Adriano Panatta guarda al Roland Garros con un sogno speciale. Cinquant’anni dopo il suo trionfo nel 1976 potrebbe consegnare il trofeo a un italiano. Nonostante l’eliminazione sorprendente di Jannik Sinner al secondo turno, infatti, l’Italia è sicura di avere un finalista grazie alla semifinale tutta azzurra tra Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi, in programma venerdì.
L’ex campione sarà sul Philippe-Chatrier il domenica 7 giugno per premiare il vincitore del torneo, invitato per celebrare l’anniversario del suo storico successo. “Adesso sogno di premiare un altro italiano”, ha detto Panatta a Bologna, a margine dell’evento “Banca Generali – Un Campione per Amico”.
L’ex tennista ha poi commentato il percorso di Cobolli, reduce dalla vittoria in rimonta contro Auger-Aliassime: “Fisicamente è molto forte, gli serviva solo continuità. Ormai è un top ten”, ha detto, sottolineando la crescita dell’azzurro in questa fase della stagione. Cobolli è cresciuto nello stesso circolo romano dove Panatta mosse i primi passi, il Tennis Club Parioli: “Ho detto a lui e a suo padre che sarebbe diventato un grande giocatore – racconta Panatta – certo, non immaginavo così presto”.
L’ex campione romano ripensa anche al proprio Roland Garros del 1976, ricordando le battaglie con Bjorn Borg e Guillermo Vilas: “Avevo uno stile diverso, vario e aggressivo, con molti drop shot. Forse li infastidivo, ma giocare in modo originale mi ha permesso di vincere”. In finale Panatta affrontò Harold Solomon, vincendo dopo un tiebreak nel quarto set e superando anche piccoli imprevisti, come quando il compagno di doppio Paolo Bertolucci aveva portato via per errore le sue scarpe da tennis la mattina della finale.
Il legame con Parigi resta comunque speciale: “Con il Roland Garros ho un rapporto sentimentale. Prima tutti mi chiedevano se dopo 50 anni un italiano potesse vincere al Foro ed è successo con Jannik, ora mi domandano lo stesso di Parigi e io sono il primo a sperarci”.