Sul campo era chiamato “Ice Borg”, il campione di ghiaccio. Imperturbabile, quasi impassibile anche nei momenti più incandescenti di Wimbledon o del Roland Garros. Ora, a 68 anni, Björn Borg ha deciso di raccontare una sfida molto diversa, lontana dai riflettori e dalle folle che lo acclamavano: quella contro un tumore alla prostata.
La rivelazione non arriva da un’intervista o da una conferenza stampa, ma dalle pagine della sua autobiografia Hjärtslag (Heartbeats, in Italia “Battiti”), che sarà pubblicata il 18 settembre. Un libro costruito nel silenzio, senza anticipazioni, senza copie per i giornalisti, con pochissime apparizioni programmate. Una scelta che riflette il carattere di Borg, sempre schivo, sempre più incline al silenzio che al clamore.
La diagnosi e l’intervento
La malattia gli è stata diagnosticata nel 2023: una forma molto aggressiva di cancro alla prostata. Borg ha affrontato un intervento chirurgico e oggi si definisce libero dal tumore, pur sapendo che la partita non è finita. Ogni sei mesi tornerà a sottoporsi ai controlli, come in un tie-break che può ancora riservare sorprese.
Un libro come confessione
Nelle pagine di Battiti, Borg non racconta solo i trionfi che lo hanno reso leggenda – i cinque Wimbledon consecutivi, i sei Roland Garros, le sfide epiche con John McEnroe – ma si apre anche sugli anni difficili, sulle fragilità personali e, ora, su quella che definisce la “sfida più importante, non ancora conclusa”.
La biografia è stata scritta insieme alla moglie Patricia e si presenta come un atto di intimità rara per un campione che ha sempre custodito gelosamente la propria vita privata. Non c’è spettacolo né autocelebrazione: c’è piuttosto il desiderio di condividere un’esperienza che, come una finale infinita, mette alla prova corpo e spirito.
L’eredità di un campione
Per chi ama il tennis, Borg resta l’uomo che ha cambiato il gioco con la sua calma glaciale e la sua rivoluzione tattica. Ma con questo libro, in uscita anche in Italia con Rizzoli, il campione svedese lascia un’eredità diversa: quella di un uomo che non ha paura di mostrare la propria vulnerabilità, trasformando la malattia in un racconto di coraggio e resistenza.
Björn Borg, l’“Orso” del tennis, è sempre stato sinonimo di silenzio e compostezza. Oggi, però, la sua voce arriva forte e chiara: la partita più difficile si gioca fuori dal campo, e vale molto più di qualsiasi trofeo.
