La finale degli US Open 2025 contro Carlos Alcaraz ha acceso un campanello d’allarme per Jannik Sinner. L’altoatesino, sempre più vicino alla perfezione tennistica, ha mostrato una piccola ma significativa crepa nel suo gioco: la percentuale di prime palle in campo.
I numeri non mentono: Sinner è il secondo miglior battitore del circuito secondo l’ATP serve rating, dietro solo a Mpetshi Perricard. È il migliore al mondo per game vinti al servizio (92%) e per punti vinti con la seconda palla (59,6%), un dato che conferma la qualità eccelsa del suo secondo servizio, carico di kick e profondo.
Ma c’è un dato che stona: Jannik è solo 54º al mondo per percentuale di prime in campo, con una media del 60,6%. Una cifra che contro la maggior parte dei giocatori non fa differenza, ma che contro ribattitori d’élite come Alcaraz può diventare decisiva.
La tournée nordamericana ha confermato il trend: a Cincinnati Sinner ha superato il 60% di prime solo una volta e agli US Open ci è riuscito in un solo match, contro Musetti. Non a caso, contro Carlos nella finale è sceso addirittura al 48%, concedendo troppe occasioni allo spagnolo di aggredire il secondo servizio.
A Wimbledon, invece, il copione era stato diverso: Sinner aveva tenuto percentuali alte (mai sotto il 57%), dominando i turni di servizio e imponendo il proprio ritmo.
Un problema risolvibile, ma urgente
Sinner ha già dimostrato di avere la mentalità per affrontare il problema: dopo alcuni match a Cincinnati, è rimasto in campo fino a tarda sera per lavorare esclusivamente sulla battuta. La soluzione potrebbe passare da qualche aggiustamento tattico: variare di più le rotazioni, ridurre leggermente la velocità per aumentare la percentuale e cercare di ottenere prime “semplici” per prendere il controllo del punto.
La rivalità con Alcaraz è destinata a segnare un’epoca. E per vincere le battaglie future, Jannik dovrà fare del primo servizio un colpo ancora più affidabile. Perché contro Carlos, ogni dettaglio conta.