La separazione a fine 2026 sembra ormai vicinissima, anche se manca ancora l’ufficialità . Dal primo progetto comune alla consacrazione internazionale, passando per le finali di Melbourne e Parigi e i trionfi nei Masters 1000 di Miami e Roma: il racconto di tre stagioni indimenticabili, tra vittorie, emozioni e un ultimo sogno chiamato Torino.
Ci sono coppie che vincono tornei e altre che riescono a lasciare un segno nella storia di uno sport. Simone Bolelli e Andrea Vavassori hanno fatto entrambe le cose. Hanno conquistato dieci titoli ATP, raggiunto tre finali nei tornei del Grande Slam, trionfato in due Masters 1000 e riportato il doppio maschile italiano a livelli di competitività e popolarità straordinari. Ma soprattutto hanno costruito qualcosa che va oltre i risultati: un’identità , un’intesa, un modo di stare in campo che li ha trasformati in una delle coppie più riconoscibili e rispettate del circuito internazionale.
Adesso, però, quella storia sembra essere arrivata alle sue ultime pagine. Dopo oltre tre anni di collaborazione stabile, il sodalizio tra il bolognese e il torinese potrebbe concludersi al termine del 2026. La notizia, emersa dopo l’eliminazione al Masters 1000 di Shanghai contro Austin Krajicek e Nikola Mektic, ha assunto contorni sempre più concreti attraverso le parole dei protagonisti e le successive ricostruzioni giornalistiche.
«Lo Slam insieme a Vavassori non so se arriverà . Abbiamo preso delle decisioni, credo che ci separeremo a fine anno», ha spiegato Bolelli ai microfoni di Spazio Tennis. Una dichiarazione che lascia poco spazio alle interpretazioni, pur senza rappresentare ancora l’annuncio ufficiale della separazione. Secondo quanto riportato da SuperTennis, la decisione sarebbe condivisa e legata alla ricerca di nuovi stimoli professionali.
Nessuna rottura clamorosa, dunque, almeno per quanto emerso finora. Piuttosto la possibile conclusione naturale di un ciclo sportivo che ha regalato al tennis italiano alcune delle pagine più belle degli ultimi anni. E proprio mentre si avvicina il momento dei saluti, vale la pena ripercorrere una carriera comune che merita di essere raccontata fino in fondo.
L’incontro tra due generazioni: il campione affermato e lo specialista emergente
Per comprendere la grandezza del percorso di Bolelli e Vavassori bisogna tornare indietro, a quando il loro progetto era ancora tutto da costruire. I due avevano già condiviso il campo nel 2021, ma è nell’estate del 2023 che decidono di dare continuità alla collaborazione, ponendo le basi di quella che sarebbe diventata una delle partnership più fortunate del tennis azzurro.
L’incontro tra Simone e Andrea rappresentava, prima di tutto, quello tra due generazioni differenti. Bolelli, nato a Bologna nel 1985, arrivava con alle spalle una carriera lunga e prestigiosa. Un giocatore di grande talento, dotato di una tecnica raffinata e di colpi da fondo campo di altissimo livello, che nel doppio aveva trovato una dimensione ideale per esprimere le proprie qualità .
Soprattutto, Simone conosceva già il sapore della gloria nei tornei più importanti. Nel 2015, insieme a Fabio Fognini, aveva conquistato gli Australian Open, riportando una coppia interamente italiana al successo in uno Slam di doppio maschile dopo il trionfo di Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola al Roland Garros del 1959. Un’impresa che aveva consegnato Bolelli alla storia del tennis nazionale.
Vavassori, nato a Torino nel 1995, rappresentava invece il volto di una generazione successiva. Dieci anni più giovane, cresciuto con una particolare predisposizione per il gioco di coppia, aveva sviluppato negli anni un tennis aggressivo, costruito intorno a un servizio efficace, alla ricerca costante della rete e a una notevole sensibilità nelle volée.
