Non è stato un debutto da ricordare per Terence Atmane al Masters 1000 di Shanghai. Sulle caldissime e umide superfici esterne del torneo cinese, il francese ha dovuto ritirarsi già nel primo set del match d’esordio, colpito da tremori e nausea. Un passo falso che ha interrotto momentaneamente la sua scalata verso l’élite del tennis mondiale.
Eppure, la parabola di Atmane resta una delle più sorprendenti degli ultimi mesi. Il suo ingresso nel grande circuito è stato dirompente: a Cincinnati ha eliminato avversari come Holger Rune e Taylor Fritz, prima di fermarsi davanti a un muro chiamato Jannik Sinner. Da quel momento, il confronto con l’azzurro sembra essere diventato una vera e propria ossessione.
Lo confermano le sue stesse parole, rilasciate all’ATP dopo la recente sfida di Pechino, dove il francese è riuscito a strappare un set al numero uno italiano prima di cedere 6-0 nel parziale decisivo:
“Quando mi allenavo a Dubai, prima della tournée asiatica, pensavo continuamente a cosa dovessi fare per avvicinarmi a Jannik. A Pechino ho dimostrato di poter vincere un set, ma non sono ancora pronto per batterlo al meglio dei tre. È un segnale positivo, sto lavorando nella direzione giusta. Nessuno per me è imbattibile, ma la strada è ancora lunga se voglio arrivare al suo livello”.
Dietro il personaggio estroverso e un po’ folle – capace di firmare le telecamere post-partita con frasi filosofiche o scientifiche – si nasconde un’ambizione senza limiti. Non basta pensare alla top-50, obiettivo naturale per un giovane in ascesa: Atmane guarda molto più in alto.
“Non mi concentro sul diventare top-50, 40 o 30. Voglio essere ogni giorno un giocatore e una persona migliore. A Cincinnati ho battuto Holger e Taylor, che sono più forti di me. Con Jannik per ora non posso ancora vincere, ma ci riuscirò. E il mio obiettivo è arrivare a battere giocatori come Sinner e Alcaraz”.
Il suo tennis riflette la sua personalità: rapido, esplosivo, imprevedibile. Una ventata di freschezza che ha subito conquistato il pubblico. E non sorprende che il suo idolo di gioventù sia stato un altro “martello” del circuito: Fernando González.
“So che sembra strano, ma il mio giocatore preferito era lui. Ogni volta che giocava, portava in campo una carica incredibile, colpendo la palla con una violenza mostruosa. Da ragazzo provavo a imitarlo, e ancora oggi quando posso riguardo i suoi match”.
Con questo mix di ambizione, talento e carisma, Atmane è destinato a far parlare di sé ancora a lungo. La prossima tappa potrebbe essere il tabellone principale di Parigi-Bercy, dove il pubblico francese non mancherà di spingerlo come una delle attrazioni più attese.