Il comportamento di Daniil Medvedev al primo turno degli US Open 2025 continua a far discutere. Dal momento in cui un fotografo è entrato in campo senza permesso durante il match point di Benjamin Bonzi, alla reazione del russo che ha chiesto il sostegno del pubblico e infine alla sua sconfitta in cinque set, si è innescata una reazione a catena: la sua uscita dalla top 10 ATP e la separazione dal coach storico Gilles Cervara dopo oltre otto anni di collaborazione.
Dichiarazioni di ex giocatori e addetti ai lavori hanno criticato il suo atteggiamento, ma ora a prendere la parola è qualcuno che lo conosce forse meglio di chiunque altro: la sua psicologa Francisca Dauzet, che in un’intervista a Tennis Majors ha offerto una lettura psicologica dell’episodio, distribuendo le responsabilità tra Medvedev, l’arbitro e il pubblico.
“Si è fatta un’amalgama di tutto”
Dauzet invita a distinguere tra i vari episodi accaduti in quel match: l’interruzione causata dal fotografo, la rottura della racchetta, le proteste verso l’arbitro.
“Ho la sensazione che tutto sia stato messo sullo stesso piano – dice – ma non sono fatti identici. Daniil è abituato a sbalzi d’umore e a volte può risultare caustico, ma il tennis è uno sport che esaspera le emozioni. Bisogna separare i diversi episodi e non fonderli in un’unica narrazione”.
Il ruolo del pubblico
La psicologa sottolinea che il pubblico gioca una parte cruciale in queste dinamiche:
“Si scandalizza per ciò che vede, ma allo stesso tempo si diverte. Questo alimenta il flusso di commenti e reazioni. Forse ci si dimentica della tensione enorme che vivono i giocatori, delle sfide personali che affrontano. In un match lungo è normale che emergano emozioni di ogni tipo”.
Responsabilità anche dell’arbitro
Dauzet punta il dito anche contro la gestione arbitrale:
“Il giudice di sedia deve fissare il quadro e far rispettare le regole. Se fosse intervenuto prima, forse la situazione non sarebbe degenerata. In quel momento tutti erano travolti dall’energia di Daniil, quasi ipnotizzati”.
L’effetto amplificatore dei social
Non manca una riflessione sull’impatto delle piattaforme digitali:
“Viviamo sotto la pressione tossica dei social, dove dietro l’anonimato si dicono cose estreme. La gente giudica Medvedev solo da un singolo episodio senza conoscerlo davvero. Non è una difesa cieca di Daniil, ma un invito alla prudenza prima di sparare sentenze”.
Moutet, Kyrgios e i “personaggi scomodi”
Dauzet inserisce nel discorso anche altri tennisti controversi:
“Quando Moutet, Medvedev o Kyrgios creano caos, non lo fanno per spettacolo. È il segnale che stanno vivendo difficoltà. Lavorano su loro stessi, ma il loro carattere è parte integrante del loro gioco e della loro spinta competitiva”.
Una difesa finale
In conclusione, la psicologa ribadisce che serve più comprensione per ciò che vivono i tennisti di vertice:
“Il tennis è uno sport unico nel suo genere, che porta la mente in territori estremi. Quello che è successo con Bonzi non è stato solo un episodio di nervosismo, ma un intreccio di emozioni, ruoli e reazioni che vanno oltre il semplice risultato”.