Björn Borg, uno dei più grandi campioni della storia del tennis, ha raccontato per la prima volta la sua battaglia contro il cancro alla prostata, una lotta iniziata nel 2023 e che lo ha portato ad affrontare momenti di paura e introspezione mai provati neppure durante le sue leggendarie finali sull’erba di Wimbledon.
La scoperta durante la Laver Cup
Era il 2023, e Borg stava guidando il Team Europe alla Laver Cup di Vancouver. Apparentemente in perfetta forma, nessuno avrebbe immaginato che in quelle stesse ore, dall’altra parte del mondo, i medici stavano analizzando i risultati di alcuni esami che avrebbero cambiato la sua vita.
«Faccio regolarmente controlli per il cancro alla prostata. Nel 2023 ho rifatto i test e il medico mi ha detto che la situazione non era buona. Serviva un’operazione. Ho chiesto se fosse davvero necessaria, e la risposta è stata sì», ha raccontato Borg alla BBC, in occasione dell’uscita della sua autobiografia Heartbeats, scritta insieme alla moglie Patricia.
L’intervento è stato eseguito nel 2024 e, per fortuna, il tumore è oggi in remissione. Ma lo shock iniziale è stato fortissimo: «È stato difficile a livello psicologico. Non sapevo se il cancro si fosse diffuso. Il dottore mi ha spiegato che avevano fatto il necessario, ma che nel mio corpo ci sono ancora cellule cancerogene “dormienti”. Ho deciso di lottare ogni giorno come se fosse una finale di Wimbledon».
La vita dopo l’operazione
Oggi Borg si sottopone a controlli ogni sei mesi e invita tutti – in particolare gli uomini sopra i 50 anni – a fare prevenzione: «Non senti niente, ti senti bene e all’improvviso succede. Moltissime persone muoiono ogni anno di cancro alla prostata. Fate i controlli, quando potete. Io vivo giorno per giorno, mese per mese, e spero che continui così».
Confessioni inedite sul post-ritiro
Nella sua autobiografia, Borg non parla solo della malattia. Il fuoriclasse svedese ha anche riaperto uno dei capitoli più bui della sua vita: il periodo successivo al ritiro, avvenuto a soli 25 anni, dopo aver vinto 11 titoli dello Slam.
«Avevo perso motivazione e interesse. Non avevo un piano. Oggi i giocatori hanno un team che li guida, io ero completamente perso. Sono arrivati droga, pillole, alcol: tutto per scappare dalla realtà. Non pensavo a nulla. Sono stato vicino a morire più volte, ma sono riuscito a rimettere insieme la mia vita e ora sono molto felice», confessa Borg.
Un racconto crudo e potente che offre un ritratto inedito dell’“Uomo di Ghiaccio”, capace di aprirsi come mai prima d’ora.