24 Settembre 2026

Giuseppe Canetti

Mouratoglou, le ire di Sabalenka e la rivalità con Rybakina: «Ricordano McEnroe e Borg, ma c’è una grande differenza tra John ed Aryna»

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Il tennis, si sa, è chiamato lo “sport del diavolo” per l’insieme delle mille sfaccettature psicologiche che lo caratterizzano. E spesso succede che anche i grandi campioni non siano in grado di sostenerle tutte, lasciandosi risucchiare da quell’oceano di sensazioni negative che portano alla frustrazione. Talvolta, l’avvilimento è talmente penetrante che può perdurare per lunghi periodi, polverizzando giorno dopo giorno quel bagaglio di certezze che un giocatore o una giocatrice si è costruito/a a fatica nel corso di tanti anni. È un po’ il caso di quanto sta accadendo ad Aryna Sabalenka, ormai ex numero uno al mondo le cui crisi di nervi l’hanno resa lontana parente di quella tennista che, fino a qualche tempo fa, macinava successi in giro per il mondo fregiandosi dello scettro più desiderato.

La 28enne bielorussa chiuderà il 2026 senza aver vinto alcun titolo Slam. Era partita bene vincendo il Wta di Brisbane, ma già all’Australian Open aveva dovuto arrendersi in finale alla nuova regina del circuito Elena Rybakina. La tigre di Minsk si era rifatta centrando l’accoppiata Indian Wells/Miami. Poi però la sua luce ha cominciato a brillare ad intermittenza. Non un vero black out, a livello di gioco e di risultati, ma tanti piccoli corto circuito che l’hanno tradita anche a New York, dove, proprio contro la kazaka, si è nuovamente arresa ad un passo dal traguardo, cedendo contestualmente il primato in classifica.

Sabalenka, cosa succede?

Ciò che più ha colpito di Sabalenka nell’ultimo periodo non sono nemmeno le sconfitte, anche perché restano comunque poche per essere definite qualcosa di clamoroso. Ad attirare l’attenzione di appassionati ed addetti ai lavori, piuttosto, sono stati alcuni suoi atteggiamenti durante e a margine delle partite: intendiamoci, Aryna non era mai stata una delle tenniste più calme in campo, ma i suoi sfoghi, adesso, stanno facendo rumore quasi quanto i risultati deludenti, generando variegate riflessioni tra i personaggi di spicco del mondo della racchetta. Il noto coach Patrick Mouratoglou, ad esempio, si è soffermato sul momento della bielorussa tramite un post su Linkedin.

Mouratoglou
Foto Instagram Mouratoglou

«Quello che abbiamo visto agli US Open è successo troppe volte in due anni. Perde la finale. Lancia la racchetta prima di stringere la mano all’avversaria. Si dirige alla sua sedia e rompe una racchetta mentre Elena festeggia. Poi la telecamera si concentra su di lei e lei le dice di andarsene o… “Vaffanculo!”», sottolinea il coach francese.

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Da un parte Mouratoglou comprende la rabbia ma dall’altra crede che l’eccessiva frustrazione possa solo peggiorare le cose per Sabalenka: «Capisco la delusione. Perdere una finale del Grande Slam è straziante, soprattutto quando senti di avere il tennis per vincerla. Capisco che voglia spazio. Quelle emozioni sono umane e non la biasimo per averle provate o reagito così. Sa che non dovrebbe. È intelligente. Non puoi farne a meno. Quando le cose smettono di andare bene, l’emozione trabocca, diventa molto negativa con se stessa e affonda. Più passa il tempo, più basso è il livello, perché si autodistrugge».

Secondo l’esperto, la principale causa della crisi di Sabalenka è la seguente: «Per me, la gestione emotiva è l’unico motivo per cui al momento non vince i Grand Slam. È triste vedere la storia ripetersi. Se risolve questa cosa, tornerà a vincere tornei importanti e al vertice della classifica».

Ricollegandosi alla battaglia di Flushing Meadows, Mouratoglou si è infine lanciato in un paragone tra la rivalità Sabalenka/Rybakina e quella di due leggende del tennis maschile: «Ciò che mi affascina è che questa finale ha messo le migliori due giocatrici al mondo l’una contro l’altra. Giocatrici con personalità opposte. Una è fuoco, l’altra è ghiaccio. Non credo di doverti dire chi è chi. Mi ricorda la rivalità tra McEnroe e Borg. Björn, sempre in controllo, senza dire una parola. John, che distrugge racchette, si arrabbia. Ma c’è una grande differenza tra McEnroe e Sabalenka: John giocava molto meglio quando era arrabbiato. Quando Aryna si arrabbia, invece, perde il suo tennis».