Djokovic in campo a Miami

21 Agosto 2026

Stefano Cagelli

Djokovic, il Lupo d’inverno: il ritratto più intimo del campione serbo. Un capolavoro da vedere

Non tanto la storia di come Novak Djokovic sia diventato uno dei più grandi tennisti di sempre, quanto il tentativo di rispondere a una domanda molto più interessante: perché continuare quando hai già vinto tutto? È questo il cuore di Novak Djokovic: Il lupo d’inverno, il docufilm disponibile su Prime Video che porta lo spettatore dentro gli ultimi anni della carriera del campione serbo.

Ventiquattro titoli del Grande Slam, l’oro olimpico, centinaia di settimane trascorse al numero uno del mondo e praticamente ogni record possibile conquistato. A 39 anni, Novak Djokovic non avrebbe più nulla da dimostrare. Eppure continua.

È proprio da questa apparente contraddizione che parte Novak Djokovic: Il lupo d’inverno, documentario diretto da Jason Hehir, il regista già autore di The Last Dance, la fortunata serie dedicata a Michael Jordan e ai Chicago Bulls. Disponibile su Prime Video dal 20 agosto, il film dura circa un’ora e mezza e segue Djokovic da una prospettiva particolare: quella di un campione entrato nell’inverno della propria carriera ma ancora incapace – o forse semplicemente non disposto – a spegnere il fuoco della competizione.

Dentro la testa di Djokovic

Il punto di forza del documentario è proprio questo. Non limitarsi a mettere in fila trofei, finali e record, ma provare ad avvicinarsi all’uomo che si nasconde dietro il giocatore. Le telecamere seguono Djokovic nella preparazione e durante il suo ritorno all’Australian Open 2025, mostrando allenamenti, rituali, conversazioni e momenti lontani dai riflettori.

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Il tennis diventa così quasi un pretesto per raccontare qualcosa di più universale: il rapporto di un fuoriclasse con il tempo che passa. Djokovic sa perfettamente di trovarsi nell’ultima fase della carriera. Sa che il fisico non può rispondere per sempre nello stesso modo e che davanti a lui è ormai arrivata una nuova generazione. Ma proprio qui emerge uno degli aspetti più affascinanti del personaggio: la sua necessità quasi ossessiva di cercare ancora una sfida.

Non gioca più per costruire un palmarès. Quello è già praticamente inattaccabile. Gioca perché vuole ancora vincere.

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Dalla Serbia alla vetta del tennis

Il lupo d’inverno torna inevitabilmente anche alle origini. All’infanzia di Djokovic in Serbia, agli anni segnati dalla guerra e dalle difficoltà economiche della famiglia, fino al percorso che lo avrebbe portato a inserirsi in un’epoca apparentemente già occupata da due giganti come Roger Federer e Rafael Nadal. Per anni Djokovic è stato il terzo incomodo. Poi è diventato l’uomo capace di superare entrambi nei numeri.

Il documentario ricostruisce questa trasformazione senza nascondere la natura complessa del protagonista. Djokovic non è mai stato soltanto un campione facilmente celebrabile: ha diviso il pubblico, ha affrontato polemiche e ha spesso scelto di sostenere le proprie convinzioni anche quando queste lo hanno messo in rotta di collisione con una parte dell’opinione pubblica. Ed è proprio questa complessità a rendere il suo racconto più interessante.

Il caso Australia

Uno dei passaggi inevitabilmente più delicati riguarda quanto accaduto nel 2022 in Australia, quando Djokovic venne espulso dal Paese alla vigilia dell’Australian Open dopo la controversia legata al suo status vaccinale contro il Covid-19. Il documentario lascia ampio spazio alla versione del tennista serbo, che torna su quei giorni e sulle motivazioni delle proprie scelte.

È probabilmente anche uno dei punti destinati a far discutere maggiormente gli spettatori: il racconto è inevitabilmente filtrato attraverso lo sguardo del protagonista e non pretende di trasformarsi in un’inchiesta indipendente sul caso australiano. Ma permette di capire quanto quell’episodio abbia segnato Djokovic e, soprattutto, quanto abbia alimentato quella caratteristica che accompagna tutta la sua carriera: la capacità di trasformare l’ostilità esterna in carburante competitivo.

Non a caso, dodici mesi più tardi sarebbe tornato a Melbourne vincendo nuovamente l’Australian Open.

Nadal, Agassi e le voci intorno a Novak

A raccontare Djokovic non è però soltanto Djokovic. Nel film intervengono protagonisti che conoscono bene il tennis e, in alcuni casi, lo stesso campione serbo. Tra questi c’è Rafael Nadal, il rivale con cui Novak ha costruito una delle più grandi rivalità nella storia dello sport, oltre ad Andre Agassi e altre figure che permettono di osservare il protagonista da prospettive differenti.

Ne emerge il ritratto di un atleta la cui grandezza non può essere spiegata soltanto attraverso il talento. Preparazione maniacale, attenzione quasi scientifica al proprio corpo, capacità di adattamento e soprattutto una forza mentale fuori dal comune sono alcuni degli elementi attraverso cui il documentario prova a spiegare la longevità di Djokovic.

L’inverno non significa necessariamente la fine

Il titolo, in questo senso, è perfetto. Djokovic è il lupo arrivato all’inverno. Non ha più davanti l’intera carriera, ma guarda inevitabilmente verso il suo tramonto sportivo. La domanda è quanto durerà ancora.

E soprattutto cosa spinga un uomo che ha conquistato tutto a sottoporsi ancora alla fatica degli allenamenti, dei viaggi, del dolore fisico e della pressione della competizione. È qui che Il lupo d’inverno trova probabilmente la sua dimensione migliore.

Non nel celebrare il numero dei trofei, ma nell’osservare un campione alle prese con qualcosa che nemmeno il più grande atleta può sconfiggere: il tempo. Djokovic continua però a negoziare con quel tempo, a sfidarlo e a cercare di spostare un po’ più avanti il limite.

Un documentario che va oltre il tennis

Per questo Novak Djokovic: Il lupo d’inverno può funzionare anche per chi non segue abitualmente il circuito ATP. Naturalmente gli appassionati troveranno immagini, ricordi e retroscena legati a una delle carriere più straordinarie nella storia del tennis. Ma il vero tema del film è un altro: cosa succede nella mente di un campione quando vincere non serve più a dimostrare qualcosa agli altri?

Djokovic sembra aver trovato la sua risposta. Continuare a competere non per aggiungere necessariamente un’altra coppa alla collezione, ma perché la competizione è diventata parte della sua identità. Ed è forse questa la chiave più interessante per comprendere un atleta che per oltre vent’anni ha costruito la propria carriera sull’idea di resistere: agli avversari, al pubblico contrario, alle polemiche, agli infortuni e infine all’età.

L’inverno è arrivato. Il lupo, però, ha ancora fame.

Novak Djokovic: Il lupo d’inverno è disponibile su Prime Video dal 20 agosto 2026. Il documentario, diretto da Jason Hehir, ha una durata di circa 1 ora e 32 minuti.