Se c’è un filo conduttore nel tennis maschile degli ultimi anni, porta dritto a due nomi: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Due giovani con stili e personalità opposte, ma accomunati da un talento cristallino e da una fame di vittorie che sta segnando un’epoca.
A parlarne è Riccardo Piatti, allenatore che ha plasmato Sinner dai 13 anni fino all’ingresso nella top 10, accompagnandolo fino alla sua prima finale in un Masters 1000. In un’intervista a La Stampa, Piatti ha offerto una prospettiva privilegiata su una rivalità che non si limita al campo, ma che sta riscrivendo la narrativa dell’ATP Tour.
«Entrambi amano la competizione e il confronto diretto, ma senza cadere nell’ossessione – spiega Piatti –. Alcaraz ha un’indole più espansiva, Sinner più riservata. Uno ama la festa, l’altro la tranquillità delle montagne. Eppure, le loro strade si intrecciano perché da bambini hanno fatto enormi sacrifici per arrivare dove sono».
Sul piano tecnico, l’ex coach di Sinner sottolinea i progressi dell’azzurro: «Quest’anno Jannik è cresciuto molto anche sulla terra battuta. Nei prossimi 6-7 anni avrà la possibilità concreta di completare il Grande Slam, un obiettivo che ho sempre considerato alla sua portata».
Con le ATP Finals di Torino già in tasca per entrambi, Piatti individua le ultime due grandi sfide della stagione: «Vincere lo US Open e chiudere l’anno al numero uno del mondo».
La sensazione è che Sinner e Alcaraz stiano scrivendo un capitolo di rivalità sportiva che ricorderemo a lungo. Due mondi diversi, due stili diversi, ma un destino comune: essere i protagonisti assoluti del tennis di oggi e di domani.