La favola di Luciano Darderi agli Internazionali d’Italia continua a far sognare il pubblico del Foro Italico. La semifinale raggiunta a Roma, la prima in carriera in un Masters 1000, rappresenta molto più di un risultato sportivo: è il punto d’arrivo di una storia fatta di rinunce, sacrifici e legami familiari profondissimi.
“Sognavo questo momento da quando ero ragazzino, ma ora che lo sto vivendo non mi sembra vero”, racconta Darderi, ancora incredulo per il cammino che lo ha portato tra i migliori quattro del torneo più importante della sua stagione.
Da bambino correva da un campo all’altro del Foro Italico, proprio come fanno oggi i giovani tifosi che cercano una foto o un autografo. “Sognavo di vincere un giorno questo torneo”, confessa.
La pensione della nonna e il tatuaggio dedicato a Elisa
La storia di Darderi affonda le radici in Argentina, dove è nato a Villa Gesell. Il tennis entra nella sua vita grazie al padre Gino, ex giocatore e maestro, ma dietro ai primi passi del futuro campione c’è anche un gesto silenzioso e commovente della nonna Elisa. “Mia nonna mi dava la sua pensione, di nascosto da mio nonno, per pagare le spese degli allenamenti”. Un aiuto prezioso, che Luciano non ha mai dimenticato. “L’unico tatuaggio che ho è dedicato a lei”.
A soli 13 anni Darderi lascia l’Argentina e si trasferisce a Roma da solo, inseguendo il sogno di diventare professionista. “Non è stato facile”, ammette. Fondamentale l’aiuto di Marcello Macchione, amico di famiglia che lo accolse come un figlio. Da lì il percorso nelle strutture della Capitale fino all’approdo al Forum Sport Center, che gli offrì ospitalità nella foresteria.
Il rapporto speciale con papà Gino
Se c’è una figura centrale nella vita di Darderi, è senza dubbio il padre Gino, coach e punto di riferimento assoluto. “Gli devo tutto. Nella mia infanzia ha sostituito anche il ruolo di mia madre”. I ricordi raccontano una famiglia pronta a qualsiasi sacrificio. “Quando non potevamo permettercelo, dormivamo in auto per risparmiare”. E ancora: “Raccoglieva gli snack rimasti a colazione per il pranzo e la cena”. Un esempio che ha lasciato un segno profondo: “Mi ha sempre trasmesso l’etica del lavoro”.
“Con l’Italia non per soldi”
Nel corso degli anni non sono mancate polemiche sulla scelta di rappresentare l’Italia. Darderi risponde senza esitazioni. “Non è vero. Non ho mai ricevuto un supporto economico dalla Federazione”. La decisione è nata per motivi sportivi e affettivi. “In Europa ci sono maggiori opportunità per gli atleti rispetto al Sud America. E poi c’era un legame affettivo con l’Italia, il Paese di mio nonno”.
Roma, il torneo della vita
Il ritorno del padre nel team a tempo pieno ha restituito a Darderi fiducia e serenità. “Questo mi ha ridato fiducia e quella voglia di lottare che, stando lontano da lui, mi era mancata”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il miglior tennis della sua carriera proprio sul Centrale del Foro. Dopo la maratona nei quarti, Luciano non ha cambiato approccio: “Totale relax, niente allenamento”.
E ora il sogno continua. “Non sono sazio”, avverte. Con un obiettivo sempre più concreto. “Sì, ma senza fretta”, dice a proposito della Top 10. Negli ultimi mesi Darderi si è allenato spesso con Jannik Sinner, il punto di riferimento del tennis azzurro. “È il punto di riferimento per tutti noi”. E il messaggio che arriva dal numero uno del mondo è chiaro. “Se ci si impegna ogni giorno e si lavora sodo, non ci sono limiti”.
Un ragazzo semplice
Fuori dal campo, Darderi resta un ragazzo legato alle cose semplici: gli amici, Netflix e la musica di Eros Ramazzotti. “Dopo la vittoria a Marrakech mi ha scritto per farmi i complimenti. Da allora ci sentiamo spesso”. Accanto a lui c’è anche la fidanzata Catalina, conosciuta a Buenos Aires. “Con lei sto bene e sono sereno”. E guai a toccare le sue abitudini scaramantiche. “Una volta ho chiesto il caffè in campo e ho vinto. Se mi capita, lo chiederò di nuovo”.
La corsa di Darderi a Roma è già una vittoria. Perché dietro i colpi potenti e la grinta mostrata al Foro Italico c’è una storia autentica, fatta di sacrifici familiari, notti in macchina, pensioni donate di nascosto e sogni coltivati con ostinazione.
Oggi Luciano Darderi è tra i migliori del mondo. Ma nelle sue parole resta intatto il ragazzo che, da bambino, correva tra i campi del Foro immaginando un giorno di essere protagonista. E adesso quel sogno è diventato realtà.