Andrea aveva già dimostrato di possedere qualità importanti, ma cercava ancora quella continuità ad altissimo livello che avrebbe potuto trasformarlo in uno dei protagonisti del doppio mondiale. L’incontro con Bolelli avrebbe cambiato la prospettiva di entrambi. Da una parte l’esperienza, la qualità tecnica e la capacità di leggere i momenti della partita. Dall’altra l’energia, l’esplosività e l’aggressività di un giocatore nel pieno della maturità agonistica.
Due stili differenti, ma perfettamente compatibili. Il primo periodo serve a costruire automatismi e fiducia. Nel 2023 arrivano le finali di Halle e Umago, entrambe concluse con una sconfitta, ma sufficienti a dimostrare che la coppia possiede un potenziale importante. Il salto di qualità , però, deve ancora arrivare.
Il 2024, l’anno della consacrazione: due finali Slam e tre titoli ATP
La stagione 2024 rappresenta il vero punto di svolta. Bolelli e Vavassori si presentano agli Australian Open con ambizioni importanti, ma probabilmente senza immaginare fino a dove sarebbero riusciti ad arrivare. Sul cemento di Melbourne costruiscono una cavalcata straordinaria, superando avversari di grande valore e conquistando un posto nella finale del primo Slam dell’anno.
Per Bolelli è un ritorno speciale, nello stesso torneo che nove anni prima gli aveva regalato il titolo insieme a Fognini. Per Vavassori è la prima finale Slam nel doppio maschile, il momento nel quale il suo talento trova una consacrazione definitiva. Dall’altra parte della rete ci sono Rohan Bopanna e Matthew Ebden, una delle coppie più forti del circuito. Gli italiani lottano, restano in partita e giocano una finale equilibrata, ma devono arrendersi con il punteggio di 7-6, 7-5.
È una sconfitta che brucia, inevitabilmente. Ma è anche la dimostrazione che il progetto funziona. Poche settimane dopo arriva la prima gioia. A Buenos Aires, sulla terra battuta argentina, Bolelli e Vavassori conquistano il loro primo titolo ATP insieme, superando in finale Marcel Granollers e Horacio Zeballos. Un successo di grande prestigio, ottenuto contro due specialisti di livello mondiale, che certifica la loro definitiva trasformazione in una coppia capace non soltanto di raggiungere le finali, ma anche di vincerle.
La conferma arriva nella primavera europea. Al Roland Garros, sulla terra rossa di Parigi, i due azzurri ripetono l’impresa australiana e raggiungono la seconda finale Slam della stagione. Due finali nei primi due Major dell’anno: un risultato eccezionale per una coppia che aveva cominciato a giocare stabilmente insieme soltanto pochi mesi prima. Ancora una volta, però, l’ultimo ostacolo si rivela insuperabile. A conquistare il titolo sono Marcelo Arevalo e Mate Pavic, che si impongono in due set. È il secondo grande rimpianto, ma anche la conferma di una continuità impressionante.
Bolelli e Vavassori non si fermano. Sull’erba di Halle conquistano il secondo titolo della stagione, superando in finale Kevin Krawietz e Tim Puetz. Poi, in autunno, arriva il successo sul cemento di Pechino, dove battono Harri Heliövaara e Henry Patten. Tre titoli ATP, conquistati su tre superfici differenti: terra battuta, erba e cemento. È probabilmente il dato che meglio descrive la completezza raggiunta dalla coppia.
Non sono specialisti di una sola superficie, né giocatori che dipendono esclusivamente da determinate condizioni. Riescono a essere competitivi praticamente ovunque, adattando il proprio tennis agli avversari e alle caratteristiche dei campi. Il 2024 si conclude con la qualificazione alle ATP Finals di Torino, il torneo riservato alle migliori otto coppie della stagione. Per Bolelli e Vavassori è il coronamento di un’annata straordinaria. Il doppio italiano ha trovato due protagonisti capaci di guardare negli occhi i migliori del mondo.
