Juan Carlos Ferrero e Carlos Alcaraz

26 Settembre 2025

Stefano Maffei

La vita dopo il tennis, chi ha deciso di intraprendere la strada da allenatore

Ogni tennista professionista sa che prima o poi arriva il momento di lasciare il circuito. Alcuni lo fanno ancora da competitivi, altri costretti da infortuni o cali di rendimento. Dopo anni di sacrifici, allenamenti e viaggi, il ritiro porta con sé inevitabilmente un senso di vuoto. Per molti, però, la soluzione migliore per rimanere legati al proprio sport è intraprendere la carriera di allenatore. Questa scelta non solo consente di trasmettere quanto appreso in anni di esperienza, ma permette anche di vivere nuove sfide, questa volta al fianco di altri atleti.

Ivan Lendl, il maestro della disciplina

Tra i casi più celebri c’è Ivan Lendl. Lo statunitense d’adozione, dominatore degli anni Ottanta, una volta ritiratosi decide di dedicarsi per un lungo periodo ad altri interessi, lontano dai riflettori. Poi accetta la sfida di allenare Andy Murray, in un momento in cui lo scozzese è ormai stabilmente tra i migliori al mondo, ma non riesce a compiere il passo decisivo nei tornei dello slam. Con la guida di Lendl, Murray trova quella durezza mentale che gli mancava, conquistando il suo primo major allo US Open del 2012 e successivamente il titolo a Wimbledon nel 2013. La presenza di Lendl, con il suo carisma e il suo rigore, ha inciso profondamente nella carriera dello scozzese, dimostrando come un grande ex giocatore possa trasformarsi in un allenatore vincente.

Boris Becker e la rinascita di Novak Djokovic

Un altro esempio emblematico è quello di Boris Becker. Vincitore di sei slam da giocatore, il tedesco decide di cimentarsi nel ruolo di coach entrando nello staff di Novak Djokovic nel 2014. All’epoca il serbo era già un campione affermato, ma con Becker al suo fianco riesce a compiere un ulteriore salto di qualità, vincendo ben sei tornei del grande slam in tre anni e consolidando il suo dominio sul circuito. La capacità di Becker di trasmettere fiducia e di gestire i momenti chiave delle partite è stato determinante, tanto che Djokovic stesso lo ha più volte riconosciuto come figura fondamentale della sua carriera.

Stefan Edberg, eleganza al servizio di Federer

Non tutti gli allenatori hanno accompagnato atleti in difficoltà. Stefan Edberg, leggenda del tennis svedese, sceglie di collaborare con Roger Federer tra il 2014 e il 2015, in un periodo in cui lo svizzero cerca nuove soluzioni per contrastare la potenza dei rivali più giovani. L’influenza di Edberg è visibile nello stile di gioco di Federer, che torna ad attaccare più spesso a rete e a variare le soluzioni tattiche. Pur senza conquistare un titolo dello slam in quegli anni, Federer arriva in diverse finali e mostra una versione rinnovata di sé, capace poi di raccogliere successi poco dopo, anche grazie all’impronta lasciata dal coach svedese.

Amélie Mauresmo, pioniera tra le allenatrici

Nel panorama femminile spicca Amélie Mauresmo, ex numero uno del mondo e vincitrice di due slam. Dopo il ritiro, Mauresmo intraprende con decisione la carriera di allenatrice, inizialmente con alcune giocatrici francesi, ma soprattutto con Andy Murray, che nel 2014 fa scalpore scegliendo per la prima volta una donna come coach di un top player del circuito maschile. Al di là dei risultati sportivi, l’esperienza di Mauresmo ha avuto un valore simbolico enorme, aprendo la strada a nuove possibilità e dimostrando che la competenza tecnica non ha genere. Successivamente ha lavorato anche con Lucas Pouille e, più di recente, è diventata direttrice del torneo del Roland Garros.

Magnus Norman e la consacrazione di Wawrinka

Un altro nome da ricordare è quello di Magnus Norman. Ex finalista del Roland Garros, dopo una carriera da giocatore senza titoli dello slam, trova la sua consacrazione come allenatore guidando Stan Wawrinka. Sotto la sua direzione, lo svizzero vince tre major, battendo in finale avversari del calibro di Djokovic e Nadal. La capacità di Norman di rafforzare la mentalità di Wawrinka e di aiutarlo a credere nei propri mezzi è stata decisiva, tanto che molti considerano questo sodalizio come uno dei più fruttuosi della storia recente.

Juan Carlos Ferrero e l’esplosione di Alcaraz

Tra gli ex campioni che hanno trovato una seconda vita come allenatori va menzionato Juan Carlos Ferrero. L’ex numero uno del mondo e vincitore del Roland Garros 2003 ha fondato una propria accademia in Spagna e, dal 2019, ha intrapreso un percorso al fianco di Carlos Alcaraz. La loro collaborazione ha portato il giovanissimo spagnolo a traguardi straordinari in tempi rapidissimi: la conquista di sei titoli dello slam e l’ascesa al numero uno del ranking mondiale. Ferrero ha saputo trasmettere ad Alcaraz non solo conoscenze tecniche, ma anche calma e disciplina, diventando un punto di riferimento imprescindibile per la sua crescita. La loro unione rappresenta uno dei sodalizi più vincenti e promettenti del tennis contemporaneo.

Patrick Mouratoglou, il mentore di Serena Williams

Non si può parlare di grandi allenatori senza citare Patrick Mouratoglou. Pur non avendo avuto una carriera importante da professionista, il francese è diventato un punto di riferimento assoluto come coach, soprattutto grazie alla lunga collaborazione con Serena Williams. Insieme hanno dominato il circuito femminile per quasi un decennio, arricchendo il palmarès della campionessa americana con ulteriori slam e consolidando la sua leggenda. Mouratoglou ha dimostrato come l’allenatore non debba necessariamente essere stato un campione sul campo, ma possa trovare nella competenza, nell’intuito e nella capacità di motivare le chiavi del successo.

La continuità del tennis attraverso gli allenatori

Questi esempi mostrano come la vita dopo il tennis possa trasformarsi in un nuovo inizio. Chi ha deciso di intraprendere la strada da allenatore ha portato nel circuito non solo la propria esperienza, ma anche la voglia di contribuire alla crescita delle nuove generazioni. Per alcuni il coaching è stato un prolungamento naturale della carriera, per altri una vera seconda vita, a volte persino più soddisfacente della prima. Il tennis, in questo senso, è uno sport che offre molte opportunità a chi non vuole smettere di vivere la competizione, anche se in modo diverso.