Finisce ai quarti di finale la suggestiva corsa in doppio di Lleyton Hewitt (44 anni) e di suo figlio Cruz (16) al Challenger 75 di Sydney. La coppia tutta di famiglia, protagonista di un debutto brillante con un solo game lasciato agli avversari, si è arresa in un derby tutto australiano contro Calum Puttergill e Dane Sweeny, che si sono imposti 7-5 6-4 in poco più di un’ora di gioco.
Un match a strappi, dominato dai turni di risposta
La sfida è stata caratterizzata da continui capovolgimenti nei turni di servizio: nessuna delle due coppie è riuscita a trovare continuità con la battuta, trasformando la partita in una lotta di resistenza sulle risposte. Nel primo set gli Hewitt sono riusciti a recuperare tre volte un break, ma al quarto game di battuta perso hanno ceduto il parziale. Nel secondo, avanti 2-0 con due palle consecutive per il 3-0, non sono riusciti a dare lo strappo decisivo: i break conquistati sono stati immediatamente restituiti, e Puttergill/Sweeny hanno chiuso con l’allungo nel nono game.
Nonostante la sconfitta, per padre e figlio si è trattato di un’esperienza di grande valore, soprattutto alla luce della naturale pressione che accompagna Cruz nei confronti di un cognome tanto pesante. Proprio di recente, a Wimbledon, i due erano stati avvistati in una discussione animata durante un match di singolare del giovane, a testimonianza di un rapporto sportivo intenso e complesso.
Lleyton Hewitt: ben più di un capitano di Coppa Davis
Per i più giovani, Lleyton Hewitt è oggi soprattutto il capitano della Nazionale australiana di Coppa Davis, spesso critico verso il nuovo formato della competizione. Ma “Rusty” è stato molto di più: un campione costruito sul carattere, sulla velocità e su un tennis essenziale e pragmatico.
Non aveva la classe naturale di Federer o la potenza di Sampras, ma sapeva compensare con una tenacia feroce. È così che ha conquistato US Open e Wimbledon, raggiunto la finale all’Australian Open e toccato il numero 1 del mondo, posizione mantenuta per 80 settimane tra il 2001 e il 2003. Era l’anello di congiunzione tra l’era di Sampras-Agassi e quella dominata da Federer e Nadal, un guerriero che sul cemento sapeva trasformare proprio la forza degli avversari in un’arma a suo favore.
Cruz, 16 anni e un futuro che può brillare
Cruz Hewitt, appena 16 anni e 11 mesi, occupa oggi la 759ª posizione ATP ma è considerato uno dei giovani più promettenti in Australia. È inevitabile il paragone con papà Lleyton, che alla stessa età era già 162° al mondo e che, nel gennaio 1998, divenne il terzo più giovane vincitore di un torneo ATP battendo Andre Agassi in semifinale e trionfando ad Adelaide.
Le strade dei due Hewitt sono legate anche dalla guida tecnica di Peter Luczak, ex numero 64 ATP e già coach di Lleyton nelle fasi finali della sua carriera. Una squadra costruita su valori condivisi: sacrificio, corsa, intensità, studio del gioco e dedizione assoluta.
Il fascino di un doppio padre-figlio
Il doppio a Sydney rappresenta il lato più romantico e leggero di questo percorso. Lleyton, oggi impegnato più nella gestione della squadra che nel tennis giocato, ha scelto di scendere in campo per affiancare suo figlio senza il peso del ruolo di allenatore. “Meglio giocarci solo un doppio assieme”, sembra aver pensato. Un modo per divertirsi, per condividere un pezzo di carriera e per tramandare dal vivo quel carattere indomabile che lo ha reso un’icona.
E chissà: se l’esperimento dovesse dare i suoi frutti, magari in futuro potremmo rivederli su palcoscenici ancora più prestigiosi. Di certo, tra nostalgici e curiosi, non mancherebbero gli applausi.