29 Dicembre 2025

Stefano Maffei

Roma potrà mai diventare il quinto slam? Binaghi frena gli entusiasmi e punge il governo

L’idea che Roma possa diventare il quinto slam del tennis mondiale affascina tifosi, addetti ai lavori e una parte consistente dell’opinione pubblica sportiva italiana. In un momento storico in cui il tennis azzurro vive una delle sue età dell’oro, la suggestione appare meno utopistica di quanto potesse sembrare solo pochi anni fa. Eppure, proprio mentre l’entusiasmo cresce, arriva la voce di Angelo Binaghi a riportare il dibattito su un piano più concreto, realistico e, in parte, scomodo.

Il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel non spegne il sogno, ma lo incanala in una riflessione più ampia, che coinvolge investimenti, infrastrutture, credibilità internazionale e soprattutto il ruolo dello Stato. Le sue parole non sono una chiusura, bensì un invito a guardare oltre la retorica e a misurarsi con i fatti.

Il contesto: il tennis italiano non è mai stato così forte

Il punto di partenza dell’analisi di Binaghi è il presente e questo parla chiaro. Il tennis italiano sta vivendo un periodo straordinario, probabilmente irripetibile per continuità e livello dei risultati. Jannik Sinner è diventato il volto simbolo di questa rinascita, un giocatore capace di vincere, convincere e rispondere alle critiche esclusivamente sul campo.

Secondo Binaghi, Sinner ha dimostrato che il tempo delle chiacchiere è finito. Le polemiche, le analisi premature e le critiche spesso superficiali sono state spazzate via da prestazioni di altissimo livello. Il numero uno azzurro non è solo un campione tecnico, ma un patrimonio sportivo e culturale per l’intero Paese. In questo senso, il presidente federale non esita a sottolineare come il successo di Sinner abbia avuto un effetto sistemico, innalzando la percezione internazionale del tennis italiano.

Accanto a lui, altri protagonisti hanno contribuito a rafforzare questa immagine: le vittorie in Coppa Davis, i risultati nel circuito femminile, la crescita del movimento giovanile. Tutti elementi che rendono oggi più credibile, almeno sul piano sportivo, l’idea di un grande salto di qualità per gli Internazionali d’Italia.

Gli Internazionali d’Italia: una storia prestigiosa, ma fragile

Nonostante la tradizione e il prestigio, gli Internazionali d’Italia non sono immuni da criticità. Binaghi lo ha ricordato senza giri di parole, rivelando come fino a pochi mesi fa il torneo abbia rischiato seriamente di non avere una cornice giuridica chiara per il suo svolgimento. Una situazione paradossale per un evento che rappresenta uno dei pilastri del calendario tennistico mondiale.

Il problema è stato risolto solo grazie all’intervento diretto dei ministeri competenti, ma l’episodio ha lasciato una traccia significativa. Per Binaghi, questo è il sintomo di un sistema che spesso non accompagna lo sport di alto livello con la necessaria solidità normativa e se un masters1000 come Roma può trovarsi in una situazione simile, appare evidente quanto sia complesso immaginare un’evoluzione verso uno status ancora più elevato senza una struttura istituzionale adeguata.

Il quinto slam: possibilità concreta o slogan mediatico?

Quando si parla di quinto slam, Binaghi invita a distinguere tra suggestione e progetto. L’idea non è irrealizzabile, ma nemmeno imminente. Non basta avere grandi giocatori o un pubblico appassionato. Serve una visione di lungo periodo, condivisa e sostenuta da tutti gli attori coinvolti, a partire dallo Stato.

Il presidente federale chiarisce che il riconoscimento come slam non è una decisione che dipende solo dall’Italia. È un processo complesso, che richiede consenso internazionale, investimenti strutturali e una credibilità consolidata nel tempo. In questo senso, Roma dovrebbe dimostrare non solo di essere all’altezza dal punto di vista sportivo, ma anche organizzativo, logistico e finanziario.

