Si continua a parlare della finale dello US Open 2025 che ha visto Carlos Alcaraz battere Jannik Sinner col punteggio di 6-2, 3-6, 6-1, 6-4. E purtroppo, come spesso capita in Italia, molti sono già scesi dal “carro del vincitore” indirizzando verso l’azzurro le critiche più feroci. Sembra quasi che sia successa una tragedia sportiva e che, ormai, non vi siano più i margini affinché il classe 2001 tirolese possa sovvertire le nuove gerarchie. Un fatto su cui si è soffermato l’ex tennista, oggi opinionista e commentatore televisivo, Paolo Bertolucci.
Bertolucci: «Nessun dramma, la sconfitta di Sinner con Alcaraz rientra nella logica»
In primo luogo, il volto noto di Sky ci ha tenuto a dire la sua in merito ai commenti dei detrattori parlando al podcast “La Telefonata”. «Ed eccoli, puntuali e precisi come al solito: sono partiti i processi sommari nei confronti di Sinner. Posso dire? Sono meravigliosi. Non capiscono che nello sport si vince e si perde», ha sottolineato Bertolucci.
Lo stesso Bertolucci ha poi rilasciato un’intervista ai microfoni di Fanpage in cui ha approfondito la questione. «Se loro due giocano allo stesso livello, è un match assolutamente equilibrato. Se uno dei due è sotto anche un 5% del proprio standard, perde in 4 set. È successo a Wimbledon, è successo ieri. Niente di clamoroso. Uno ha giocato benissimo al top e l’altro non era al top. Lo sport è questo. Non c’è niente di drammatico. Se il numero uno perde contro il numero due del mondo, mi sembra che rientri nella logica», ha esordito il 74enne di Forte dei Marmi. «Alcaraz è stato perfetto, ma non è che gioca sempre così. Capiteranno delle giornate più o meno negative sia all’uno che all’altro. Il fatto è che con gli altri, in ogni caso, riesci a venirne fuori. Anche se giochi male, male che vada perdi un set, ma la partita la porti a casa. Quando si scontrano loro due, questo non è possibile. Paghi, e paghi dazio pesantemente», ha aggiunto
Delle ultime 8 sfide contro il murciano, l’azzurro ne ha perse 7 riuscendo ad imporsi soltanto a Londra. Bertolucci non è preoccupato: «Non c’è nessuna tragedia. Si vince, si perde. Ieri l’altro è stato più forte. Stop. Anche lui poteva dire a Wimbledon: ‘Se mettevo la prima, se lui non faceva ace di seconda…’. E stiamo qui una vita con i se e con i ma. Basta un 5% in meno e vai a casa, non è che ci voglia tanto. Se uno gioca al 100% e l’altro gioca già al 90%, vai a casa, c’è poco da fare».
A margine della finale, Sinner ha ammesso che rivedrà qualcosa nel suo gioco cercando di portare novità importanti. Proprio come fece Alcaraz dopo aver incassato la dura batosta a Wimbledon. Una sorta di rincorrersi a vicenda che ha creato un grosso gap con gli altri top del circuito. Secondo Bertolucci, dietro Jannik e Carlos c’è praticamente il vuoto:
«La fascia di Tsitsipas, Medvedev e gli altri ormai è superata, non c’è più. Bisogna aspettare che venga qualcuno da sotto (nel ranking, ndr). Qualcuno che abbia la stessa mentalità che hanno dimostrato loro due nei confronti di Djokovic o di Nadal, qualche anno fa, quando i più giovani si sono affacciati sul circuito e hanno capito che per raggiungere quei livelli avrebbero dovuto lavorare. Vivere il tennis intensamente come una missione, pensare ai particolari, per riuscire a raggiungere un domani quel livello lì. Se viene fuori qualche giovane che ha delle caratteristiche tecniche, fisiche e mentali di buon livello e decide, come dire, di votarsi letteralmente al tennis, bene. Altrimenti saranno dei quartifinalisti di livello e lì si fermeranno. Non ci sono alternative. O sali al loro livello, perché loro non scendono, o rimani dietro. Loro non ti aspettano».
Dagli orari incerti al tricolore che sventola in alto, passando per… Trump
Nella parte conclusiva della chiacchierata, l’ex tennista si è soffermato anche su cosa gli è piaciuto di più e cosa di meno di questa edizione del torneo americano:
«La cosa che mi è piaciuta meno, in generale, è il tennis che continua a farsi del male da solo, perché abbiamo questo grosso problema: in pratica a parte il primo match delle 11 di mattina, per il resto non si sa mai a che ora si gioca. ‘Quando gioca Sinner? Ah, alle 6, però forse alle 7, poi dipende da quando finisce il match prima’. In più ci metti che le cose cambiano se piove o non piove e che fino alla sera prima praticamente io non so se e contro chi giocherà Sinner. Negli altri sport si sa mesi prima che alle ore 18 ci sarà quella partita di basket o di calcio. La presenza di Trump? Abbiamo già questi problemi qui e gli organizzatori, che sanno da una settimana che arriverà Trump, si fanno pizzicare assolutamente impreparati, costringendo una finale a disputarsi con 45 minuti di ritardo. Una roba demenziale. Ma come si fa? Quei giocatori devono stare lì ad aspettare, devono riequilibrarsi. Io capisco che i tennisti siano abituati a queste cose, ma cavolo, la finale di uno Slam no, è inaccettabile. Pensate: milioni di persone in tutto il mondo che stanno davanti alla televisione ad aspettare. Immaginate la finale dei Mondiali di calcio che inizia dopo perché c’è il presidente che arriva… La cosa che mi è piaciuta di più è che noi ci siamo sempre. L’Italia c’è. Una volta un doppio, una volta un singolare, un misto, due nei quarti di finale. L’Italia c’è, e quindi questa è la cosa più bella. Poi certo, se si vince è meglio. Ma ragazzi: nella ‘tragedia’ abbiamo il numero due del mondo. Io vorrei che in tutti i settori italiani avessimo il numero due del mondo».
