Negli ultimi giorni il tema del calendario tennistico è tornato prepotentemente al centro del dibattito. Tutto è iniziato con le parole di Iga Świątek, che ha criticato la rigidità delle regole imposte da WTA e ATP: troppe competizioni obbligatorie, troppo poco tempo per recuperare. A darle manforte è stato Carlos Alcaraz, che ha sottolineato come il calendario sia “troppo serrato” e che “dovrebbe esserci più libertà di scelta” per i giocatori.
Ma non tutti hanno apprezzato queste lamentele. Dopo il commento piuttosto diretto di Novak Djokovic, che ha accusato i colleghi di scarsa unità tra giocatori, è arrivata anche la dura replica di Rennae Stubbs, ex tennista australiana ed ex allenatrice di Serena Williams.
Durante l’ultimo episodio del suo podcast, Stubbs ha lanciato una frecciata ironica ad Alcaraz:
“Mi fa sorridere, perché per quanto gli voglia bene, Carlos è iscritto praticamente a tutte le esibizioni di dicembre. È difficile prendere sul serio i giocatori quando chiedono un calendario più leggero, ma poi si prenotano per tornei d’esibizione a Miami o in altri luoghi di lusso.”
La ex giocatrice ha comunque riconosciuto che il sistema ha bisogno di riforme:
“Non do tutta la colpa ai tennisti. Sono i circuiti che devono cambiare. Il problema è che ATP e WTA sono strutture chiuse, e con sette organizzazioni che prendono decisioni diverse è impossibile trovare coerenza. Quando i giocatori chiedono cambiamenti, la risposta è quasi sempre difensiva, senza una reale volontà di trasformazione.”
“Alcaraz non si lamenta troppo, ma il sistema è logoro”
Stubbs ha però voluto precisare che Alcaraz, a differenza di altri colleghi, “non è uno che si lamenta costantemente” e “sceglie di saltare alcuni tornei proprio per gestirsi meglio”. Tuttavia, per lei il problema rimane strutturale: il tennis moderno è diventato un tour logorante.
“Oggi è più duro di quando giocavo io. Le partite sono più lunghe, i viaggi infiniti, il fuso orario ti distrugge. È uno sport brutale.”
Secondo Stubbs, il peso mediatico grava solo su pochi nomi:
“Dal punto di vista televisivo, sono tre i giocatori che muovono davvero il pubblico: Carlos, Coco (Gauff) e Novak. Le persone si emozionano per Alcaraz-Sinner o Gauff-Sabalenka, ma non dicono: ‘Voglio vedere Jannik’ o ‘Voglio vedere Aryna’. Questo dà a pochi giocatori un potere enorme nelle trattative.”
Tra proteste e tornei d’esibizione
Le parole di Stubbs arrivano in un momento di grande fermento per il tennis mondiale. A ottobre è in programma il Six Kings Slam in Arabia Saudita, un’esibizione di lusso che vedrà protagonisti proprio Djokovic, Alcaraz e Tsitsipas — molti dei quali hanno scelto di non disputare l’intera tournée asiatica per ragioni fisiche o strategiche.
Un paradosso che alimenta il dibattito: i giocatori chiedono meno impegni ufficiali, ma non rinunciano agli eventi extra-circuito che spesso offrono cachet milionari. E forse è proprio questa incoerenza che, come ha sottolineato Stubbs, rende “difficile prenderli davvero sul serio”.