Andrea Gaudenzi

20 Agosto 2025

Stefano Cagelli

Andrea Gaudenzi difende il nuovo formato dei Masters 1000: “Servono tempo e visione”

Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP dal 2020, è salito alla guida del tennis professionistico maschile con un obiettivo chiaro: far evolvere l’ecosistema del circuito e rafforzare la posizione di potere dell’organizzazione. Il suo progetto, battezzato OneVision, ha portato a un aumento delle entrate e a un sostegno economico più ampio per giocatori e allenatori. Allo stesso tempo, però, ha generato non poche critiche, soprattutto a causa di un calendario sempre più intenso.

Le polemiche più recenti sono esplose con i Masters 1000 di Montréal/Toronto e Cincinnati, disputati per la prima volta su undici giorni. Le finali giocate di giovedì e lunedì hanno acceso il dibattito: troppi match ravvicinati, poco riposo per i tennisti e finale di qualità non eccelsa. A difendere il nuovo modello è intervenuto lo stesso Gaudenzi, considerato l’architetto di questa trasformazione.


“Il formato a 12 giorni è qui per restare”

Gaudenzi ha spiegato come l’estensione dei Masters 1000 sia parte di una strategia più ampia:

“È vero, si passa più tempo negli impianti, ma si sbloccano anche nuove potenzialità economiche necessarie all’evoluzione del circuito. Abbiamo allargato la pensione giocatori da 165 a 300 beneficiari e raddoppiato i prize money dei Challenger dal 2022. Tutto questo grazie ai grandi eventi, con tabelloni ampliati e sessioni aggiuntive”.

Il presidente ATP sottolinea i vantaggi a lungo termine: investimenti a nove cifre per ammodernare le infrastrutture a Roma, Madrid, Shanghai e Cincinnati, oltre a record di bonus per i tennisti.

“Bisogna dare a questo modello 5 o 10 anni: i Masters cresceranno in modo esponenziale e guarderemo a questa riforma come la pietra angolare del cambiamento”.


Obiettivo: allungare la pre-stagione

Uno dei punti chiave di OneVision è la ricerca di un equilibrio tra competizioni e recupero:

“La stagione è lunga e il calendario complesso. Non possiamo costruirlo pensando a un solo gruppo di giocatori. Vogliamo estendere la pre-stagione perché un riposo adeguato fa bene a tutti, ma servono accordi con tornei e istituzioni. Inoltre, i tennisti hanno un aspetto unico: scelgono il proprio percorso. Con questa libertà viene anche la responsabilità di sapere quando spingere e quando fermarsi”.

Gaudenzi ribadisce anche i limiti di intervento dell’ATP: il calendario è condiviso con Slam, Coppa Davis e altre entità. Da qui la proposta di una governance unificata, per prendere decisioni comuni.


Masters 1000, “spina dorsale” del circuito

Per l’ex numero 18 del mondo, la partecipazione dei big ai Masters 1000 non è negoziabile:

“Non credo sia eccessivo avere otto Masters obbligatori. Sono la colonna vertebrale della stagione e generano prize money record, bonus e redistribuzione delle entrate. Quando i migliori giocano, i fan rispondono, gli sponsor investono e lo sport cresce. Su questo non possiamo transigere”.

Gaudenzi ha però lanciato un monito ai giocatori riguardo ai contratti milionari offerti da tornei ATP 500 e 250:

“Capisco l’attrattiva, ma quei soldi non sempre si allineano con il meglio per la carriera o la classifica. L’espansione dei Masters aggiunge circa 15 giorni di presenza ai tornei: serve disciplina nel selezionare il resto del calendario, evitando di rincorrere solo ingaggi facili”.


Una sfida di visione a lungo termine

Il dibattito resta acceso: da un lato la crescita economica e strutturale promessa da OneVision, dall’altro il rischio di logorare i protagonisti del circuito. Gaudenzi, però, non ha dubbi:

“Serve pensare a lungo termine. Con i Masters 1000 forti e sostenibili, il tennis avrà basi solide per il futuro”.

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