Il 2025, la maturità dei campioni e il grande rimpianto di Melbourne
Se il 2024 è l’anno della scoperta, il 2025 diventa quello della conferma. Perché nel tennis raggiungere i vertici è complicato, ma restarci richiede qualità ancora più difficili da trovare: continuità , capacità di gestire la pressione, adattamento e una solidità mentale che permetta di affrontare ogni torneo con le stesse ambizioni. Bolelli e Vavassori dimostrano di possedere tutto questo.
La stagione comincia nel migliore dei modi, con il titolo di Adelaide. È il quarto trofeo conquistato insieme e rappresenta il preludio a un’altra grande avventura australiana. A Melbourne, infatti, i due azzurri raggiungono nuovamente la finale degli Australian Open. Per la seconda stagione consecutiva si ritrovano a una sola vittoria dal titolo. È la loro terza finale Slam in appena dodici mesi, un risultato che racconta meglio di qualsiasi altra statistica la qualità e la continuità del loro rendimento.
Questa volta gli avversari sono Heliövaara e Patten. Gli italiani partono bene, conquistano il primo set e sembrano finalmente nelle condizioni di spezzare quella sorta di maledizione che li accompagna nei grandi appuntamenti. Ma il tennis, soprattutto nel doppio, può cambiare direzione in pochissimi punti. La coppia finlandese-britannica reagisce, ribalta la partita e conquista il titolo. Per Bolelli e Vavassori è la terza finale Slam perduta su tre disputate insieme.
Un dato che inevitabilmente pesa, perché racconta quanto siano andati vicini a un traguardo che avrebbe completato in maniera quasi perfetta il loro percorso. Eppure, ancora una volta, i due italiani dimostrano una straordinaria capacità di reagire. A Rotterdam conquistano il secondo titolo della stagione, imponendosi su Sander Gillé e Jan Zielinski. Sulla terra battuta di Amburgo arriva il terzo successo, contro Andres Molteni e Fernando Romboli. Poi, in estate, sul cemento di Washington, superano in finale Hugo Nys ed Edouard Roger-Vasselin e mettono in bacheca il quarto trofeo dell’anno.
Quattro titoli ATP nel 2025, dopo i tre conquistati nella stagione precedente. Sette successi complessivi in due anni. Numeri che certificano la presenza stabile di Bolelli e Vavassori nell’élite del doppio mondiale. Ma c’è ancora un appuntamento destinato ad assumere un significato particolare: le ATP Finals di Torino. Per il secondo anno consecutivo gli azzurri si qualificano al torneo dei migliori, questa volta riuscendo a spingersi fino alla semifinale.
È un risultato storico: diventano la prima coppia interamente italiana a raggiungere le semifinali delle ATP Finals nel doppio. E farlo proprio a Torino, davanti al pubblico di casa, rende tutto ancora più speciale. La stagione termina senza lo Slam tanto desiderato, ma con una certezza: Bolelli e Vavassori non sono più soltanto una coppia di alto livello. Sono una delle realtà più solide del tennis internazionale.
Il 2026, l’anno dei grandi trionfi: Miami e Roma per entrare nella storia
Quando una coppia ha già raggiunto tre finali Slam e conquistato sette titoli ATP, viene naturale chiedersi quanto possa ancora migliorare. La risposta di Bolelli e Vavassori arriva nel 2026. Una stagione che, nonostante alcune difficoltà iniziali, si trasforma in quella dei successi più prestigiosi della loro carriera comune. Il primo titolo arriva a Rotterdam, dove gli italiani riescono a confermarsi campioni dopo il successo dell’anno precedente.
È l’ottavo trofeo insieme. Ma soprattutto è un segnale importante: la competitività della coppia è rimasta intatta. La vera svolta arriva a Miami, nel mese di marzo. Sul cemento della Florida, Bolelli e Vavassori conquistano finalmente il loro primo Masters 1000 insieme. In finale affrontano Heliövaara e Patten, gli stessi avversari che nel gennaio 2025 avevano negato loro il titolo degli Australian Open.
