Raul Brancaccio Minorca

6 Aprile 2026

Valeria Lorenzi

All’inferno e ritorno, Brancaccio rinasce a Minorca: “Ho visto tutto nero, ho pensato di smettere”

Dalle ombre più profonde alla luce di un titolo che può cambiare tutto. Raul Brancaccio è il protagonista della settimana al Challenger di Minorca 2026, dove ha conquistato il trofeo più importante della sua carriera. Un successo che va ben oltre il campo, perché arriva dopo anni difficili, segnati da crisi personali e sportive.

In una toccante intervista rilasciata al sito spagnolo Punto de Break, il tennista italiano ha raccontato senza filtri il proprio percorso: un viaggio tra dubbi, perdita di fiducia e una rinascita costruita giorno dopo giorno.


“Ho perso fiducia e motivazione”

Brancaccio non nasconde quanto siano stati complicati gli ultimi anni:

“Avevo perso la fiducia, l’illusione. Venivo da stagioni difficili a livello mentale. Dopo aver perso una finale Challenger a febbraio sono ricaduto in basso, perché le cose non andavano come volevo”.

Il punto di svolta arriva solo pochi giorni prima del torneo di Minorca, grazie a un confronto diretto con il suo team:

“Abbiamo avuto una conversazione molto seria. Mi hanno detto chiaramente che dovevo cambiare mentalità e tornare a credere in me stesso”.

Un cambiamento immediato, che si è tradotto in risultati concreti già in Spagna.


Il fondo toccato: “Ho pensato di smettere”

Il passaggio più forte dell’intervista riguarda il momento più buio:

“Sì, ho toccato il fondo. Ho pensato seriamente di lasciare il tennis. Non avevo più quella fiamma dentro”.

Tre anni difficili, segnati anche da cambiamenti importanti nel suo entourage:

“Lasciare il mio storico allenatore mi ha colpito molto. Ero entrato in una fase in cui non accettavo l’aiuto degli altri”.

Una spirale negativa che lo aveva portato a vivere il tennis senza entusiasmo:

“Ci sono momenti in cui vedi tutto nero, ti senti vuoto. Non hai voglia di alzarti la mattina e finisci per odiare quello che fai”.


La rinascita: “Ora voglio godermi il percorso”

Il titolo di Minorca rappresenta molto più di una semplice vittoria:

“Non avevo mai smesso del tutto di credere in me stesso, ma il tennis non è solo colpire la palla: c’è tutto un lavoro mentale dietro. Qui ho cambiato prospettiva”.

Entrato in tabellone come alternate, Brancaccio ha costruito passo dopo passo una settimana perfetta, nonostante anche qualche problema fisico:

“Dai quarti avevo dolore alla schiena. In finale ho fatto di tutto per resistere, tra fisioterapia e antidolorifici. Non volevo lasciare nulla indietro”.


Il ruolo della famiglia e della compagna

Fondamentale nella sua rinascita anche il supporto delle persone più vicine:

“La mia ragazza è stata il mio pilastro. Mi è sempre stata accanto, soprattutto nei momenti peggiori, aiutandomi a non mollare”.


Il titolo più importante della carriera

Quello conquistato a Minorca è il terzo Challenger vinto, ma con un significato completamente diverso:

“Gli altri erano arrivati quasi a sorpresa. Questo invece arriva dopo tre anni molto duri, in cui avevo perso fiducia. Non pensavo di poter vincere ancora”.


Obiettivi e futuro

Oggi Brancaccio guarda avanti con una nuova consapevolezza:

“Mi sento di nuovo affamato, ma anche più maturo. Il mio obiettivo è tornare nei tornei dello Slam e godermi il percorso”.

Con un ranking intorno alla posizione 255 ATP, l’azzurro sa che la strada è ancora lunga, ma anche che questo è il momento giusto per spingere:

“Nei prossimi mesi difendo pochissimi punti, quindi posso crescere. Ora devo accumulare settimane come questa”.


E la celebrazione?

Niente festa esagerata: Brancaccio resta con i piedi per terra.

“Meglio festeggiare con una paella a Valencia. Stanotte torno a casa”.