Già il labiale a fine partita con Musetti aveva lasciato intendere qualcosa (“Tranquillo, alle Atp Finals non vado”). Poi è arrivata la conferma ufficiale: Novak Djokovic non parteciperà alle ATP Finals di Torino. Il forfait del campione serbo apre così le porte a Lorenzo Musetti, che subentra nel Gruppo Connors, accanto a Carlos Alcaraz, Taylor Fritz e Alex de Minaur.
L’annuncio di Nole
A darne notizia è stato lo stesso Djokovic sui social, spiegando le ragioni del suo ritiro: un problema fisico lo costringe a fermarsi. «Non vedevo l’ora di essere a Torino e dare il massimo, ma dopo la finale di oggi devo rinunciare per un infortunio che sto curando», ha comunicato l’ex numero uno del mondo, appena reduce dal successo su Musetti ad Atene, il 101° titolo della sua straordinaria carriera.
Il serbo ha voluto rivolgere anche un pensiero ai tifosi: «Mi dispiace per chi sperava di vedermi giocare, spero di tornare presto in campo. Auguro a tutti i partecipanti un grande torneo».
Musetti, un debutto da sogno
Il ritiro di Djokovic permette a Musetti di entrare tra i migliori otto della stagione e di vivere così la sua prima esperienza alle Finals. Il tennista di Carrara debutterà lunedì (non prima delle 14.00) contro Taylor Fritz, in un gruppo che promette spettacolo.
Nel Gruppo Borg, invece, ci sarà Jannik Sinner, atteso dal match d’esordio con Felix Auger-Aliassime (lunedì alle 20.30), insieme ad Alexander Zverev e Ben Shelton.
Quattro azzurri a Torino
Sarà comunque un’edizione da record per il tennis italiano: due singolaristi (Sinner e Musetti) e la coppia Bolelli-Vavassori nel doppio. Mai così tanti italiani erano riusciti a qualificarsi nello stesso anno per l’appuntamento conclusivo della stagione ATP.
Le parole di Musetti
Nonostante la sconfitta in finale, Musetti si è mostrato raggiante: «Giocare le Finals è una soddisfazione enorme, un traguardo che inseguivo da tempo. Con la testa sono già a Torino: mi preparerò al meglio per vivere questa esperienza. Avrei voluto vincere ad Atene, ma partecipare alle Finals è qualcosa di storico, per me e per il tennis italiano».
