Un ragazzo riflessivo, tranquillo e umile. È così che Jannik Sinner si descrive – direttamente e indirettamente – ogni volta che parla. Alla vigilia dell’US Open 2025, il numero uno al mondo ha concesso un’intervista esclusiva a vari media internazionali, tra cui Corriere della Sera, mostrando il suo lato più personale e intimo.
Nonostante il suo dominio nel tennis mondiale, per il grande pubblico Sinner resta ancora un personaggio enigmatico: di lui si scrive molto, ma lui stesso ha sempre scelto la via della discrezione, evitando dichiarazioni sopra le righe.
“La mia vita gira intorno al tennis, ma so che finirà”
Sinner è consapevole della caducità della carriera sportiva:
“La mia vita gira intorno al tennis, ma so che quando avrò tra i 35 e i 40 anni tutto sarà finito e dovrò decidere cosa fare. Non mi piace vantarmi di essere il numero 1 del mondo. Sono sempre stato umile e credo che per arrivare a quel livello serva un comportamento esemplare, dentro e fuori dal campo”.
L’altoatesino riconosce come la sua crescita sia passata anche dall’accettazione dei propri difetti:
“Pensavo di essere molto forte, ma non lo ero. Non avevo pazienza e volevo fare tutto subito. Ho capito che il tennis è come un puzzle: bisogna lavorare duro per far combaciare i pezzi”.
Studio, tattica e responsabilità in campo
La maturità di Sinner emerge anche nella preparazione delle partite:
“Guardo molto tennis, analizzo i miei rivali e mi rivedo i loro video il giorno prima di affrontarli. Il mio team mi aiuta, ma penso che durante i match sia il giocatore stesso a dover trovare le soluzioni, perché non sempre hai la fiducia per fare ciò che ti viene chiesto da fuori”.
Un approccio che, unito alla sua intelligenza tattica, ha contribuito al salto di qualità compiuto dal 2023 in poi.
Lego, musica e la fuga dalla pressione
Fuori dal campo, Sinner sorprende per la sua semplicità: la sua grande passione sono i Lego.
“Li costruisco da tempo, mi rilassano e mi fanno staccare. Metto un po’ di musica e passo ore a costruire. A New York ho comprato un’auto di Lego, ci ho messo cinque ore e poi ho deciso che mi serviva qualcosa di più difficile. È fantastico perché mi fa dimenticare la pressione che viviamo noi atleti”.
Famiglia, radici e una vita privata protetta
L’attaccamento alle proprie origini resta fortissimo:
“Avere genitori lavoratori è stata una benedizione. A casa parlavamo un dialetto tedesco tipico della mia zona e ricordo i piatti fatti in casa di mia nonna… ora posso mangiarli solo qualche giorno all’anno, quando torno a trovarla”.
Sinner racconta anche il momento difficile, a soli 13 anni, di lasciare la famiglia per crescere tennisticamente:
“Sono andato a vivere con la famiglia di un allenatore. Mi hanno accolto come un figlio, avevano cani e gatti, e io adoro gli animali”.
Appassionato di snorkeling e dichiaratamente innamorato – anche se evita di parlare della sua vita privata – Sinner resta fedele a se stesso: un campione che costruisce il suo futuro pezzo dopo pezzo, proprio come i Lego che ama tanto.