L’Italia conquista la terza Davis consecutiva: le parole di Cobolli, Volandri e Berrettini dopo il trionfo di Bologna
L’Italia del tennis continua a riscrivere la storia. A Bologna gli Azzurri hanno sollevato la loro terza Coppa Davis consecutiva — la quarta complessiva — nonostante l’assenza dei due fuoriclasse Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Una settimana perfetta, costruita grazie alla solidità di Matteo Berrettini e alla crescita esponenziale di Flavio Cobolli, entrambi imbattuti nei rispettivi incontri.
Il punto decisivo è arrivato proprio dalla racchetta del romano, autore di una rimonta memorabile contro Jaume Munar: 1-6, 7-6(5), 6-4 il punteggio con cui ha piegato lo spagnolo, regalando all’Italia l’insalatiera davanti al pubblico di casa. Emozioni, tensione e orgoglio sono stati gli ingredienti principali della conferenza stampa post-finale, in cui Cobolli, il capitano Filippo Volandri e Matteo Berrettini hanno raccontato un successo dal sapore speciale.
Volandri: “Questa Davis è diversa. Ho pianto, significa tantissimo”
Il capitano azzurro non ha trattenuto le lacrime:
“Una sensazione incredibile. Sì, abbiamo vinto tre Coppe Davis, ma questa è completamente diversa: davanti al nostro pubblico, nel nostro Paese. Non avevo pianto nelle prime due, questa volta sì. Devo solo ringraziare questi ragazzi: sono straordinari, hanno fatto uno sforzo enorme. Sono orgogliosissimo di loro”.
Volandri ha poi sottolineato il proprio ruolo, pur mantenendo il merito sui giocatori:
“Io faccio il mio lavoro ogni giorno, ma la responsabilità qui è enorme: prima verso questi ragazzi, poi verso la nazione. Sono stato un buon giocatore, forse, ma non è paragonabile a quello che stanno facendo loro”.
Cobolli: “Questo trofeo significa tutto. All’inizio ero nervoso”
Il protagonista della giornata ha raccontato le difficoltà di un match iniziato male ma concluso da campione:
“Ero un po’ nervoso all’inizio, questo trofeo significa molto per me. All’inizio del secondo set ho cercato di restare positivo, non è facile giocare partite così. Alla fine sono felice perché ho tirato fuori il mio miglior tennis nel momento più importante”.
Un’affermazione che sintetizza perfettamente la maturità mostrata da Cobolli in campo e durante tutta la settimana.
Berrettini: “In panchina ero più nervoso che in campo”
Il romano ha vissuto la finale con un carico emotivo particolare, dopo essere stato selezionato per i controlli antidoping subito dopo il suo match:
“È stato stressante. Pensavo: ‘Ok, perderò i primi 20 minuti’. Quei 20 minuti sono diventati il primo set. Poi Sonego mi ha scritto: ‘Corri qui, abbiamo bisogno di te’. A quel punto abbiamo iniziato a urlare più forte che potevamo. La nostra forza è questa: siamo uniti. Non importa chi gioca, giochiamo sempre in cinque… sei con il capitano. È un vero sforzo di squadra”.
Berrettini ha parlato anche del valore personale di questa Davis:
“Ogni anno è diverso. Questa volta ho usato la motivazione per tornare qui a Bologna d’estate, quando non ero nel mio miglior momento. Il capitano, la Federazione, Umberto Rianna mi hanno sempre dato fiducia. Abbiamo un gruppo enorme, tanti avrebbero meritato di essere convocati”.
Il valore del gruppo, oltre le assenze
Volandri ha evitato ogni riferimento a Sinner e Musetti, preferendo concentrare l’attenzione su chi era presente:
“Non volevo parlare di chi non c’era. Parlo solo di questi ragazzi incredibili. Puoi avere il numero 1 del mondo o no: ciò che fa la differenza è la connessione tra tutti noi. Abbiamo grandi giocatori e un gruppo unito. Alcuni, come Darderi, sono top 30 e non erano qui. Ma posso portare solo cinque ragazzi”.
Italia di nuovo favorita per il 2026
Dopo tre titoli consecutivi, l’Italia è ormai la dominatrice della Davis moderna. Volandri guiderà il gruppo anche nel 2026, anno in cui l’Italia — ancora una volta a Bologna — partirà da grande favorita per continuare a scrivere una storia che sembra appena cominciata.
