare quelle stagioni leggendarie in cui alcuni campioni riuscirono in un’impresa oggi quasi irripetibile: vincere nella stessa annata i tornei di Toronto, Cincinnati e lo US Open. Un trittico nordamericano durissimo, che segue immediatamente Wimbledon e richiede ai giocatori un livello di intensità altissimo a stagione già inoltrata.

Nel 2025, la lista dei forfait eccellenti in Canada – tra cui Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic – rende l’impresa quasi utopica. Ed è per questo che i nomi di chi ci è riuscito risuonano oggi come leggende scolpite nella pietra: Patrick Rafter, Andy Roddick e Rafael Nadal. Tre campioni che hanno fatto la storia, e che in quegli anni mostrarono un dominio tecnico e fisico assoluto.


Tre re del cemento

Patrick Rafter, nel 1998, fu il primo a completare la tripletta. Vinse il Masters del Canada senza perdere un set e trionfò poi a Cincinnati in una finale epica contro Pete Sampras, rimontando da uno 0-6 iniziale fino al 7-6 6-4 finale. Infine, completò l’opera con la vittoria agli US Open.

Cinque anni dopo, nel 2003, toccò ad Andy Roddick ripetere l’impresa. Dopo aver conquistato Montreal, si impose anche a Cincinnati in una finale drammatica contro Mardy Fish, salvando match point. A New York, demolì Juan Carlos Ferrero senza cedere nemmeno un set. È ancora oggi l’ultimo statunitense ad aver alzato il trofeo dello US Open.

Il più recente a riuscirci è stato Rafael Nadal, nel 2013, una delle sue stagioni più straordinarie. Dopo aver vinto il Roland Garros, dominò anche sul cemento: travolse Milos Raonic nella finale canadese (6-2 6-2), resistette a due tie-break contro John Isner a Cincinnati, e poi batté Novak Djokovic in una finale memorabile a Flushing Meadows (6-2 3-6 6-4 6-1).


Il caso Agassi: vicino al traguardo

Anche Andre Agassi nel 1995 fu protagonista di una campagna estiva stellare. Vinse il Canada battendo Sampras e Cincinnati superando Chang. Prese anche parte al defunto torneo di New Haven, che vinse, arrivando agli US Open da grande favorito. Ma nella finale trovò un Sampras in cerca di vendetta: il 6-4 6-3 4-6 7-5 con cui fu battuto gli negò un posto tra gli autori della tripletta perfetta.


L’era dell’impossibile

L’attuale allungamento del calendario – con Masters 1000 estesi a quasi due settimane – comporta un carico fisico molto più gravoso. L’assenza contemporanea di Alcaraz, Sinner e Djokovic a Toronto è solo l’ennesima prova di quanto il sistema attuale metta a dura prova i migliori del circuito. E sebbene queste defezioni possano aprire la porta a sorprese come la recente vittoria di Alexei Popyrin a Montreal 2024, l’impresa di vincere Toronto, Cincinnati e lo US Open nella stessa stagione è oggi quasi utopica.

Il tennis sta cambiando, e con esso anche la possibilità di vedere dominatori assoluti nelle tournée più massacranti del calendario. Forse è tempo di ripensare i ritmi, se non si vuole che i grandi eventi perdano progressivamente il loro fascino e prestigio.