Il clima attorno al Roland Garros 2026 si fa sempre più teso. La frattura tra i tennisti e gli organizzatori degli Slam continua ad allargarsi e, anche se l’ipotesi di un clamoroso boicottaggio sembra momentaneamente rientrata, i giocatori sono pronti a dare un forte segnale di protesta già nei giorni che precedono il torneo parigino.
La contestazione nasce dalla questione prize money. I migliori giocatori e giocatrici del circuito, sia ATP che WTA, avevano infatti inviato nelle scorse settimane una lettera agli organizzatori del Roland Garros per manifestare il proprio malcontento riguardo alla distribuzione degli introiti del torneo. Secondo i tennisti, la quota destinata ai premi sarebbe troppo bassa rispetto ai ricavi complessivi dello Slam francese, fermandosi attorno al 14%, a differenza del 22% garantito dai tornei Atp.
Durante gli Internazionali d’Italia di Roma, il malessere è diventato sempre più evidente. Alcuni top player hanno persino iniziato a parlare apertamente di un possibile boicottaggio degli Slam, ipotesi lanciata da Aryna Sabalenka e sostenuta da diversi protagonisti del circuito. Più prudenti invece Iga Swiatek, che ha definito l’idea “eccessiva”, e Novak Djokovic, rimasto piuttosto ambiguo pur essendo da anni vicino alle battaglie dei giocatori.
La protesta al Roland Garros: conferenze stampa limitate
Alla fine probabilmente non ci sarà alcun boicottaggio, ma i tennisti non intendono fare passi indietro. Secondo quanto riportato dal quotidiano francese L’Équipe, i giocatori avrebbero deciso di limitare drasticamente il tempo dedicato ai media durante i tradizionali Media Day che precedono l’inizio del torneo. La linea sarebbe chiara: interrompere interviste e conferenze stampa dopo appena 15 minuti, rifiutandosi di rispondere ad altre domande o concedere ulteriori contenuti ai media presenti a Parigi.
Una presa di posizione destinata inevitabilmente a creare tensioni non solo con gli organizzatori, ma anche con televisioni, giornalisti e sponsor. Proprio per questo motivo, nella giornata di giovedì è previsto un incontro tra la Federazione Francese Tennis, la direzione del Roland Garros e gli agenti di alcuni dei principali giocatori del circuito, nel tentativo di trovare una mediazione ed evitare un ulteriore irrigidimento della situazione.
La risposta della Federazione Francese
Dal canto suo, la FFT ha già preso atto della possibile protesta e ha diffuso un comunicato ufficiale dai toni concilianti ma preoccupati:
“Ci rammarichiamo di questa decisione dei giocatori, che penalizza tutti gli attori coinvolti nel torneo: media, televisioni, team federali e l’intera famiglia del tennis che segue con entusiasmo ogni edizione del Roland Garros”.
La federazione francese ha inoltre sottolineato di aver avviato un dialogo diretto con i giocatori nelle ultime settimane e di aver programmato un incontro ufficiale con i rappresentanti degli atleti per discutere temi legati alla governance del tennis, alla tutela sociale e a una distribuzione più equa dei ricavi.
Un Roland Garros ad alta tensione
L’impressione è che la vicenda sia soltanto all’inizio. Anche senza arrivare a uno sciopero vero e proprio, il malcontento dei giocatori sta emergendo in maniera sempre più compatta e organizzata.
Il Roland Garros 2026 rischia così di trasformarsi in uno degli Slam più turbolenti degli ultimi anni, con il confronto tra atleti e organizzatori destinato probabilmente a proseguire anche nei prossimi mesi. E la domanda che molti iniziano a porsi è questa: potrebbe essere il primo passo verso un vero boicottaggio dei futuri tornei del Grande Slam?