Jannik Sinner

27 Ottobre 2026

Stefano Cagelli

Sinner si racconta: “Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere”. Il rapporto con Alcaraz, lo stop e il dolore più grande

Jannik Sinner torna a parlare dopo i mesi lontano dalle competizioni. In una lunga intervista a D di Repubblica, il campione azzurro affronta il tema dell’infortunio, riflette sulla rivalità con Carlos Alcaraz e ripercorre uno dei momenti più difficili della sua vita: l’addio alla famiglia a soli 13 anni e mezzo. Con un obiettivo ben preciso: tornare a competere ai massimi livelli e costruire una carriera ancora lunga.

La pazienza, per uno abituato a vivere di competizione, risultati e miglioramenti quotidiani, può diventare una delle sfide più complicate. Jannik Sinner lo ha scoperto sulla propria pelle in un 2026 che, dopo una prima parte ricca di successi, lo ha costretto a fermarsi per un problema al ginocchio destro.

In una lunga intervista concessa a Emanuela Audisio per D di Repubblica, pubblicata il 27 ottobre, il tennista altoatesino si racconta andando ben oltre il tennis giocato. Dal rapporto con il proprio corpo alla rivalità con Carlos Alcaraz, passando per i sacrifici dell’adolescenza e il desiderio di continuare a essere protagonista del circuito per molti anni.

Sinner e l’infortunio: la pazienza prima di tutto

L’ultima apparizione ufficiale di Sinner risale alla finale di Wimbledon del 12 luglio, quando aveva conquistato il suo secondo titolo consecutivo sull’erba londinese battendo Alexander Zverev. Poi lo stop, le rinunce ai tornei successivi e la necessità di ripensare completamente la programmazione. Una situazione difficile per un giocatore che ha costruito gran parte dei propri successi sulla continuità del lavoro e sulla capacità di migliorarsi costantemente.

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Sinner, però, non considera questi mesi come un periodo di inattività. Al contrario, ha continuato ad allenarsi, alternando il lavoro in palestra a quello sul campo e alle sedute con i fisioterapisti. Senza forzare i tempi del recupero. «Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere», ha spiegato nell’intervista, sottolineando come sia fondamentale rispettare le indicazioni degli specialisti.

Il concetto è quello di una gestione intelligente della carriera. Per Sinner, infatti, gli infortuni rappresentano una componente inevitabile dello sport professionistico, ma la differenza sta nel modo in cui vengono affrontati. Non bisogna ragionare soltanto sul prossimo torneo, bensì sulla possibilità di restare competitivi nel lungo periodo. Una filosofia che racconta molto della maturità raggiunta dal campione italiano. La voglia di vincere resta intatta, ma oggi deve convivere con la consapevolezza che preservare il fisico è indispensabile per continuare a inseguire grandi obiettivi.

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La rivalità con Alcaraz: due personalità diverse che si spingono al limite

Tra gli argomenti affrontati non poteva mancare Carlos Alcaraz, l’avversario che più di ogni altro ha caratterizzato gli ultimi anni della carriera di Sinner. L’azzurro non nasconde quanto la presenza dello spagnolo rappresenti uno stimolo importante. La loro rivalità nasce anche da caratteristiche differenti, sia nel modo di interpretare il tennis sia nella personalità.

Sinner riconosce di essere percepito come un giocatore metodico, disciplinato e particolarmente determinato, mentre Alcaraz incarna un’immagine più istintiva ed esuberante. Due modi diversi di vivere la competizione che, anziché entrare in contraddizione, finiscono per valorizzarsi reciprocamente. Il riferimento è alle grandi rivalità che hanno segnato la storia di questo sport: Borg e McEnroe, Sampras e Agassi, fino all’epoca dominata da Federer, Nadal e Djokovic.

Per Sinner, avere dall’altra parte della rete qualcuno capace di spingerlo continuamente oltre i propri limiti costituisce una delle componenti più affascinanti del tennis. Ed è proprio questo uno degli aspetti che rendono particolarmente atteso il suo ritorno: la possibilità di riaprire un confronto che negli ultimi anni ha contribuito ad alzare ulteriormente il livello del circuito.

Il ricordo più doloroso: lasciare casa a 13 anni e mezzo

L’intervista assume toni particolarmente intimi quando Sinner viene invitato a individuare un giorno della propria vita che preferirebbe cancellare. La risposta non riguarda una sconfitta sportiva. Non la finale del Roland Garros persa contro Alcaraz nel 2025, né la semifinale degli Australian Open del 2026 contro Djokovic.

