Carlos Alcaraz torna in campo dopo quattro mesi di stop e lo fa nel torneo in cui deve difendere il titolo. Il sorteggio dello US Open 2026, però, non gli ha fatto alcun regalo: Safiullin subito, Paul o Bublik negli ottavi, Shelton o Fils nei quarti e la prospettiva Djokovic in semifinale. Più ancora degli avversari, la grande incognita sarà capire quanto rapidamente lo spagnolo riuscirà a ritrovare il suo tennis.
Quattro mesi senza disputare una partita di singolare e, come primo appuntamento, la difesa di un titolo dello Slam. Sarebbe già abbastanza per rendere complicato il ritorno di Carlos Alcaraz. Il sorteggio dello US Open ha deciso di aggiungere qualche ulteriore difficoltà . Il campione in carica inizierà infatti la sua avventura a Flushing Meadows contro Roman Safiullin e, osservando il tabellone fino in fondo, sono pochissimi i punti nei quali lo spagnolo sembra avere la possibilità di tirare realmente il fiato.
Il percorso teorico dice Safiullin al primo turno, Faria o Brooksby al secondo e uno tra Arnaldi, Duckworth, Wu e Walton al terzo. Poi la montagna comincerebbe a diventare decisamente più ripida: Alexander Bublik o Tommy Paul negli ottavi, Ben Shelton, Arthur Fils o Jiri Lehecka nei quarti e, infine, la possibilità di trovare Novak Djokovic in semifinale. Dall’altra parte del tabellone restano invece Alexander Zverev, Felix Auger-Aliassime, Flavio Cobolli, Taylor Fritz, Jakub Mensik e Rafael Jódar, tutti avversari che Alcaraz non potrebbe incontrare prima della finale. Sulla carta è uno dei percorsi più complicati che potessero capitargli. Nella realtà , però, il vero interrogativo riguarda innanzitutto Alcaraz.
Safiullin, un primo turno tutt’altro che banale
Il russo è numero 98 del mondo, ma il ranking racconta soltanto una parte della storia. Safiullin possiede un tennis estremamente diretto, con colpi piatti e potenti e la capacità di togliere tempo all’avversario. E soprattutto sa già cosa significa battere Alcaraz sul cemento: lo fece a Parigi-Bercy nel 2023. I precedenti sono sull’1-1 e normalmente non ci sarebbero molti dubbi nell’indicare Carlos come netto favorito. Questa volta, però, esiste un’incognita enorme: sarà la prima partita di singolare dello spagnolo dopo quattro mesi.
Alcaraz dovrà quindi scoprire durante il match quale sia realmente la sua condizione. Dovrà ritrovare le distanze, le accelerazioni, la continuità al servizio e soprattutto verificare la risposta del polso destro dopo il lungo stop. Per questo Safiullin potrebbe essere persino più pericoloso di quanto suggerisca il suo nome. Un avversario aggressivo è esattamente ciò che un giocatore con poco ritmo potrebbe preferire non incontrare all’esordio.
Secondo e terzo turno: costruire condizione prima della tempesta
Superato il debutto, il secondo turno metterebbe Alcaraz di fronte al vincente tra Jaime Faria e Jenson Brooksby. Anche qui non sarebbe necessariamente una passeggiata. Brooksby, soprattutto davanti al pubblico americano, può trasformare una partita in qualcosa di tatticamente scomodo, spezzando continuamente il ritmo dello scambio. Faria rappresenterebbe invece un avversario con meno esperienza a questi livelli, ma con poco da perdere.
È probabilmente in questa fase che Alcaraz dovrà cercare di trasformare il torneo nel proprio allenamento agonistico. Più minuti riuscirà ad accumulare senza spendere troppe energie, più aumenteranno le possibilità di vedere il vero Carlos nella seconda settimana. Il terzo turno potrebbe paradossalmente rappresentare uno dei passaggi meno inquietanti del suo percorso. Matteo Arnaldi è la testa di serie più accreditata per arrivarci, anche se prima dovrà superare James Duckworth e successivamente il vincente di Wu-Walton.
L’italiano sarebbe comunque un test significativo, ma per un Alcaraz già rodato da due incontri dovrebbe rappresentare un ostacolo più gestibile rispetto a quelli che lo attenderebbero successivamente. Perché dagli ottavi in poi il torneo potrebbe cambiare completamente faccia.
Paul o Bublik: gli ottavi sono già da allarme rosso
Alexander Bublik e Tommy Paul sono due avversari completamente differenti, ma entrambi possiedono caratteristiche capaci di creare problemi enormi ad Alcaraz. Bublik è l’imprevedibilità fatta giocatore. Servizio, accelerazioni improvvise, smorzate, variazioni e quella capacità di trasformare una partita in qualcosa di difficilmente controllabile. Il kazako arriva inoltre con meno ritmo rispetto ad altri protagonisti del tabellone, ma in una singola giornata il suo tennis può diventare devastante.
Paul rappresenterebbe forse un problema ancora più interessante dal punto di vista tattico. L’americano ha già sconfitto Alcaraz due volte in carriera e possiede qualità particolarmente fastidiose per lo spagnolo: grande mobilità , anticipo, capacità di difendersi senza perdere troppo campo e facilità nel trasformare rapidamente una situazione difensiva in offensiva.
