8 Settembre 2025

Stefano Minnucci

Fischi a Flushing Meadows: quando la politica entra in campo alla finale degli US Open

Lo stadio Arthur Ashe, con la sua atmosfera vibrante e il pubblico newyorkese caloroso ma esigente, rappresenta forse l’arena più democratica del tennis mondiale. Ed è qui che domenica sera, alla fine del primo set della finale vinta da Carlitos Alcaraz, si è vissuto un momento che ha fatto rumore oltre le righe bianche del campo.

Quando le telecamere hanno inquadrato Donald Trump sugli spalti, dallo stadio è partito un misto di fischi e disapprovazione, da una città con cui l’ex presidente ha instaurato ormai un rapporto complicato e conflittuale.

Trump, nato e cresciuto proprio a New York, è diventato un simbolo di divisione interna anche per la sua continua interferenza nella politica locale. Negli ultimi mesi ha scelto di intervenire apertamente sulla corsa a sindaco, schierandosi con decisione contro il giovane candidato democratico Zohran Mamdani, etichettato dal tycoon come “troppo radicale” per guidare la città. A più riprese Trump avrebbe provato a incoraggiare figure alternative, dall’ex governatore Andrew Cuomo fino al repubblicano Curtis Sliwa, per frenare l’ascesa del trentatreenne, che gode di ampio sostegno tra i progressisti newyorkesi.

Dietro le quinte, secondo le indiscrezioni, non sarebbero mancati contatti e pressioni per spingere a ritiri strategici e a nuove alleanze. Una tattica che ha alimentato ulteriormente la percezione, tra i cittadini, di un’ingerenza esterna e personalistica negli equilibri della città. Mamdani, dal canto suo, ha rilanciato trasformando lo scontro in un duello a distanza: “New York non ha bisogno di padrini occulti, ma di un sindaco che ascolti i newyorkesi”, ha dichiarato nei giorni scorsi.

In questo contesto, quindi, i fischi a Flushing Meadows acquistano un valore che va oltre la semplice reazione di pancia e di scontento per la politica federale. Sono il segnale di una città che si sente chiamata in causa, che non vuole subire la regia di manovre politiche calate dall’alto. New York, con la sua storia di resistenza alle imposizioni e di orgogliosa autonomia, ha risposto anche in un’arena sportiva e, tra gli scambi di palla più attesi della stagione, ha fatto sentire la sua voce contro chi vorrebbe ancora orientarne il futuro dal palco della politica nazionale.

YouTube video