Il successo di Lorenzo Musetti contro il giovanissimo Martin Landaluce è il primo match vinto dopo l’Australian Open, al termine di mesi complicati segnati da problemi fisici e dalla mancanza di ritmo competitivo. Un ritorno che restituisce fiducia e segnali incoraggianti, come emerso anche dalle sue parole in conferenza stampa.
Un esordio in salita, poi la rimonta
“L’inizio non è stato facile”, ha ammesso Musetti. “Lui ha giocato in modo molto aggressivo fin da subito, colpendo forte. Però ho lottato e credo di aver espresso il mio miglior tennis nei momenti decisivi”.
Dopo un primo set complicato, l’italiano ha alzato il livello, facendo valere esperienza e qualità per ribaltare l’incontro. “Devo ancora migliorare il mio livello nei prossimi match, ma sono molto felice di essere tornato a vincere dopo mesi difficili per me e per il mio team”.
Musetti ha poi speso parole interessanti sul futuro del tennis spagnolo, soffermandosi su Landaluce e su Daniel Jodar: “Sono entrambi ragazzi molto validi, non solo tecnicamente ma anche come persone. Hanno una grande etica del lavoro e una mentalità solida. Non rappresentano il classico giocatore spagnolo: colpiscono forte e giocano più piatto. Probabilmente si esprimeranno meglio su superfici veloci, ma hanno un futuro importante”.
Il rovescio a una mano: bellezza sempre più rara
Uno dei passaggi più significativi riguarda il rovescio a una mano, marchio di fabbrica di Musetti: “È il colpo più difficile e più spettacolare del tennis. Oggi però sta diventando raro. Non so se scomparirà, ma il tennis moderno è sempre più veloce e intenso, e con il rovescio a una mano è difficile avere vantaggi”.
Una riflessione lucida, quasi provocatoria: “A mio figlio non lo insegnerò. Il rovescio a due mani offre molti più vantaggi: in risposta, nella copertura del campo e nel recupero. Sono aspetti fondamentali nel tennis di oggi”.
Guardando alla stagione sulla terra battuta, Musetti mantiene un approccio pragmatico: “La priorità è stare bene fisicamente e mentalmente. Voglio ritrovare il mio livello, ma senza fretta. Devo pensare partita per partita, senza guardare troppo avanti o ai punti da difendere”.
L’obiettivo finale è chiaro: arrivare al meglio al Roland Garros. ll match contro Landaluce ha rappresentato un banco di prova importante anche dal punto di vista mentale: “È un giocatore che mi piace, molto aggressivo. Nei momenti chiave ha commesso qualche errore, ma io sono stato più solido. Venivo da un periodo difficile e vincere una partita in rimonta così è fondamentale. Mi dà fiducia”.
Nuovo team e ripartenza
Musetti ha parlato anche del lavoro con il suo nuovo staff: “Comunichiamo in spagnolo, che mi piace molto. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato su tanti aspetti, anche se il tempo in campo è stato limitato. In Australia stavo esprimendo il mio miglior tennis, poi non è stato facile fermarmi così a lungo”.
Poi un ringraziamento speciale al team per il supporto durante lo stop: “È stata la prima volta lontano dal circuito per così tanto tempo. Ora è bello ripartire da Barcellona, un posto dove mi sento a casa”.
Il futuro del tennis e sempre più potenza e intensità
Infine, uno sguardo all’evoluzione del gioco: “Il tennis moderno va sempre più verso intensità e velocità. I giovani sono molto aggressivi, più simili a giocatori da cemento che a specialisti della terra. Vedremo sempre più profili come Joao Fonseca: grande potenza, buon servizio e capacità di togliere tempo all’avversario”.
Un cambiamento accompagnato anche da una crescita del professionismo fin dalle categorie giovanili: “Oggi i ragazzi sono pronti molto prima. Quando sono arrivato io non era così”.