11 Dicembre 2025

Federico Vincenti

Stefano Cobolli svela la svolta di Flavio: “Dal 2021 un altro giocatore. Ora l’obiettivo è la Top 10”

Una stagione da ricordare, una crescita continua e un traguardo già fissato: entrare in Top 10 entro due anni. Stefano Cobolli parla con orgoglio—e un pizzico di emozione—del percorso di suo figlio Flavio, protagonista della terza Coppa Davis consecutiva vinta dall’Italia e ormai stabilmente tra i primi 25 del mondo.

Il 2025 si è chiuso con il romano al numero 22 ATP (best ranking di 17 raggiunto a luglio), e con un invito d’eccezione: qualche giorno in Spagna all’Academia Equelite di Juan Carlos Ferrero, per allenarsi insieme a Carlos Alcaraz. Un riconoscimento che fotografa perfettamente l’ascesa di un giocatore che fino a 12 anni sognava il calcio con la maglia della Roma.


“Nel calcio era già sistemato. Nel tennis, tutto da costruire”

Intervistato dal Corriere dello Sport, Stefano Cobolli ripercorre le origini della scelta di Flavio: “Nel calcio, se a 12-13 anni giochi in una squadra forte sei già instradato. Nel tennis puoi essere bravissimo, ma sei lontanissimo dal professionismo. Io gli misi davanti la realtà: nel calcio aveva più certezze. Lui scelse la racchetta”.

Una decisione che oggi appare inevitabile, alla luce dei risultati. “Flavio ha dichiarato apertamente che vuole entrare in Top 10, e ne è convinto. Che sia nel 2026 o nel 2027 cambia poco: la direzione è quella”, racconta papà Stefano.

L’adrenalina della Davis, però, è ancora viva: “Dopo la vittoria ho dormito pochissimo. Ripensavo a tutto. E devo ammettere che non mi aspettavo fosse già pronto a un livello così alto: mi ha sorpreso ancora una volta”.


La svolta del 2021: “Se vuoi vivertela così, resta qui da solo”

Non solo successi. Il percorso di Cobolli è stato segnato anche da momenti duri, necessari a costruire la mentalità del professionista.

Stefano ricorda un episodio chiave, aprile 2021, durante due Futures in Turchia: “Perse nei quarti senza lottare, mollando alcuni game. Non mi era piaciuto per niente. Gli dissi che sarei tornato a casa, che se voleva vivere così il tennis poteva restare da solo: aveva diciotto anni”.

Nella hall dell’albergo, a mezzanotte, Flavio arrivò a salutarlo: “Mi disse che avevo fatto bene e che se la sarebbe cavata”.

Il resto è storia: vinse il torneo, cambiò atteggiamento, poi arrivarono i primi risultati nei Challenger al Garden di Roma. “Da quel momento iniziò a diventare un professionista vero”.


La gavetta nelle competizioni e un prosciutto in palio

Secondo Stefano, il percorso di apprendimento graduale è stato decisivo: “È come se avesse fatto la gavetta per ogni grande evento. È stato alternate in United Cup, in Laver Cup, sparring della Davis nel 2022. Quelle esperienze gli hanno dato tantissimo”.

E non mancano aneddoti curiosi, come la celebre finale interna alla Rome Tennis Academy, con in palio un prosciutto: “Flavio e Darderi giocarono un match incredibile, finito al tie-break del terzo. Pensai che entrambi avrebbero fatto strada: il tempo mi sta dando ragione”.


Il modello De Minaur e il piano per il 2026

La nuova stagione avrà due focus tecnici principali:

  • risposta, un fondamentale naturale per Flavio ma mai allenato in maniera specifica;

  • discesa a rete, con Alex de Minaur come modello: “La loro velocità è simile, e l’australiano è impeccabile nell’atteggiamento e nella corsa verso il colpo al volo”.

Obiettivo dichiarato: entrare in Top 10.

La programmazione sarà mirata: “Salteremo alcuni tornei, soprattutto quelli immediatamente precedenti agli Slam, per arrivare più pronti fisicamente e mentalmente”.

La stagione inizierà con la United Cup, poi:

  • Australian Open

  • cemento americano a Dallas, Delray Beach e Acapulco,
    per preparare al meglio i Masters 1000 di Indian Wells e Miami, dove Stefano è convinto che Flavio possa fare molto bene.