Dopo una prima metà di stagione straordinaria – culminata con la storica rimonta nella finale del Roland Garros, il titolo al Queen’s e la finale raggiunta a Wimbledon (persa contro Jannik Sinner) – Carlos Alcaraz ha deciso di concedersi una pausa, saltando il Masters 1000 di Toronto per ricaricare le energie in vista della tournée americana.
“Amo giocare a tennis. È la mia passione, la mia scelta, la mia felicità”, ha dichiarato il murciano in un’intervista al Financial Times. Il ritorno in campo avverrà a Cincinnati, primo passo verso l’obiettivo più grande: lo US Open, l’ultimo Slam della stagione.
Il segreto? Ritagliarsi dei momenti per staccare
Nonostante la giovane età, Alcaraz mostra una sorprendente consapevolezza: “È come in ogni cosa: se giochi ogni giorno senza mai fermarti, l’emozione si spegne. Per questo cerco sempre momenti di divertimento, di leggerezza. Mi concedo una hamburger, un dolce, un po’ di cioccolato. Non ho problemi con questo tipo di strappi alla regola”.
E quando c’è da festeggiare? “Lo faccio quando torno a casa: il cibo di mia madre è imbattibile. Magari bevo un po’ di champagne con Coca-Cola – cosa che ovviamente evito durante i tornei – ma senza mai esagerare”.
“Non voglio essere il nuovo Nadal”
Le inevitabili comparazioni con Rafael Nadal non sembrano disturbarlo, ma Alcaraz mette subito dei paletti: “Non voglio essere chiamato ‘l’erede di Rafa’. Il tennis ha sempre avuto grandi rivalità e grandi campioni. È un onore che la gente guardi i nostri match con entusiasmo, ma non abbiamo l’obbligo di ripetere ciò che hanno fatto loro. Se non resti fedele ai tuoi valori, la pressione può distruggerti”.
La rivalità con Jannik Sinner: battaglie in campo, rispetto fuori
L’italiano e lo spagnolo sono i volti di una delle rivalità più entusiasmanti del tennis moderno. Ma tra loro, lontano dai riflettori, c’è stima e rispetto. “La gente ama le provocazioni, il conflitto. Fa notizia. Ma noi ci vediamo tutte le settimane, ci alleniamo insieme, ci parliamo. Abbiamo costruito un bel rapporto. Sì, vogliamo batterci in campo, migliorarci a vicenda, ma fuori dal campo è importante essere brave persone. Questo è uno dei valori più belli dello sport”.
Il miracolo di Parigi: “Sapevo che non sarebbe stato facile per lui”
Sulla spettacolare rimonta al Roland Garros contro Sinner, Alcaraz racconta: “Ho pensato solo a un punto alla volta, specialmente nei tre match point contro. Chiudere uno Slam non è facile, lo sapevo. Per questo sono rimasto calmo”.
“Non ho mai dubitato di poter rimontare. Bisogna sempre mostrare fiducia: se l’avversario percepisce debolezza, è finita. Io volevo trasmettere solidità, anche quando dentro era tutto molto più incerto”.
Social network: tra visibilità e tossicità
Infine, un pensiero sulle piattaforme digitali, che per un giovane atleta rappresentano un’arma a doppio taglio: “Le uso molto, ma non sono un ambiente sano, anzi, spesso sono terribili. Servono per lavoro, ma a livello personale sono tossiche. Tutti mostrano una vita che non è reale, indossano una maschera. E poi basta un commento per ferirti. Le parole possono essere l’arma più crudele”.
Insomma, Carlos Alcaraz continua a dimostrarsi non solo un campione in campo, ma anche una figura matura e riflessiva fuori dal rettangolo di gioco. Con i piedi ben saldi a terra e la voglia di crescere, si prepara ora alla sfida americana, con l’obiettivo di chiudere il 2025 da protagonista assoluto.
