Il futuro di Novak Djokovic continua a dividere il mondo del tennis. A sollevare dubbi importanti sulle reali possibilità del serbo di competere ai massimi livelli nel 2026 è stato Andy Roddick, ex numero uno del mondo e campione dello US Open 2003.
Nel suo podcast, Roddick ha espresso un forte scetticismo sulle chance di Djokovic di conquistare il 25° titolo Slam, grande obiettivo che ancora manca alla sua leggendaria carriera. Il motivo non è soltanto la presenza di avversari più giovani e dominanti come Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, ma soprattutto una questione fisica.
Il nodo principale: il fisico a 38 anni
Secondo Roddick, il problema chiave è la tenuta del corpo di Djokovic, che a 38 anni non può più permettersi i carichi di lavoro di un tempo. Una difficoltà emersa chiaramente nelle semifinali perse contro Alcaraz e Sinner negli ultimi Slam, da Roland Garros a Wimbledon, passando per lo US Open.
«Come può reggere il suo fisico due settimane massacranti di uno Slam, con partite al meglio dei cinque set?», si è chiesto Roddick. «Quest’anno la risposta è stata no, e lo ha ammesso lui stesso».
Diverso il discorso agli Australian Open, dove Djokovic era arrivato più fresco nei quarti di finale contro Alcaraz, vincendo però un match che lo aveva lasciato comunque acciaccato.
Djokovic e la “ricostruzione della macchina”
Lo stesso Djokovic è consapevole della situazione. A fine novembre ha parlato apertamente di una vera e propria “ricostruzione” del suo corpo:
«Sto cercando di ricostruire la macchina. Negli ultimi 18 mesi mi sono infortunato più spesso, quindi sto lavorando per farmi trovare pronto all’inizio della prossima stagione».
Parole che, però, non hanno convinto del tutto Roddick, il quale ha insistito su un punto cruciale: «Può davvero allenarsi nel 2026 come faceva nei suoi anni migliori? Nel 2025 non ci è riuscito. E se non puoi allenarti al massimo, come puoi sopravvivere fisicamente a uno Slam?».
Accanto a Roddick, nel dibattito è intervenuto anche il giornalista statunitense John Wertheim, che ha offerto una lettura più ottimista:
«A Novak piacciono le sfide. Credo che ora sia motivato da una domanda precisa: “Posso battere il tempo?”».
Il 2026 di Djokovic si preannuncia dunque come una stagione carica di incognite. Tra chi continua a crederci e chi lo dà ormai per finito, una certezza rimane: il serbo ha costruito la sua carriera proprio smentendo i dubbi.
Lo ha già fatto molte volte. Riuscirà a farlo ancora una volta, sfidando età e limiti del corpo? Il campo, come sempre, avrà l’ultima parola.