Berrettini

13 Febbraio 2026

Federico Vincenti

Berrettini e una nuova consapevolezza: “Oggi il tennis mi piace più di prima”

Dopo l’eliminazione negli ottavi contro Kopriva, l’azzurro analizza il momento: “Ho bisogno di partite. Ora mi fermo e rifletto su Rio”

Non sorride il risultato, ma resta la lucidità dell’analisi. Matteo Berrettini saluta l’ATP 250 di Buenos Aires agli ottavi di finale, sconfitto dal ceco Vit Kopriva, al termine di una partita che ha evidenziato una condizione ancora lontana dal top. Nessun allarme, però, nelle parole del romano: consapevolezza, pazienza e una nuova maturità sono le coordinate del suo rientro.

Dopo mesi complicati e stop forzati, il numero uno azzurro del recente passato è tornato a fare i conti con la variabile più difficile da replicare in allenamento: il ritmo partita.

Il rientro: “La forma gara è un’altra cosa”

Berrettini non cerca alibi, ma fotografa con onestà il momento. Due match disputati in Argentina rappresentano comunque un passo avanti, anche se il motore è ancora in rodaggio.

“Ho giocato due gare, che è sempre meglio che giocarne una”, spiega. “Non è mai facile riprendersi da un infortunio e non è semplice iniziare l’anno. Il problema oggi non era il livello del mio tennis: mi sentivo abbastanza bene. Ma competere è diverso da giocare, e questo si è visto”.

Il concetto è chiaro: allenarsi e affrontare la tensione agonistica sono dimensioni diverse. “Ho bisogno di giocare più partite per ritrovare il mio livello migliore. Mentalmente non è facile, serve pazienza. Sapevo che tornare e giocare subito il mio miglior tennis non sarebbe stato possibile”.

La gestione fisica resta una priorità. “Dopo quasi tre mesi, giocare due partite consecutive non è facile. Adesso ho bisogno di riposarmi un po’ e voglio riflettere su Rio”, aggiunge, lasciando intendere che ogni scelta verrà ponderata con attenzione.

Buenos Aires e il calore latino

Al di là dell’uscita di scena, l’esperienza argentina ha lasciato sensazioni positive. Per Berrettini si trattava della prima volta nel torneo di Buenos Aires, e il feeling con il pubblico è stato immediato.

“Mi è piaciuta molto l’atmosfera. Spero che non sia l’ultima volta qui”, racconta. “Noi italiani, in un certo senso, siamo anche latini. Quando veniamo a giocare in Sud America sentiamo quanto le persone mettano cuore e anima in tutto ciò che fanno”.

Un ritorno in Argentina che per lui aveva anche un valore simbolico: “Non venivo da quando avevo 17 anni e giocai a Córdoba. Ho adorato l’atmosfera, mi sarebbe piaciuto disputare più partite, ma devo accettare quello che è successo”.

L’effetto traino del movimento azzurro

Nel mezzo di un calendario sempre più frenetico, tra Australia e Sud America, Berrettini si sofferma anche sul momento d’oro del tennis italiano. Un vero e proprio “Rinascimento” sportivo, costruito su profondità e spirito di gruppo.

“Gli italiani hanno sempre avuto giovani molto forti che poi, arrivati nel tour, hanno incontrato qualche difficoltà. Adesso è diverso: quando ci sono tanti giocatori di buon livello, ci si aiuta e si migliora insieme”.

Il riferimento è anche al lavoro quotidiano condiviso con i big azzurri: “Mi sono allenato con Jannik Sinner, con Lorenzo Musetti e con gli altri. Questo aiuta tanto. È stato importante anche il lavoro svolto dalla federazione negli ultimi anni”.

Un sistema che oggi produce risultati e che crea un ambiente competitivo ma collaborativo, elemento chiave per la crescita del movimento.

Una nuova consapevolezza

A quasi 30 anni, Berrettini si guarda dentro con occhi diversi rispetto al ragazzo che irrompeva nel circuito poco più che ventenne. Meno ansia da prestazione, più equilibrio.

“Sono in un punto della mia carriera differente rispetto a quando avevo 22 o 23 anni. Ora so come funzionano le cose nel tour. E penso che il tennis, oggi, mi piaccia un po’ di più rispetto a qualche anno fa”.

Una frase che racconta molto. Il piacere è tornato al centro, insieme alla capacità di accettare le fasi meno brillanti. “Gli anni passano, ti concentri su cose diverse. A volte non è facile trovare motivazioni: devi essere tu a cercarle. Bisogna provare a godersela il più possibile, anche perché so che non potrò giocare a questi livelli per tutta la vita”.