Matteo Berrettini, ex numero 6 del mondo e finalista a Wimbledon, appare lontano dalla sua miglior condizione sul piano del gioco, ma chiarisce subito che il fisico, questa volta, non è il problema. Dopo la sconfitta al primo turno al Masters 1000 di Madrid contro Dino Prizmic, Berrettini si presenta in zona mista con un’analisi lucida.
“Non rincorro classifiche, voglio godermi il campo”
Berrettini rivendica con decisione il suo attuale stato fisico: «Per fortuna il problema non è il mio corpo, anche se mi ha tolto tanto nel corso della carriera». Gli infortuni, infatti, hanno spesso condizionato il suo percorso, costringendolo a continue ripartenze.
Oggi però il focus è cambiato. «Non sto rincorrendo tornei o classifiche – spiega – il mio unico obiettivo è godermi il tempo in campo». Un obiettivo semplice solo in apparenza, perché negli ultimi anni il tennista azzurro ha dovuto fare i conti anche con un calo di energie mentali: «A volte mi sono sentito meno forte, senza riuscire a godermi davvero quello che stavo facendo».
Il peso degli infortuni e una carriera costruita lottando
Il rapporto con gli infortuni è una costante nella carriera di Berrettini, iniziata già in età giovanile: «Sono stato sfortunato fin da quando avevo 12 o 13 anni». Nonostante l’attenzione alla preparazione fisica e al lavoro in campo, la crescita e le sollecitazioni del tennis professionistico hanno reso difficile trovare continuità.
«Quando ho raggiunto il mio massimo livello, qualcosa ha iniziato a cedere. Ma fa parte del gioco: spingiamo corpo e mente al limite». E poi una riflessione che racchiude l’essenza di questo sport: «Il tennis non è matematica, anche se tutto è perfetto non è detto che si vinca».
Contro Prizmic, Berrettini ammette di non aver trovato «la giusta energia». Ed è proprio questo a pesare di più: «Mi dispiace, perché gioco ancora per vivere questi momenti: le lotte, i ‘vamos’ in faccia, le racchette spaccate, i match point persi e quelli vinti».