Carlos ha vinto gli ultimi cinque confronti diretti tra i due, segnale evidente di come abbia progressivamente trovato le soluzioni al tennis dello statunitense. Ma affrontarlo a New York, davanti al suo pubblico e dopo mesi senza competizioni, sarebbe un’altra storia. Arrivare ai quarti superando un avversario del genere sarebbe già un’indicazione molto importante: significherebbe probabilmente che il motore di Alcaraz ha ricominciato a funzionare.
Shelton o Fils: il quarto che nessuno avrebbe voluto
Ed è proprio qui che il sorteggio diventa particolarmente crudele. Nel settore confinante con quello di Alcaraz ci sono Ben Shelton e Arthur Fils, due dei giocatori più pericolosi che si potessero pescare per un eventuale quarto di finale. Senza dimenticare Jiri Lehecka e Cameron Norrie. Shelton e Fils arrivano soprattutto con la fiducia costruita con le rispettive vittorie a Montreal e Cincinnati e possiedono il tipo di tennis che, sul cemento di Flushing Meadows, può diventare esplosivo.
Un eventuale Alcaraz-Shelton sull’Arthur Ashe Stadium avrebbe inoltre condizioni ambientali particolari. Servizio mancino, potenza, pubblico americano e una partita presumibilmente giocata a velocità altissime. Fils offrirebbe un problema differente ma altrettanto serio: atletismo, peso di palla e la sensazione di un giocatore ormai sempre più convinto di poter competere contro chiunque.
Sono esattamente gli avversari che sarebbe preferibile incontrare nelle ultimissime fasi di uno Slam, non quando si sta ancora cercando di capire quanto carburante sia rimasto nel serbatoio dopo quattro o cinque partite.
E in semifinale può esserci Djokovic
Come se tutto questo non fosse sufficiente, Alcaraz è finito nella stessa metà di tabellone di Novak Djokovic. Il serbo avrà a sua volta parecchio lavoro da fare. Dopo Mariano Navone all’esordio potrebbe trovare già al secondo turno uno tra Matteo Berrettini e Stan Wawrinka, mentre più avanti nel suo settore compaiono giocatori come Andrey Rublev e Brandon Nakashima. Daniil Medvedev è invece uno dei principali candidati a raggiungerlo nei quarti.
Ma il nome che inevitabilmente attira l’attenzione è quello di Djokovic. Alcaraz e Novak sono sul 5-5 nei confronti diretti e il loro ultimo incontro è stata la finale degli Australian Open 2026, vinta dallo spagnolo. Immaginarli nuovamente uno contro l’altro, questa volta in semifinale a New York, significherebbe mettere Alcaraz davanti alla prova definitiva.
Per arrivarci Carlos potrebbe infatti aver già dovuto superare Safiullin, uno tra Paul e Bublik e uno tra Shelton e Fils. Non sarebbe soltanto una questione tecnica: a quel punto entrerebbe in gioco soprattutto la capacità del suo corpo di recuperare dopo due settimane di tennis al meglio dei cinque set. Ed è probabilmente questo il punto centrale dell’intero US Open dello spagnolo.
Il peggior avversario di Alcaraz potrebbe essere il tempo
Alcaraz ha già dimostrato praticamente tutto ciò che un giocatore della sua età poteva dimostrare. Sa vincere gli Slam, sa battere Djokovic nelle partite più importanti e sa trovare soluzioni quando il tennis diventa caotico. Quello che non può controllare completamente è il tempo.
Quattro mesi lontano dal singolare non si cancellano con qualche allenamento, e uno Slam non concede settimane per ritrovare gradualmente la condizione. Bisogna vincere sette partite al meglio dei cinque set nell’arco di quindici giorni. Per questo i primi tre turni potrebbero risultare decisivi quasi quanto gli eventuali scontri con Shelton, Fils o Djokovic.
Alcaraz avrà bisogno di vincere, ma possibilmente dovrà farlo rapidamente. Evitare battaglie di quattro ore nei primi giorni, ritrovare immediatamente percentuali elevate al servizio e soprattutto uscire dalle prime partite con sensazioni positive dal punto di vista fisico. Se riuscirà a farlo, il tabellone potrebbe persino trasformarsi.
Perché esiste anche l’altra faccia della medaglia: se Carlos dovesse raggiungere i quarti dopo aver superato senza problemi i primi ostacoli, significherebbe che la condizione sta tornando rapidamente. E a quel punto sarebbe difficile non considerarlo nuovamente uno dei principali favoriti per il titolo.
Il possibile cammino di Alcaraz allo US Open 2026
- 1° turno: Roman Safiullin
- 2° turno: Jaime Faria / Jenson Brooksby
- 3° turno: Matteo Arnaldi / James Duckworth / Yibing Wu / Adam Walton
- Ottavi: Alexander Bublik / Tommy Paul
- Quarti: Ben Shelton / Arthur Fils / Jiri Lehecka
- Semifinale: Novak Djokovic / Daniil Medvedev / Andrey Rublev
- Finale: Alexander Zverev / Felix Auger-Aliassime / Flavio Cobolli / Taylor Fritz / Jakub Mensik / Rafael Jódar