Musetti

12 Dicembre 2025

Stefano Minnucci

Musetti “Atleta dell’Anno”? Una scelta che fa discutere (e non certo per colpa di Lorenzo)

La decisione della Gazzetta dello Sport di premiare Lorenzo Musetti come “Atleta dell’Anno 2025” continua a generare reazioni e critiche a distanza di ore. Non è in discussione il talento del tennista toscano, ci mancherebbe, quanto piuttosto il criterio adottato per una scelta che, agli occhi di molti, è apparsa provocatoria più che meritocratica. Soprattutto alla luce dei risultati dei tanti atleti italiani che in questo 2025 hanno conquistato record e titoli.

Mettiamo però subito in chiaro una premessa: Musetti noi lo adoriamo. Tecnica pura, sensibilità rara, una stagione di crescita costante e consolidamento, culminata con l’ingresso stabile in top 10. Per noi, da sempre, è uno dei volti più affascinanti da seguire. E lo sa bene anche il suo coach Simone Tartarini, che abbiamo avuto il piacere di conoscere. Peraltro Lorenzo è anche uno dei ragazzi molto amati nel circuito. Insomma, in Italia è difficile trovare qualcuno che non faccia il tifo per lui.

Proprio per questo la questione è delicata. Perché i premi, soprattutto quando non riguardano una disciplina specifica ma l’intero panorama sportivo, dovrebbero richiedere forse criteri più solidi. E in questo caso i conti semplicemente non tornano, visto che nell’anno solare Musetti non ha vinto titoli. Risulta perciò complicato immaginare come il numero 2 d’Italia possa rappresentare l’eccellenza assoluta dello sport azzurro se nemmeno nel suo stesso sport sia stato il migliore tra gli italiani.

Il problema, lo ribadiamo, non è Musetti, ma il metro scelto dalla Gazzetta. Perché se davvero parliamo di “atleta dell’anno”, allora dobbiamo guardare il quadro complessivo di un 2025 che ha visto: Mattia Furlani diventare campione del mondo nel salto in lungo a soli 20 anni; Massimo Stano stabilire il record del mondo sui 35 km di marcia; Simone Giannelli conquistare mondiale e Champions nel volley; Simone Cerasuolo vincere l’oro mondiale nei 50 rana; Gigio Donnarumma sollevare la Champions League, da protagonista. Senza dimenticare uno straordinario movimento femminile che vede le varie Paolini, Batocletti, Egonu, Curtis, Silla, Brignone

E poi, naturalmente, parlando di tennis c’è Jannik Sinner. Uno che nel 2025 ha vinto Wimbledon. Un dettaglio non proprio secondario visto che è il primo italiano ad alzare quel trofeo dal 1877.

Si dirà, Sinner è stato già premiato lo scorso anno. Ma anche qui, la storia dei Gazzetta Sports Awards racconta altro visto che Valentino Rossi e Filippo Magnini sono stati premiati per tre anni consecutivi. Dunque, la “regola” dell’alternanza, se mai fosse esistita, non è stato certo un vincolo.

Piuttosto la sensazione, diffusa e alimentata dai social, è che la scelta della Gazzetta sia stata soprattutto provocatoria, anti-consenso, forse persino un po’ anti-Sinner. Una mossa che ha generato, guarda caso, visibilità, engagement, chiacchiericcio. Ma a quale prezzo, ci si chiede, visto che il risultato è stato un’ondata di commenti sarcastici, increduli e velenosi.

Ma la cosa peggiore è che sia stato messo in mezzo anche l’atleta. Lorenzo oggi si ritrova infatti in mezzo a una discussione che non ha minimamente cercato e che certo non merita. Chi si occupa di sport dovrebbe invece difendere gli atleti, non metterli in mezzo alla gogna digitale.

Insomma, secondo noi si può voler bene a Lorenzo, ma al tempo stesso riconoscere come questa volta la Gazzetta abbia fatto una scelta provocatoria. Per far parlare si sé. Come del resto stiamo facendo anche noi adesso, con questo articolo.