Questa volta, però, la storia prende una direzione completamente diversa. Gli azzurri dominano la partita, si impongono per 6-4, 6-2 e conquistano uno dei trofei più prestigiosi del circuito. È il nono titolo ATP della loro collaborazione, ma soprattutto il primo in un torneo Masters 1000. Una vittoria che assume un valore ancora più importante considerando il percorso compiuto negli anni precedenti. Dopo le tre finali Slam perdute, dopo tante occasioni nelle quali erano arrivati a un passo dai grandi traguardi, Bolelli e Vavassori riescono finalmente a sollevare insieme uno dei trofei più ambiti del tennis mondiale.
Ma il momento più emozionante deve ancora arrivare. Maggio 2026. Roma. Internazionali d’Italia. Il Foro Italico è uno dei luoghi simbolo del tennis nazionale. Vincere davanti al pubblico italiano rappresenta un sogno per qualsiasi giocatore azzurro, indipendentemente dalla specialità . Bolelli e Vavassori riescono a trasformarlo in realtà . Raggiungono la finale e si trovano davanti Granollers e Zeballos, due avversari che conoscono benissimo e che rappresentano da anni un riferimento assoluto nel doppio.
La partita è una battaglia. Nel primo set gli italiani devono annullare quattro set point, prima di riuscire a imporsi al tie-break. Gli avversari reagiscono e riportano il confronto in equilibrio, rendendo necessario il match tie-break decisivo. È in quel momento che Bolelli e Vavassori producono il loro tennis migliore. Aggressivi, lucidi, determinati, dominano la frazione conclusiva per 10-3 e conquistano il titolo. Il Foro Italico può esplodere di gioia.
Bolelli e Vavassori diventano la prima coppia interamente italiana a vincere il doppio maschile degli Internazionali d’Italia nell’Era Open.
Un trionfo che vale un posto speciale nella storia del torneo. È il loro decimo titolo ATP insieme, il secondo Masters 1000 della stagione, il coronamento di un percorso costruito con pazienza, sacrifici e una fiducia reciproca diventata sempre più forte. Per Bolelli, a quarant’anni compiuti, è l’ennesima dimostrazione di una longevità sportiva eccezionale. Per Vavassori è la consacrazione definitiva come uno dei migliori interpreti della specialità .
Per entrambi è forse il momento più bello della loro avventura comune. E proprio per questo, ripensando oggi a quella giornata romana, la prospettiva della separazione assume un significato ancora più particolare. Perché pochi mesi dopo aver raggiunto uno dei vertici più alti della loro carriera, Simone e Andrea sembrano pronti a prendere strade differenti.
Dieci titoli e tre finali Slam: i numeri di una coppia da ricordare
Il bilancio della loro collaborazione è impressionante. Nel 2024 conquistano Buenos Aires, Halle e Pechino. Nel 2025 aggiungono Adelaide, Rotterdam, Amburgo e Washington. Nel 2026 arrivano Rotterdam, Miami e Roma. Dieci titoli ATP complessivi, distribuiti nell’arco di tre stagioni e ottenuti su superfici differenti. A questi si aggiungono le tre finali Slam: Australian Open 2024, Roland Garros 2024 e Australian Open 2025.
E poi le due qualificazioni consecutive alle ATP Finals, nel 2024 e nel 2025, con la semifinale raggiunta a Torino nella seconda partecipazione. Un palmarès che testimonia non soltanto la capacità di vincere, ma soprattutto quella di mantenere per anni un rendimento di altissimo livello. La loro grandezza, però, non può essere racchiusa soltanto nei numeri. Perché il doppio è una disciplina particolare, nella quale il valore individuale conta moltissimo, ma non basta. Servono intesa, automatismi, fiducia e la capacità di mettere le proprie qualità al servizio di un progetto comune. Bolelli e Vavassori sono riusciti a trovare questo equilibrio in maniera quasi perfetta.
