Ben Shelton Us Open

9 Settembre 2026

Stefano Cagelli

Alcaraz cade a New York. Shelton, la notte che cambia tutto?

Ben Shelton firma l’impresa degli US Open: batte il campione uscente Carlos Alcaraz al super tie-break del quinto set dopo 4 ore e 28 minuti e vola in semifinale. Una vittoria che potrebbe segnare definitivamente il passaggio dell’americano dalla categoria dei grandi talenti a quella dei campioni.

New York non dorme mai, si dice. E stavolta nemmeno il tennis. Alle 3.33 del mattino, quando una delle sessioni serali più lunghe nella storia degli US Open arriva finalmente alla sua conclusione, Ben Shelton scaglia l’ultimo ace della partita e manda in delirio l’Arthur Ashe Stadium.

Carlos Alcaraz è battuto: 6-7 6-1 6-3 1-6 7-6, con il super tie-break decisivo chiuso 10-7, dopo 4 ore e 28 minuti di una battaglia che ha avuto praticamente tutto. Potenza, recuperi impossibili, errori, accelerazioni, ribaltamenti e soprattutto due giocatori capaci di continuare ad alzare il livello quando il serbatoio sembrava ormai vuoto.

Per Shelton è la seconda semifinale agli US Open dopo quella raggiunta nel 2023 e la terza complessiva in uno Slam, considerando anche l’Australian Open 2025. Ma questa vittoria pesa diversamente dalle altre. Perché dall’altra parte della rete c’era Alcaraz. Il campione uscente. Un giocatore che arrivava a questa partita con 18 successi consecutivi negli Slam e che, prima della notte newyorkese, aveva perso soltanto una delle 16 partite disputate al quinto set.

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Il momento in cui Shelton ha cambiato la partita

L’inizio sembra suggerire un’altra storia. Il primo set è equilibratissimo e dominato soprattutto dai servizi. Alcaraz riesce a portarlo a casa al tie-break dopo essere stato anche avanti di un break, ma proprio la capacità di Shelton di recuperare immediatamente il servizio perduto lascia una traccia importante nella testa dell’americano.

Lo racconterà lui stesso dopo il match: pur avendo perso il tie-break, aveva capito di poter mettere Alcaraz in difficoltà anche in risposta. Da quel momento la partita cambia completamente. Shelton comincia a giocare un tennis impressionante e mette insieme nove game consecutivi. Vince il secondo set 6-1, prende immediatamente il comando del terzo e lo chiude 6-3. Ma la trasformazione più interessante dell’americano non riguarda soltanto la potenza.

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Il servizio continua naturalmente a essere un’arma devastante, capace di raggiungere punte intorno ai 225 km/h, e il dritto mancino rimane uno dei colpi più esplosivi del circuito. Stavolta, però, Shelton dimostra di poter sostenere Alcaraz anche quando il punto non si decide nei primi tre colpi. È probabilmente questa la notizia più importante della notte. Shelton non è più soltanto il giocatore che cerca di sfondare la partita. Sa costruirla.

Dopo il match spiega di aver avuto un piano preciso da fondo campo, di essere riuscito a sostenere gli scambi e soprattutto di aver risposto con intelligenza, accettando gli ace di Alcaraz senza perdere fiducia e cercando invece di aggredire ogni servizio meno preciso dello spagnolo.

Alcaraz torna, ma Shelton non scappa

Naturalmente Alcaraz non è il tipo di giocatore disposto ad assistere passivamente alla propria eliminazione. Nel quarto set lo spagnolo ritrova improvvisamente profondità ed energia. Shelton cala, Alcaraz prende immediatamente il comando e il 6-1 porta la partita dove tutti, a quel punto, vogliono vederla arrivare: al quinto.

Ed è qui che emerge forse il Shelton nuovo, quello della testa. Nel quinto set l’americano deve affrontare diversi momenti complicati. Si ritrova sotto 0-30 nei propri turni di battuta, concede una palla break sul 2-2 e vede sfumare tre occasioni per strappare il servizio ad Alcaraz sul 4-3. Un Shelton meno maturo avrebbe potuto pagare quelle opportunità mancate. Questo no.

Continua a servire, continua ad attaccare e soprattutto continua a credere nel proprio tennis. Si arriva così al super tie-break, la conclusione più crudele e allo stesso tempo più spettacolare possibile. Sul 6-6 Shelton trova la prima al corpo. Poi un errore di dritto di Alcaraz lo porta sull’8-6. Lo spagnolo accorcia ancora, ma una risposta lunga concede all’americano il primo match point. Shelton ha la palla in mano. Ace. New York esplode.

“È stata una battaglia”

A fine partita Shelton non prova nemmeno a nascondere la stanchezza. La definisce una battaglia, una partita epica e durissima fisicamente. Ma soprattutto racconta quanto sia stato speciale giocare un incontro simile contro Alcaraz, che considera già, nonostante la giovane età, uno dei grandi campioni di questo sport. Per Shelton è stata anche la partita più divertente della sua carriera.

E poi c’è New York. Il pubblico rimane sugli spalti oltre le tre del mattino. L’Arthur Ashe continua a urlare “USA” mentre Shelton prova a trovare le ultime energie. L’americano riconosce proprio alla città e al pubblico una parte importante del successo: quell’energia, racconta, gli ha permesso di continuare a combattere quando il fisico cominciava inevitabilmente a chiedere il conto. È difficile immaginare un palcoscenico migliore per la consacrazione di un tennista americano.

È nato il terzo uomo?

Ed è proprio questo il punto che rende la vittoria su Alcaraz qualcosa di più di un magnifico quarto di finale. Da tempo il tennis maschile cerca qualcuno capace di inserirsi stabilmente nel confronto fra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Shelton ha caratteristiche completamente differenti dai due. È mancino, esplosivo, istintivo. Possiede uno dei servizi più difficili da controllare nel circuito e può cambiare l’inerzia di una partita in pochissimi minuti.

Il problema, finora, era capire se tutto questo fosse sufficiente. La notte di New York suggerisce che Shelton stia aggiungendo ciò che gli mancava: solidità da fondo, qualità in risposta, resistenza fisica e soprattutto continuità mentale. Contro Alcaraz ha perso il primo set, dominato i due successivi, subito la reazione dello spagnolo nel quarto e poi ricominciato da zero nel quinto.

Ha dovuto vincere la stessa partita più volte. Ed è forse questo il dettaglio che separa un talento da un campione. Prima di questa notte Shelton aveva perso i precedenti confronti disputati contro Alcaraz. A New York ha scelto il momento più importante per cambiare la storia del loro confronto.

Adesso c’è un’altra sfida ad aspettarlo: la semifinale contro Frances Tiafoe, un derby americano che garantirà agli Stati Uniti un giocatore nell’ultimo atto del torneo. Ma qualunque cosa accada da qui in avanti, qualcosa è già cambiato.