Si scrive Gustavo Kuerten, si legge “Guga”, soprannome affettuoso che lo accompagna sin da ragazzino. L’ex tennista brasiliano, nato a Florianópolis il 10 settembre 1976, è sicuramente una delle figure più iconiche nell’era moderna del tennis. Non solo grazie al suo devastante rovescio a una mano – per gli avversari, erano dolori sia se lo giocava incrociato sia se optava per il lungolinea – o al servizio ipersonico, ma soprattutto per la sua personalità carismatica, il sorriso contagioso e il comportamento coinvolgente sia dentro che fuori dal campo. La sua popolarità è legata anche allo stile appariscente (spesso indossava abiti dai colori vivaci) e alle esultanze particolari, come ad esempio i cuori disegnati sulla terra del Roland Garros.
Kuerten, il sorriso oltre la sofferenza
Il sorriso, dicevamo. Guga lo indossava con naturalezza, non come una maschera volta a velare la sofferenza. Eppure il destino non si è rivelato troppo gentile con lui. La sua sua vita è stata infatti segnata da due tragedie familiari. La prima nel 1985: Gustavo aveva solo 8 anni quando il padre morì di infarto mentre stava arbitrando una partita tra due juniores a Florianópolis. La seconda, invece, riguarda il fratello minore dell’ex numero uno al mondo, Guilherme, venuto tragicamente a mancare il 7 novembre 2007 dopo una vita profondamente segnata da una paralisi cerebrale. Kuerten, sensibilizzato dalle condizioni del fratello, donava parte del suo montepremi annuale a una società brasiliana che assisteva persone con simili disagi.
Dai dolori alle gioie. Come detto, Guga riuscì a spingersi in vetta alla classifica mondiale. Lo fece nelle fasi iniziali del suo percorso sportivo, e ci rimase 43 settimane tra il 2000 e il 2001 anche grazie ai trionfi al Roland Garros. Il brasiliano vinse entrambe le edizioni portandosi a quota tre successi sul rosso parigino, dopo l’affermazione datata 1997. Quest’ultima vittoria – che poi è la prima – rimarrà per sempre nella storia in quanto fu capace di ottenerla da numero 66 al mondo. In generale Kuerten appenderà la racchetta al chiodo – nel 2008, a causa di gravi problemi all’anca – vantando un bottino di 20 titoli Atp in singolare e di 8 in doppio, categoria nella quale pure riusciva a destreggiarsi bene, come dimostra il best ranking di numero 38 al mondo.
La “magia” di Lisbona
Oggi ci teniamo a celebrare Kuerten poiché cade il 25esimo anniversario da quella che è possibile definire la “magia” di Lisbona. Ovvero il trionfo all’allora Tennis Masters Cup (le attuali Nitto Atp Finals), che gli valse per la prima volta in carriera lo status di numero uno al mondo.
In Portogallo, dopo aver superato la fase a gironi, il brasiliano inanellò due vittorie semplicemente epiche. In semifinale si impose rimontando Pete Sampras con un 6-7, 6-3, 6-4 (dopo aver recuperato uno 0-40 nel parziale decisivo) e in finale battendo André Agassi con un triplo 6-4. Otterrà il riconoscimento di re del circuito di fine anno scalzando la concorrenza di Marat Safin e dello stesso Pistol Pete (al quale, però, sarebbe servito un miracolo).
Una pagina di sport bellissima, che segnò la consacrazione di una parabola ascendente decollata sui campi dello Stade de Roland Garros.
