Federico Cinà si ferma al secondo turno del Roland Garros, ma esce comunque a testa alta. Dopo il primo successo in carriera nel tabellone principale di uno Slam, conquistato al termine della battaglia con Reilly Opelka, il diciannovenne palermitano ha ceduto a Jesper De Jong, più lucido, più continuo e in un momento di forma interessante. L’olandese, numero 106 del ranking ATP, si è imposto 6-3 6-1 6-3 in un’ora e 49 minuti, guadagnandosi l’accesso al terzo turno, dove attende il vincente tra Karen Khachanov e Marco Trungelliti.
La partita è iniziata con quasi mezz’ora di ritardo rispetto all’orario previsto delle 11 e sul campo Cinà aveva dato subito l’impressione di poter stare dentro la partita. Avvio aggressivo, buona presenza sulla palla, break e vantaggio sul 3-1 nel primo set. Proprio lì, nel momento in cui il parziale sembrava potersi indirizzare verso l’azzurro, il match ha cambiato inerzia. De Jong ha alzato il livello, ha trovato profondità e ordine, mentre Cinà ha iniziato a forzare troppo presto lo scambio. Qualche errore gratuito di troppo, soprattutto con il dritto, ha rimesso in corsa l’olandese, che da quel momento ha preso il controllo del ritmo.
Perso il primo set 6-3, Cinà ha pagato anche le fatiche accumulate nei giorni precedenti. La vittoria su Opelka, arrivata in cinque set dopo tre ore e 26 minuti, era stata splendida ma dispendiosa: 3-6 6-4 6-2 6-7 6-4, una partita lunga, nervosa, fisica, che inevitabilmente ha lasciato un segno nelle gambe e nella gestione delle energie.
De Jong è stato bravo a non concedere spiragli. Non ha giocato una partita appariscente, ma seria, con alto rendimento al servizio, pochi regali, capacità di spostare Cinà e di punirlo quando l’azzurro cercava soluzioni affrettate. Il secondo set, chiuso 6-1, è stato il momento più duro per Federico, apparso meno reattivo e meno preciso. Nel terzo ha provato a rimanere aggrappato alla partita, ma l’olandese ha continuato a fare ciò che serviva, senza abbassare l’intensità.
Resta comunque un Roland Garros di grande valore per Pallino (così lo chiamava il papà coach). Arrivato dalle qualificazioni, il siciliano ha battuto Yosuke Watanuki, Bernard Tomic e Alexis Galarneau prima di superare Opelka al primo turno del main draw. Un percorso che gli vale punti, fiducia. E dopo Parigi entrerà per la prima volta nella top 200.
In conferenza stampa ha tracciato un bilancio positivo della sua esperienza a Parigi. “Per me è un torneo molto buono, ho vinto quattro partite in uno Slam per la prima volta. Oggi sono entrato in campo con non tante energie, c’era anche un po’ di frustrazione, ma capita, questo è il tennis. Spero di poterne fare altri così”.
Il tennista siciliano si è soffermato anche sul tema delle aspettative, cresciute attorno a lui dopo i risultati ottenuti: “Le aspettative ci sono sempre, le portano i risultati buoni, ma le ho sempre gestite bene. Oggi in Italia ci si aspetta che tutti raggiungano i livelli di giocatori fortissimi. Lavoro per farlo, ma non è detto che ci riesca”.
Cinà ha poi parlato del confronto con gli altri giocatori, italiani e stranieri, spiegando di aver maturato fiducia dal livello espresso in campo. «Quando ho giocato con altri italiani, ma anche stranieri forti, ho sempre pensato di avere il livello. E mi dà fiducia, perché se senti di avere questo livello di un giocatore alto in classifica, può darti fiducia per il prosieguo. Ho giocato quasi con tutti, solo con Sinner no».
Guardando ai prossimi impegni, l’azzurro ha delineato la propria programmazione verso Wimbledon: “Dovrei fare questa settimana di recupero, la prossima di allenamento, poi due Challenger su terra e direttamente le qualificazioni a Wimbledon. Non giocherò tornei di preparazione su erba”.