Darderi festeggia il trionfo al torneo di Umago

28 Luglio 2025

Giuseppe Canetti

Darderi, l’etica del lavoro per superare i limiti. Ecco dove vuole arrivare

Ventitré anni e tanta voglia di emergere. Luciano Darderi continua ad impreziosire la sua stagione a suon di ottime prestazioni. Le ultime le ha sfoderate la scorsa settimana all’Atp 250 di Umago, dove è riuscito a conquistare il secondo titolo consecutivo dopo quello centrato qualche giorno prima all’Atp 250 di Bastad.

Per il nativo di Villa Gesell, naturalizzato italiano, si tratta del terzo trofeo conquistato in questa prima parte di 2025 (l’altro all’Atp 250 di Marrakech), del quarto in assoluto nel circuito maggiore (compreso l’Atp 250 di Cordoba 2024). Uno score importante, se si pensa alla giovane età. Segnali estremamente interessanti in prospettiva. Tanto che migliaia di appassionati si chiedono: dove può arrivare Luciano?

Darderi e la doppietta Bastad-Umago, le ultime sul ranking

Prima di fare proiezioni a lungo termine, è doveroso soffermarsi sul tema ranking: grazie al successo ottenuto in Svezia, Darderi si era assicurato il ritorno nella top-50 portandosi alla piazza numero 46. Vincendo in Croazia, invece, ha fatto un balzo di undici posizioni portandosi molto vicino al suo miglior piazzamento in carriera. Più nel dettaglio, il classe 2002 di origini argentine è passato alla numero 35, a sole tre caselle dalla 32 centrata nell’estate 2024.

Darderi esulta dopo il trionfo al torneo di Umago
Foto Instagram Darderi

Purtroppo, stesso nella finale dell’Atp 250 di Umago, Luciano ha rimediato un infortunio alla caviglia sinistra che lo ha costretto a saltare il Masters 1000 di Toronto in corso questa settimana. Non potrà dunque proseguire la sua scalata in Canada, ma con ogni probabilità lo ritroveremo protagonista al successivo Masters 1000 di Cincinnati (7-18 agosto). Sul cemento dell’Ohio avrà buoni margini di guadagno, avendo lo scorso anno racimolato una sconfitta al secondo turno: non è da escludersi che il nuovo “best ranking” possa passare proprio dal cemento degli States.

Quale futuro?

A proposito di questo, torniamo alla domanda iniziale: dove può arrivare Darderi? Bene, nonostante continui ad ottenere i migliori risultati sulla terra battuta, Luciano ha fatto registrare passi in avanti anche su altre superfici. Ce l’ha raccontato ad esempio la parentesi sull’erba, in cui è riuscito a spingersi al terzo turno del torneo di Wimbledon.

È chiaro che non siamo di fronte ad un predestinato “alla Jannik Sinner”. È chiaro anche che tutto ciò che raccoglierà “Lucho” in carriera sarà frutto del duro lavoro, come sottolineato dallo stesso tennista italo-argentino in svariate occasioni.

«Ho lavorato tutta la vita per momenti come questi, ringrazio anche mio padre e tutto il mio team per il lavoro fatto insieme», ha dichiarato l’azzurro a margine del trionfo a Bastad. «Sinceramente, sono contento dei risultati ottenuti nelle ultime due settimane, però – al di là di questo – sto cercando di alzare tanto il mio livello. Io sono un lavoratore, negli ultimi due anni ho spinto più di prima. Credo che io e mio padre stiamo facendo un bel lavoro insieme, anche fisicamente sono migliorato tanto», ha aggiunto dopo il titolo a Umago.

Proprio l’etica del lavoro, trasmessagli da suo padre Gino (che ricopre il ruolo di suo coach), riteniamo possa rivelarsi un ingrediente cruciale a lungo termine. Nel senso che Darderi ha quegli ampi margini di miglioramento che si possono raggiungere solo tramite il sacrificio e la cura maniacale dei dettagli. Ecco, con tali presupposti, non abbiamo ombra di dubbio che, giorno dopo giorno, Luciano possa superare i suoi attuali limiti tecnici e mentali (carattere un po’ fumantino) ed alzare l’asticella sempre più in alto.

«Io cerco di fare il mio meglio, di continuare così. L’obiettivo è di entrare nella top 20 entro la fine dell’anno», ha spiegato in conferenza. Un traguardo ampiamente nelle sue corde, se riuscirà ad affiancare alla pesantezza dei colpi (soprattutto il dritto) e alla sua proverbiale ‘garra’, una maggiore consapevolezza tattico-strategica.

Discorso che, guardando ancora oltre, assume caratteri molto intriganti. L’etichetta di “terraiolo” potrebbe presto diventare solo un lontano ricordo, lungo un percorso condito da aria di vertice.