L’International Tennis Integrity Agency (ITIA) ha inflitto una delle sanzioni più pesanti mai registrate nel tennis moderno: 20 anni di squalifica al francese Quentin Folliot, ex numero 488 del ranking ATP. Il 26enne, già sospeso in via provvisoria dal maggio 2024, potrà tornare a prendere parte a eventi tennistici solo il 16 maggio 2044, a 45 anni. Di fatto, una condanna che pone fine alla sua carriera.
Il cuore dell’inchiesta
Secondo quanto emerso dalle indagini dell’ITIA, Folliot avrebbe avuto un ruolo centrale in una rete di match fixing che coinvolgeva diversi giocatori dei circuiti minori. Le accuse confermate riguardano 27 violazioni del Tennis Anti-Corruption Program, tra cui: manipolazione dei risultati di partita; ricezione e offerta di denaro per perdere deliberatamente; fornitura di informazioni privilegiate a fini di scommesse; cospirazione e coinvolgimento con organizzazioni esterne; mancata collaborazione con i giudici dell’ITIA, inclusa la distruzione di prove.
Sono invece state archiviate le accuse relative a un incontro di doppio giocato nel gennaio 2024.
Una rete sempre più ampia
Il caso Folliot si inserisce in un’indagine più vasta che sta scoperchiando una vera e propria organizzazione attiva nel manipolare incontri dei circuiti internazionali. Il francese è infatti il sesto giocatore sanzionato in relazione allo stesso filone investigativo, dopo Jaimee Floyd-Angele, Paul Valsecchi, Luc Fomba, Lucas Bouquet ed Enzo Rimoli.
Il tribunale indipendente che ha esaminato il dossier ha descritto Folliot come “una pedina di un’organizzazione criminale radicata nel tennis professionistico”, incaricata non solo di manipolare partite ma anche di reclutare altri giocatori.
Oltre alla maxi-squalifica, Folliot dovrà pagare una multa di 70.000 dollari e restituire oltre 44.000 dollari ritenuti guadagni illeciti derivanti dalle combine.
Effetto dissuasivo per il tennis?
La severità del provvedimento conferma la linea dura dell’ITIA, sempre più determinata a contrastare un fenomeno che colpisce soprattutto i circuiti minori, dove la fragilità economica dei giocatori rende più facile la pressione delle organizzazioni criminali. La speranza ora è che sanzioni di questa portata possano avere un effetto deterrente e proteggere l’integrità dello sport, già messa alla prova da un numero crescente di casi negli ultimi anni.