Nel punto settimanale di Corrado Barazzutti un commento sulla finale del Roland Garros tra Cobolli e Zverev
Dunque sarà Favio Cobolli a giocare la finale del Roland-Garros, un grandissimo risultato che fino a due settimane fa non si poteva neanche immaginare. La semifinale contro Matteo Arnaldi non si è disputata e il derby italiano, tanto atteso, è saltato per il ritiro del ligure, costretto a fermarsi prima ancora di scendere in campo a causa di un virus. Peccato, perché sarebbe stata un’altra pagina importante per il tennis azzurro. Ma il risultato, per Cobolli, resta storico.
In finale troverà Alexander Zverev, che ha superato Mensik. E qui, onestamente, ci si poteva forse aspettare qualcosa di più dal ceco. Mensik quando gioca bene è un avversario molto difficile da affrontare e ha già dimostrato di poter competere con i migliori. Ricordiamo che è stato l’unico quest’anno a battere Sinner e ha conquistato il Masters 1000 di Miami superando giocatori di altissimo livello. Contro Zverev, però, non è riuscito a incidere come avrebbe potuto.
Merito anche del tedesco, naturalmente, che dopo l’eliminazione di Sinner e l’assenza di Alcaraz si è visto spalancarsi davanti a sé una grande occasione: vincere finalmente il Roland-Garros e conquistare quel titolo Slam che ancora gli manca. È evidente che arrivi a questa finale con una motivazione fortissima.
E ovviamente sarà lui il favorito. Ha più esperienza, ha giocato partite di enorme peso, conosce il palcoscenico delle grandi finali e possiede un tennis completo, solido, costruito per reggere la pressione. Cobolli però non partirà battuto, anzi. Conosce bene il tedesco, lo ha già battuto, e questo è un dettaglio tutt’altro che secondario. Sapere di poter far male a un avversario cambia il modo di entrare in campo, soprattutto in una finale.
La partita, proprio per questo, rischia di essere complicata per entrambi. Due giocatori motivati e forti, ma entrambi sotto pressione. Cobolli vivrà per la prima volta l’emozione di una finale Slam, con tutto ciò che comporta dal punto di vista nervoso. Dovrà essere bravo a non farsi travolgere dall’evento, a restare dentro il match, a trasformare la tensione in energia. Dall’altra parte, però, anche Zverev avrà addosso una pressione enorme, quella di chi sa di avere davanti forse la migliore occasione della carriera per vincere finalmente uno Slam.
Dal punto di vista tecnico tattico la chiave potrebbe essere chiara. Zverev è fortissimo in quasi tutti i reparti: serve molto bene, ha uno dei migliori rovesci del circuito e sa comandare gli scambi con grande continuità. Il dritto, però, resta il colpo meno naturale, la zona in cui può diventare più vulnerabile. Non è un colpo fragile, non regala molto, ma spesso non fa male come il resto del suo tennis e a volte può rallentare. È lì che Cobolli dovrà provare a costruire, mettere pressione, a far partire le proprie trame di gioco.
Cobolli, da questo punto di vista, ha gli strumenti e soprattutto ha un team che lo conosce e lo accompagna con grande attenzione, a partire dal padre. La finale chiederà lucidità, coraggio e disciplina tattica. Zverev è favorito, sì. Ma Cobolli ha già dimostrato di poter andare oltre i pronostici. E in una finale Slam, quando in campo entrano talento, pressione e voglia di vincere nulla è mai scritto. Domenica Parigi avrà il suo verdetto, mentre l’Italia, ancora una volta, ha trovato un nuovo motivo per continuare a sognare.