Flavio Cobolli non è mai stato un giocatore qualunque. Fin dai tempi del circuito juniores era considerato un talento destinato a crescere. Il passaggio tra i professionisti, però, gli aveva presentato un conto salato: pressioni, aspettative, sconfitte che pesano, partite che scivolano via e l’autostima che vacilla. A un certo punto sembrava quasi che il tennis avesse chiesto a Cobolli più di quanto lui, in quel momento, fosse pronto a dare.
Il 2025 ha cambiato tutto. Il romano non solo ha iniziato a vincere con continuità, ma ha cominciato a farlo dove conta davvero. Il titolo di Amburgo, un ATP500 vinto in finale contro Andrey Rublev con un perentorio 62 64, è stato il simbolo di una metamorfosi compiuta: non più il ragazzo promettente, ma un giocatore che prende in mano le partite nei momenti decisivi.
La testa prima di tutto
Se c’è un aspetto in cui Cobolli è cresciuto più di tutti, è quello mentale. In passato bastavano un paio di errori di troppo per andare in crisi e far scivolare via una partita. Oggi l’atteggiamento è cambiato grazie a un lavoro psicologico accurato, alla capacità di gestire l’emotività e alla tranquillità portata da un team stabile.
L’esempio più lampante è proprio la finale di Amburgo: quattro palle break concesse nella seconda finale così importante (dopo quella a sorpresa a Washington nel 2024) e quattro palle break salvate. Un dato che racconta più di mille parole. Nelle stesse situazioni, fino all’anno scorso, Cobolli rischiava di sbriciolarsi. Oggi, al contrario, stringe il pugno, guarda la panchina e si prende il punto che deve.
Ancora più significativo è stato Wimbledon. Affrontare Novak Djokovic, sull’erba del Centrale, è sicuramente una delle cose più suggestive che possa capitare in un’intera carriera. Eppure, Cobolli ha vinto il primo set al tiebreak, ha costretto il serbo a tirare fuori esperienza e malizia per restare attaccato al match e ha perso rendendo la vita molto complicata a uno dei migliori nella storia. In quella partita non si è visto un giovane intimorito, ma un giocatore consapevole di poter stare lì, in quel contesto e in una partita così importante.
Un tennis più verticale
Anche tecnicamente Cobolli ha cambiato pelle. Il suo tennis in passato era più attendista: scambio profondo, rovescio sicuro, diritto solido, ma poca aggressività nei momenti decisivi. Il nuovo Cobolli invece cerca campo, prende iniziativa e trova con più facilità la conclusione. Un esempio lampante? L’ultima vittoria di ieri al masters1000 di Parigi-Bercy contro il ceco Thomas Machac, annichilito in meno di un’ora di gioco.
Il diritto è diventato più pesante e soprattutto più preciso quando decide di accelerare. Il rovescio, colpo che ha sempre avuto una base sicura, oggi gli permette anche di cambiare traiettoria e sorprendere l’avversario in anticipo. Non parliamo di trasformazioni casuali: nei match di quest’anno si è visto un piano tattico più ambizioso e coraggioso.
La vittoria contro Denis Shapovalov ad Halle lo conferma. Una sfida durissima su erba, decisa da due tiebreak (76 46 76). Una superficie dove Cobolli aveva vinto pochissimo fino a qualche anno fa. Vincere partite così ti insegna che puoi rischiare per provare ad avere la meglio sull’avversario e non solo aspettare l’errore dell’altro.
Il servizio come arma
Se c’è un colpo che ha fatto schizzare in alto la percezione del suo valore, è il servizio. Prima era un fondamentale che lo aiutava a iniziare lo scambio; oggi è un colpo che gli fa guadagnare punti gratis nei momenti che contano.
Nella finale di Amburgo, percentuale di prime palle solida, pochi doppi falli e soprattutto tantissimi punti vinti nei game di servizio nei momenti delicati (basti pensare alle quattro palle break di cui sopra e alle sei in totale annullate nell’arco del match). Quando il servizio ti toglie pressione, ogni altra parte del gioco respira meglio.
È proprio grazie a questo miglioramento che Cobolli può essere più aggressivo anche in risposta, cercando quel colpo che sposta l’equilibrio sin dai primi scambi.
Un fisico che sorregge il nuovo gioco
La maturazione fisica è un dettaglio che spesso passa in secondo piano, ma nel tennis attuale fa la differenza. Cobolli ha lavorato sul passo laterale, sulla resistenza negli scambi lunghi, sull’esplosività.
Quando corpo e mente si sostengono a vicenda, la percezione di se stessi cambia. Quello che prima sembrava un limite diventa un punto di forza.
Il contesto giusto
Dietro un atleta che cresce c’è un gruppo che lavora bene. Il team di Cobolli lo ha aiutato a costruire una struttura solida: preparatori, tecnici, una guida quotidiana che gli ha permesso di togliersi peso di dosso e di trasformare ogni sconfitta in un passo avanti. Questa è la differenza tra un giocatore che sopravvive nel circuito e uno che ci resta da protagonista.
Il valore delle vittorie che contano
Ci sono risultati che riempiono un palmarès, altri che cambiano la percezione del giocatore. Quelli di Cobolli appartengono alla seconda categoria.
Battere un top10 come Rublev in una finale ATP 500 non capita per caso. Andare a un passo dal quinto set contro Djokovic a Wimbledon non è fortuna. Vincere partite tirate contro giocatori esperti e vincere titoli come l’Atp250 di Bucharest significa aver imparato a soffrire senza crollare.
Continuità, la vera prossima sfida
Il tennis però non fa regali a lungo termine. Quello che hai fatto ieri svanisce in un amen. La prossima sfida per Cobolli è dare continuità a questa versione di sé. Portare la solidità mentale e tecnica non solo nei grandi match, ma giorno dopo giorno, torneo dopo torneo.
La crescita è in atto, ma non è finita. Ci saranno altri step da affrontare, altre cadute e altre risalite. È il percorso di chi vuole davvero stare lì in alto. Che non sia la prossima Coppa Davis di Bologna la ciliegina sulla torta ad un 2025 fin qui da sogno?
Dove può ancora migliorare
Per quanto la sua trasformazione sia evidente, a Cobolli restano dettagli importanti da limare se vuole puntare davvero all’élite. Ogni giocatore che arriva in alto, del resto, non smette mai di aggiungere qualcosa.
Il primo punto è la gestione dei momenti in cui l’avversario alza il ritmo. Contro Djokovic si è visto che, quando l’intensità sale in modo costante, Cobolli fatica ancora a tenere lo stesso livello per un set intero. Serve crescere nella continuità, soprattutto nei game di risposta.
C’è poi il tema della creatività offensiva. Cobolli ha un tennis propositivo, ma ogni tanto resta prigioniero di schemi prevedibili. Varietà di servizio, smorzate ben preparate, discese a rete più convinte: tutti strumenti che può usare con maggior frequenza per non farsi leggere troppo dagli avversari.
Infine, la gestione delle settimane consecutive. La vera differenza tra i migliori e il resto della truppa è la capacità di restare in alto sia fisicamente chee mentalmente nei mesi più impegnativi della stagione. Se Cobolli farà questo passo, potrà iniziare a ragionare in grande davvero.
Un ruolo che cambia
Il nuovo Cobolli assomiglia molto meno a un giovane in rampa di lancio e molto più a un top player in ascesa. Ha aggiunto strati al suo tennis: coraggio, muscoli, responsabilità. Ha tolto le paure e ogni settimana conferma che quel salto mentale non è stato un lampo, ma una scelta.