Il danese riflette sul calendario sempre più fitto e denuncia il calo di qualità delle palline, che a suo dire ha cambiato radicalmente il gioco.
Holger Rune non ha mai avuto paura di dire ciò che pensa, anche quando le sue parole fanno discutere. Impegnato questa settimana all’ATP 250 di Stoccolma 2025, il giovane talento danese — in piena corsa per un posto alle ATP Finals di Torino — ha affrontato in conferenza stampa alcuni temi caldi del tennis contemporaneo: dal calendario sempre più denso fino a quella che considera la vera emergenza del circuito, la qualità delle palline.
“Il calendario è troppo fitto, ma essere tennista è un sogno”
Rune ha riconosciuto che la stagione è ormai eccessivamente lunga e dispendiosa per i giocatori.
“Il calendario è molto serrato, anche se fortunatamente abbiamo ancora un certo margine di scelta sui tornei da disputare. Ciò che non mi piace affatto è l’obbligo di giocare un numero maggiore di ATP 500 per poter accedere a tutti i punti e ai bonus economici: mi sembra una misura inutile. Detto questo, essere un tennista professionista resta un sogno che vivo ogni giorno con entusiasmo”, ha dichiarato il danese.
“Le palline sono cambiate: si consumano troppo in fretta”
Negli ultimi anni si è spesso parlato della rallentazione generale delle superfici, ma per Rune il problema principale non risiede nei campi, bensì nelle palline stesse.
“A mio avviso non è tanto una questione di superfici quanto di palline. Dopo il COVID credo che ci sia stato un cambio di materiale, e le sensazioni in campo sono completamente diverse. Le palline si consumano rapidamente e diventa difficile imprimere velocità. Ho parlato con molti altri giocatori, e tutti condividono questa impressione”, ha spiegato il danese.
Una denuncia che si aggiunge a quella di altri tennisti, come Medvedev e Rublev, che nei mesi scorsi avevano lamentato dolori al braccio e variazioni di gioco dovute al continuo cambio di marchio e qualità delle palline da torneo a torneo.
“Bad boy? Solo un ragazzo che vuole vincere”
Infine, Rune ha affrontato anche l’etichetta di “bad boy” che spesso gli viene attribuita.
“Se dare tutto per vincere e mostrare la mia passione fa di me un bad boy, allora accetto volentieri questa definizione. Io non la vedo così: sono solo un ragazzo che vuole vincere e che non ha paura di mostrare la frustrazione quando le cose non vanno bene. E comunque, a Shanghai, non ero certo l’unico a comportarmi in modo discutibile”, ha detto con un sorriso.
Determinato a ritrovare la miglior versione di sé, Rune cercherà a Stoccolma un titolo importante per rilanciare la sua stagione e tenere vive le speranze di chiudere l’anno tra i migliori otto del mondo.