26 Febbraio 2026

Federico Vincenti

Sinner tra critiche e fiducia: Rick Macci lo difende, Steve Johnson solleva interrogativi

Due sconfitte ravvicinate, qualche interrogativo di troppo e il solito dibattito che accompagna ogni grande campione. Il momento di Jannik Sinner divide addetti ai lavori e tifosi: c’è chi parla di campanello d’allarme e chi, al contrario, invita alla calma. Dopo gli stop contro Novak Djokovic a Melbourne e contro Jakub Mensik, il numero due del mondo è finito al centro della discussione. Ma davvero siamo di fronte a una crisi?

Macci: “Non se n’è mai andato”

A spegnere i toni più allarmistici è stato lo storico coach americano Rick Macci, che sui social ha voluto ridimensionare il caso. Per il tecnico statunitense, le recenti battute d’arresto rientrano nella normalità di uno sport in cui l’imbattibilità non esiste.

Secondo Macci, Sinner “sta benissimo”: perdere contro Djokovic o contro un giovane talento emergente fa parte del gioco. Il tennis, sottolinea, è fatto di cicli, adattamenti e giornate storte. E la narrazione può cambiare in fretta: basterà un titolo importante, magari uno Slam, per trasformare le critiche in elogi e parlare di “grande ritorno”. Un ritorno che, a suo dire, non sarebbe nemmeno necessario: perché Jannik “non se n’è mai andato”.

Il giudizio dell’allenatore va oltre il momento contingente. Macci si sbilancia sul futuro, prevedendo per l’azzurro una carriera chiusa con un bottino di Slam in doppia cifra. Un attestato di fiducia importante, che guarda al lungo periodo più che alle oscillazioni di inizio stagione.

Johnson: “Niente panico, ma ora servono risposte”

Più prudente, ma comunque lontano da toni catastrofici, il commento dell’ex giocatore americano Steve Johnson. Intervenuto a We Love Tennis, Johnson ha invitato a non drammatizzare: due sconfitte non cancellano quanto costruito negli ultimi anni.

Allo stesso tempo, però, l’ex statunitense fissa un punto chiaro in vista dei prossimi appuntamenti sul cemento americano. Se Sinner non dovesse riuscire ad alzare il trofeo né a Indian Wells Masters né al Miami Open, allora – sostiene – qualche domanda sarebbe legittima.

Le aspettative, del resto, sono figlie dei risultati. Negli ultimi anni Sinner ha perso raramente, e quasi esclusivamente contro Carlos Alcaraz. Un eventuale aumento delle sconfitte contro avversari diversi dallo spagnolo rappresenterebbe, secondo Johnson, un segnale da analizzare con attenzione.

Tra pressione e maturità

Il vero nodo, forse, sta tutto qui: quando un giocatore si abitua a vincere quasi sempre, ogni battuta d’arresto assume proporzioni amplificate. Sinner ha alzato l’asticella così in alto da rendere l’eccezione – la sconfitta – quasi un evento.

Il Sunshine Double americano dirà molto sullo stato di forma dell’altoatesino, ma difficilmente potrà definire in modo definitivo il suo percorso. Il tennis è fatto di equilibri sottili, di adattamenti continui e di cicli fisiologici.

Le opinioni restano divise: tra chi vede solo un normale rallentamento e chi pretende conferme immediate. In mezzo c’è Sinner, chiamato come sempre a rispondere sul campo. Perché nel tennis, più che altrove, la sceneggiatura cambia in fretta. E spesso basta una settimana perfetta per riscrivere tutto.