Il segreto della loro intesa: la classe di Simone e l’energia di Andrea
A rendere speciale questa coppia è stata soprattutto la complementarità . Bolelli ha portato nel progetto tutta la sua esperienza, una qualità tecnica fuori dal comune e una capacità di gestire il ritmo degli scambi che pochi giocatori possiedono. Il suo tennis, elegante e potente allo stesso tempo, ha rappresentato spesso il punto di riferimento nei momenti nei quali era necessario costruire il punto con pazienza e precisione.
Vavassori ha aggiunto caratteristiche differenti ma altrettanto preziose. Un servizio incisivo, grande rapidità negli spostamenti a rete, aggressività nelle chiusure e una predisposizione naturale a prendere l’iniziativa. Insieme hanno dato vita a un doppio moderno, offensivo, capace di alternare la costruzione ragionata dello scambio a improvvise accelerazioni. Ma soprattutto hanno sviluppato una sintonia che, con il passare delle stagioni, è diventata sempre più evidente.
Nel doppio spesso una partita si decide in pochi istanti: una risposta sulla seconda di servizio, una volée giocata d’istinto, una scelta tattica presa in una frazione di secondo. In quei momenti, conoscere il proprio compagno può fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta. Bolelli e Vavassori hanno imparato a fidarsi l’uno dell’altro. Hanno costruito automatismi, condiviso responsabilità e affrontato insieme anche le delusioni più pesanti. Ed è proprio questa dimensione collettiva ad averli resi così apprezzati dal pubblico.
Non due grandi giocatori semplicemente schierati dalla stessa parte della rete, ma una vera squadra.
Perché separarsi proprio adesso? La scelta di cambiare dopo aver vinto
È probabilmente questo l’aspetto più sorprendente della vicenda. La possibile separazione non arriva al termine di una lunga crisi di risultati, né dopo una stagione particolarmente deludente. Al contrario, il 2026 è stato l’anno dei primi due Masters 1000 vinti insieme. E anche la situazione nella Race verso le ATP Finals conferma quanto la coppia sia ancora competitiva.
Dopo il torneo di Shanghai, Bolelli e Vavassori occupano il quinto posto nella classifica stagionale, con 4.660 punti. La qualificazione a Torino non è ancora matematica, ma il vantaggio sulle coppie immediatamente fuori dalle prime otto rende l’obiettivo concreto. La scelta di separarsi, dunque, sembra rispondere soprattutto alla volontà di aprire nuovi percorsi professionali.
Bolelli ha compiuto 41 anni e si trova inevitabilmente in una fase della carriera nella quale ogni stagione richiede valutazioni particolari. Vavassori, che ne ha 31, può invece guardare a un orizzonte agonistico più lungo e alla possibilità di costruire una nuova collaborazione di vertice. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, il torinese potrebbe giocare dal 2027 insieme a Marcelo Arevalo, ex numero uno mondiale del doppio e vincitore di due titoli Slam.
Un’ipotesi suggestiva, anche perché proprio Arevalo, in coppia con Mate Pavic, aveva sconfitto Bolelli e Vavassori nella finale del Roland Garros 2024. Per quanto riguarda Simone, le ricostruzioni giornalistiche indicano la possibilità che continui a giocare, anche se non è stato ancora individuato pubblicamente un nuovo compagno. Al momento, in ogni caso, è importante distinguere tra ciò che appare probabile e ciò che è ufficiale. La separazione sembra ormai vicina, ma la conclusione definitiva del sodalizio deve ancora essere formalizzata.
Torino, il possibile ultimo ballo. E il sogno di chiudere da campioni
Prima di salutarsi, però, Bolelli e Vavassori hanno ancora obiettivi importanti da inseguire. Il calendario prevede gli appuntamenti di Vienna e del Masters 1000 di Parigi, tornei nei quali potranno cercare punti preziosi per completare la qualificazione alle ATP Finals. E proprio Torino potrebbe diventare il palcoscenico ideale per l’ultimo grande capitolo della loro storia. Sarebbe la terza partecipazione consecutiva al torneo di fine anno, dopo quelle del 2024 e del 2025.
