Sinner e Musetti

3 Settembre 2025

Giuseppe Canetti

Il pragmatismo e la grande bellezza, Sinner-Musetti: due modi diversi per arrivare al successo

Ventiquattro anni l’uno, ventitré l’altro: quasi coetanei, ma così diversi e con un percorso che ha viaggiato a diverse velocità. Jannik Sinner è nato ai piedi delle Dolomiti, a San Candido, crescendo in un contesto che lo ha temprato quasi naturalmente. Lorenzo Musetti ha visto la prima luce a Carrara, in Toscana, dove tutto è più acceso ma anche confuso e fibrillante, oltre che storicamente dotato di un fascino maestoso.

Già! Lo stile elegante, quel rovescio a una mano sontuoso: fascino è la prima parola che viene in mente quando si parla di “Lorenzo Il Magnifico”, ritenuto fin da bambino uno dei più grandi talenti del panorama tennistico italiano. La bellezza, però, non sempre è destinata ad aprire tutte le porte con uno schiocco di dita. Al contrario, il ragazzino tirolese dai capelli rossi ha rispettato fin da subito la sua etichetta da predestinato. Lo ha fatto grazie al lavoro e alla cura maniacale per i dettagli, prima togliendosi belle soddisfazioni nello scii e poi nei suoi esordi nel mondo della racchetta. Pragmatismo e successi: sembra ieri quel trionfo al Challenger di Bergamo, che lo rese noto ai meno attenti e diede il via – allora non lo sapevamo – ad una delle parabole più gloriose nella storia sportiva nostrana. Era appena maggiorenne, quattro/cinque anni dopo sarebbe diventato numero uno della classifica mondiale e campione slam.

“Muso”, invece, pur brillando a livello Juniores (nel 2019 vinse l’Australian Open), ha avuto un percorso più tortuoso sulla via della consacrazione. L’ha ottenuta al termine di un lungo peregrinare tra momenti di puro splendore e lunghe parentesi negative. La sua forza è stata aggrapparsi al talento e a quei valori che l’hanno sempre guidato: gli affetti, la fedeltà, l’attaccamento. La fiducia al mentore e coach, Simone Tartarini, che ha difeso con le unghie e con i denti anche nei momenti più difficili. Non è uno a cui piacciono le rivoluzioni Lorenzo, a differenza di Sinner che invece – lecitamente – guarda al cambiamento come un’opportunità per trovare nuovi stimoli.

Il mondo è bello perché è vario, ed è proprio nella diversità che, spesso, si sviluppa la costruzione di storie che portano allo stesso traguardo, come l’attesissimo derby ai quarti di finale dello US Open 2025.

Da Anversa a Montecarlo, fino allo US Open: le tappe della rivalità Sinner-Musetti

Sinner e Musetti a Roma
Foto FITP

Le strade di Sinner e Musetti s’incontrarono per la prima volta, tra i grandi, il 20 ottobre del 2021. Si giocavano gli ottavi dell’Atp 250 di Anversa (cemento indoor) e da quella partita emerse che c’era un ragazzo più pronto tra i due. Ovvero Jannik, vittorioso con un netto 7-5, 6-2 che gli aprì le porte per la conquista del suo quinto titolo in carriera nel circuito maggiore. Un trionfo che qualche giorno più tardi gli valse l’ingresso nella top-10 in nona posizione. Lorenzo, all’epoca, gravitava nei pressi della top-60.

Il secondo confronto, invece, andò in scena al Masters 1000 di Montecarlo, il 14 aprile del 2023. Fu praticamente una mattanza, con l’attuale leader del ranking ad imporsi con un doppio 6-2 guadagnandosi il pass per la semifinale. Un paio di anni fa, il divario era ancora nettissimo. E fortunatamente per Musetti, Jannik decise di ritirarsi dall’Atp 500 di Barcellona, dove il toscano riuscì a raggiungere il penultimo atto del torneo usufruendo proprio del suo forfait.

Due anni più tardi…

Da allora, sono trascorsi due lunghi anni. Sinner è diventato numero uno al mondo, mentre Musetti ha rotto il muro della top-10 spingendosi fino alla sesta posizione durante l’estate (oggi è decimo). Il divario persiste, come testimoniano anche i numeri. Ma sarà ancora così ampio?

Musetti e Sinner
Foto “X” US Open

A New York entrambi hanno mostrato una condizione invidiabile, entrambi hanno lasciato per strada soltanto un set. Jannik ha staccato il pass per i quarti dello US Open 2025 superando nell’ordine Vit Kopriva (6-1, 6-1, 6-2), Alexei Popyrin (6-3, 6-2, 6-2), Denis Shapovalov (5-7, 6-4, 6-3, 6-3) ed Alex Bublik (6-1, 6-1, 6-1). Lorenzo l’ha imitato inanellando gli scalpi di Giovanni Mpetshi Perricard (6-7, 6-3, 6-4, 6-4), David Goffin (6-4, 6-0, 6-2), Flavio Cobolli (6-3, 6-2, 2-0 rit.) e Jaume Munar (6-3, 6-0, 6-1).

Tali partite suggeriscono che il carrarino può far bene anche sul cemento, se in uno stato di forma ottimale. Dal canto di Sinner invece, sarebbe superfluo decantare per l’ennesima volta le sue doti. Quel che ha impressionato più che altro è la facilità con cui è riuscito a sbarazzarsi di avversari di ottimo spessore.

Qualche certezza, in attesa del verdetto…

Solo il campo potrà dirci chi dei due approderà in semifinale al quarto Slam dell’anno. Ma in queste ore di vigilia si respirano nell’aria anche un paio di certezze. La prima è che stanotte negli States verrà scritta un’altra pagina stratosferica per il tennis tricolore. La seconda è che l’estremo pragmatismo dell’uno e la grande bellezza dell’altro rappresentano due modi completamente differenti per arrivare al successo. La dimostrazione che, un po’ come nel calcio, non esiste mai un’unica filosofia.

Il nostro auspicio – crediamo di tutti gli appassionati italiani – è che questo dualismo possa presto evolversi in una rivalità ricorrente. Sarebbe una sintesi perfetta, oltre che un vero e proprio tripudio azzurro.