In una settimana orfana di grandi nomi come Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic, quella che si presentava come una ghiotta opportunità per Alexander Zverev si è trasformata in una nuova, cocente delusione. Il tedesco, numero 3 del mondo, è stato eliminato in semifinale all’ATP Masters 1000 di Toronto da un solido e coraggioso Karen Khachanov, capace di imporsi con il punteggio di 6-3, 4-6, 7-6(4) dopo 2 ore e 55 minuti di battaglia.
Il match: Khachanov salva un match point, Zverev crolla al tie-break
Khachanov, attuale numero 16 del ranking ATP, ha mostrato ancora una volta quanto può essere pericoloso sul cemento nordamericano. Dopo aver vinto il primo set, ha subito il ritorno di Zverev nel secondo, ma ha saputo resistere al momento più delicato: sotto 5-6 nel terzo set, ha annullato un match point e ha poi dominato il tie-break finale.
Per il russo si tratta della seconda finale in carriera in un Masters 1000, dopo il trionfo a Parigi-Bercy nel 2018 contro Djokovic. Grazie a questa vittoria, Karen si è già garantito il ritorno in Top 15, e con un eventuale successo in finale potrebbe fare il suo ingresso nella Top 10.
Zverev, la solita incompiuta
La vera notizia, però, è l’ennesima occasione mancata da Alexander Zverev. Con i principali rivali fuori dai giochi, il tedesco aveva la strada spianata per aggiudicarsi un titolo importante e rilanciare la sua candidatura al trono del tennis mondiale. Invece, ancora una volta, il suo gioco si è rivelato discontinuo nei momenti chiave.
Nonostante i buoni risultati degli ultimi mesi, Zverev continua a mancare l’appuntamento con i grandi trofei. E questa eliminazione brucia più di altre: Toronto poteva (e doveva) essere il suo torneo. Ma quando conta davvero, il tedesco fatica ancora a imporsi.
Khachanov ora sogna il bis
Il russo tornerà in campo giovedì 7 agosto per giocarsi la finale contro il vincente della sfida tra Taylor Fritz e Ben Shelton. Quale che sia l’avversario, Karen Khachanov ha già dimostrato di essere pronto: a Toronto è lui l’uomo da battere.