Un traguardo prestigioso, reso ancora più significativo dalla possibilità che rappresenti l’ultima occasione di vederli insieme contro le migliori coppie del mondo. Torino, inoltre, è la città di Vavassori. Giocare davanti al pubblico di casa, con la consapevolezza che ogni partita potrebbe essere una delle ultime insieme, aggiungerebbe inevitabilmente una componente emotiva particolare. E chissà che proprio questa situazione non possa trasformarsi in una motivazione supplementare.
La prospettiva di un’ultima grande impresa, magari proprio alle Finals, renderebbe ancora più speciale un percorso già straordinario. Resta anche l’eventualità di un impegno in Coppa Davis, qualora le scelte del capitano Filippo Volandri dovessero coinvolgerli. Ma il grande sogno, quello che probabilmente accompagnerà per sempre il ricordo della loro collaborazione, resterà lo Slam mai conquistato insieme. Tre finali, tre sconfitte. Tre occasioni nelle quali si sono trovati a un passo dal massimo traguardo. È il grande rimpianto della loro carriera comune, ma sarebbe profondamente ingiusto trasformarlo nell’unico metro di giudizio.
Perché raggiungere tre finali Slam in due stagioni consecutive significa aver dimostrato una continuità eccezionale. E perché vincere dieci titoli ATP, compresi due Masters 1000, significa aver costruito una carriera di coppia che merita un posto di rilievo nella storia del tennis italiano.
Un’eredità che va oltre i trofei: Bolelli e Vavassori hanno fatto amare il doppio
Forse il merito più importante di Simone Bolelli e Andrea Vavassori è stato proprio questo: aver contribuito a riportare il doppio al centro dell’attenzione degli appassionati italiani. In anni nei quali il tennis azzurro ha vissuto una crescita straordinaria, trainata soprattutto dai successi dei protagonisti del singolare, i due hanno saputo costruire un percorso autonomo, capace di conquistare pubblico e attenzione.
Hanno dimostrato che il doppio non è una disciplina secondaria, ma una specialità complessa, spettacolare e ricca di contenuti tecnici e tattici. Hanno portato gli appassionati a seguire con partecipazione le finali di Melbourne e Parigi, a emozionarsi per i successi di Miami e Roma, a riconoscere il valore di una volée decisiva o di un match tie-break giocato sotto pressione.
Hanno offerto un esempio importante anche alle nuove generazioni. Quello di due professionisti che hanno saputo mettere da parte le differenze di età , di esperienza e di caratteristiche tecniche per costruire qualcosa di più grande delle rispettive individualità . Bolelli aveva già scritto una pagina storica insieme a Fognini. Vavassori cercava ancora la definitiva consacrazione internazionale. Insieme hanno aperto un capitolo nuovo.
Hanno vinto sulla terra battuta, sull’erba e sul cemento. Hanno raggiunto tre finali Slam, disputato le ATP Finals, conquistato Miami e trionfato davanti al pubblico del Foro Italico. Hanno conosciuto delusioni pesanti e successi memorabili, senza perdere quella capacità di sostenersi che rappresenta l’essenza stessa del gioco di coppia.
Adesso, se le indicazioni emerse in questi giorni troveranno conferma, le loro strade si divideranno. E quando arriverà davvero l’ultimo punto giocato insieme, sarà naturale ripensare a tutto quello che hanno costruito. Alle finali Slam sfuggite, ai trofei sollevati, agli abbracci dopo le vittorie, alle battaglie vinte nei match tie-break e alle giornate nelle quali hanno fatto sentire il doppio italiano sul tetto del mondo.
Ma soprattutto resterà la consapevolezza di aver assistito a una delle collaborazioni più belle e vincenti del tennis azzurro contemporaneo.
Simone Bolelli e Andrea Vavassori forse non conquisteranno mai uno Slam insieme. Ma hanno già conquistato qualcosa che va oltre un singolo trofeo: un posto speciale nella storia del tennis italiano.
E quello, comunque finisca la loro avventura, non potrà portarglielo via nessuno.