Il pensiero torna invece all’adolescenza, quando a 13 anni e mezzo lasciò la famiglia per inseguire il sogno di diventare un tennista professionista. Sinner ricorda soprattutto il momento del distacco dal padre, a Milano. Un addio accompagnato dalle lacrime di entrambi, vissuto con una sofferenza che ancora oggi considera uno dei ricordi più difficili della propria vita.

Quell’esperienza, tuttavia, ha contribuito a formare il suo carattere. Gli ha insegnato che ogni scelta importante comporta inevitabilmente delle rinunce e che il modo migliore per dare un senso ai sacrifici è impegnarsi fino in fondo per raggiungere i propri obiettivi. Una riflessione che aiuta a comprendere anche la mentalità con cui Sinner affronta la carriera: talento e ambizione non bastano senza disciplina, costanza e disponibilità a compiere scelte difficili.

Il rapporto con Kimi Antonelli e la fiducia nei giovani

Nella conversazione trova spazio anche il rapporto con Kimi Antonelli, uno dei protagonisti della Formula 1. Sinner racconta di confrontarsi spesso con il pilota italiano, non soltanto su questioni sportive, ma anche sulla gestione delle relazioni personali, delle responsabilità e delle situazioni che accompagnano la vita di un atleta di alto livello.

Nonostante pratichino discipline molto diverse, i due condividono esperienze e pressioni che pochi ragazzi della loro età possono comprendere fino in fondo. Il discorso si allarga quindi ai giovani talenti dello sport. Sinner ritiene importante non limitare le opportunità degli atleti soltanto sulla base dell’età anagrafica.

Se un ragazzo possiede le qualità necessarie per competere ad alti livelli, deve poterlo fare. Lo sport, nella sua visione, rappresenta anche uno straordinario strumento di crescita personale, capace di offrire occasioni e responsabilità che in altri ambiti arriverebbero molto più tardi.

La vita lontano dal tennis: famiglia, sci e velocità

I mesi senza tornei hanno permesso a Sinner di dedicare più tempo anche ad alcuni interessi personali. Dalla Formula 1 ai videogiochi, passando per la lettura e la moda, il campione italiano ha raccontato una quotidianità diversa rispetto ai ritmi abituali del circuito.

Tra le sue passioni resta centrale la velocità, condivisa anche con il pilota Antonio Giovinazzi e il ciclista Giulio Ciccone durante alcune giornate sui kart. Quando gli viene chiesto quali momenti vorrebbe rivivere, però, Sinner non sceglie un trionfo sul campo.

Preferisce ricordare le giornate trascorse a sciare sulle Dolomiti con gli amici e il tempo passato insieme alla famiglia. Momenti semplici, lontani dalla pressione dei risultati e dalla continua esposizione mediatica. Un lato più personale che restituisce l’immagine di un atleta capace di trovare soddisfazione anche al di fuori del rettangolo di gioco, pur continuando a considerare il tennis il centro della propria vita professionale.

Il futuro di Sinner: tornare in campo e durare a lungo

Il ritorno in campo è previsto a fine dicembre, in occasione del Six Kings Slam di Riad, mentre il 2027 rappresenterà l’anno del rientro nel circuito dopo il lungo stop. Sinner guarda al futuro senza voler accelerare il recupero. La priorità non è recuperare immediatamente tutto il terreno perduto, ma ritrovare le condizioni necessarie per competere stabilmente ai massimi livelli.

A 25 anni, il campione altoatesino non pensa ancora a scrivere un’autobiografia o a tracciare bilanci definitivi. Considera il proprio percorso ancora lontano dalla conclusione. «Voglio durare, avere una carriera lunga», afferma nell’intervista. È forse questa la frase che meglio sintetizza il momento attraversato dall’azzurro. Dopo anni vissuti inseguendo ogni miglioramento e ogni titolo, Sinner si trova ad affrontare una sfida differente: saper aspettare.

Perché il suo obiettivo non è soltanto tornare a vincere, ma continuare a farlo negli anni a venire.


Fonte: intervista di Emanuela Audisio a Jannik Sinner, pubblicata il 27 ottobre 2026 su U di Repubblica, con fotografie di Paolo Roversi. L’articolo è una rielaborazione giornalistica dei temi trattati nell’intervista originale.

Intervista integrale: https://d.repubblica.it/urep/2026/10/27/news/jannik_sinner_intervista-425676798/