Il nodo centrale: gli investimenti pubblici

Il passaggio più delicato riguarda il confronto tra il tennis e altri grandi eventi sportivi finanziati dallo Stato. Il riferimento alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina è esplicito e volutamente provocatorio. Secondo il presidente della FITP, l’investimento necessario per trasformare Roma in un evento paragonabile (e vogliamo sottolineare questo concetto) a uno slam sarebbe inferiore rispetto alle risorse stanziate per i Giochi.

Non si tratta di una critica alle Olimpiadi in sé, ma di una riflessione sulla distribuzione delle priorità. Se lo sport viene riconosciuto come motore economico, turistico e di immagine, allora il tennis potrebbe rappresentare un investimento strategico a lungo termine. Un torneo slam garantirebbe visibilità globale, ritorni economici costanti e una centralità permanente nel panorama sportivo mondiale.

Binaghi, in questo senso, punge il governo, chiedendo coerenza e visione. L’Italia ha dimostrato di saper investire nello sport quando lo ritiene strategico. La domanda, implicita ma evidente, è se il tennis venga considerato altrettanto centrale.

Infrastrutture e futuro: il Foro Italico come banco di prova

Un altro elemento chiave riguarda le infrastrutture. Gli Internazionali d’Italia si svolgono in una location iconica come il Foro Italico, ma per competere con i grandi slam servono impianti moderni, funzionali e capaci di garantire continuità anche in condizioni climatiche avverse.

Il progetto di copertura dei campi principali e di rinnovamento dell’area rappresenta un passo fondamentale in questa direzione. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro il 2028 a un impianto completamente rinnovato, in grado di sostenere eventi di altissimo livello. Tuttavia, anche in questo caso, la realizzazione dipende dalla collaborazione tra federazione e istituzioni pubbliche.

Burocrazia e politica sportiva: un freno strutturale

Oltre agli aspetti economici, Binaghi solleva una questione più ampia legata alla governance dello sport in Italia. Le normative, spesso frammentarie e soggette a continui cambiamenti, rappresentano un freno alla pianificazione di lungo periodo. Il caso della trasmissione degli eventi in chiaro è emblematico: annunciata come una tutela per gli appassionati, si è tradotta in una soluzione parziale, che non ha risolto le criticità del sistema.

Per un evento che ambisce allo status di slam, la chiarezza normativa è fondamentale. Sponsor, broadcaster e organizzatori internazionali richiedono certezze, stabilità e regole chiare. Senza queste condizioni, qualsiasi progetto rischia di rimanere incompiuto.

Tra realismo e ambizione: la linea di Binaghi

Il messaggio di Binaghi, nel complesso, è duplice. Da un lato, riconosce i progressi straordinari del tennis italiano e non esclude scenari ambiziosi. Dall’altro, rifiuta scorciatoie narrative e slogan facili. Il quinto slam non può essere una bandiera elettorale o un titolo da prima pagina, ma il risultato di un percorso serio e condiviso.

In questo equilibrio tra ambizione e realismo si colloca la posizione del presidente federale. Non c’è chiusura, ma nemmeno indulgenza verso entusiasmi privi di fondamenta. Il tennis italiano ha dimostrato di saper vincere sul campo; ora deve dimostrare di saper costruire fuori dal campo.

Una sfida che va oltre il tennis

La domanda se Roma potrà mai diventare il quinto slam resta aperta. Le parole di Binaghi suggeriscono che la risposta non dipende solo dalla federazione o dai risultati sportivi, ma da una scelta politica e culturale più ampia. Investire nel tennis significa investire in un modello di sport sostenibile, internazionale e continuativo.

Il movimento c’è, il pubblico anche, i campioni non mancano. Quello che serve ora è una visione condivisa tra sport e istituzioni. Solo allora il sogno del quinto slam potrà smettere di essere una suggestione e iniziare a diventare un progetto concreto. Se l’Italia sarà pronta a compiere questo passo, dipenderà non solo dal talento dei suoi tennisti, ma dalla volontà di riconoscere allo sport il ruolo strategico che merita.